
500 milioni di utenti in meno di 5 anni effettivi. 100 milioni in 9 mesi. Questi sono i numeri di Facebook, re incontrastato dei social network che hanno trasformato il modo di comunicare fra le persone in questi ultimi anni. In principio erano lettere, o come anticamente le si chiamavano missive, pezzi di carta che arrivavano dopo giorni, settimane o addirittura mesi. Poi fu la volta del telefono che come si diceva in una nota e geniale pubblicità “ti allunga la vita”, alla faccia della bolletta e degli squilli che svegliavano tutta la famiglia, della variante “messaggino”, un semplice sistema per spendere molti soldi imparando a riassumere bene un concetto, o della mail,incontrastati sistemi nella comunicazione lavorativa, ma queste comunicazione erano riservate a chi si conosceva. Non si può certo scrivere una mail senza avere un indirizzo, invece Facebook supera questo limite, ed è possibile comunicare (o cercare di comunicare) con persone che non si conoscono nemmeno, o che si conoscono solo di vista. Ecco allora che “cercando” un nome, troviamo una persona con foto ed informazioni personali, uno “status” aggiornato, la lista delle pagine che considera ok e gli amici che si porta dietro, in una lista spesso numericamente inversamente proporzionale all’età del soggetto. Amicizia prima richiesta, poi concessa ed infine esibita, amicizia tra persone che a volte non si sono nemmeno mai parlate o sfiorate, ma che per qualche strano motivo si definiscono amiche. C’è il timidone che si avvicina ad una ragazza alla quale non ha mai avuto il coraggio di dire nemmeno un tenero “ciao”, c’è l’ex fidanzato che cerca un modo meno invasivo per controllare spostamenti ed abitudini della tanto amata ex ragazza, c’è il genitore che con tono finto giovanile si fa per amici i figli e i compagni di scuola di questi, cercando alleati inconsapevoli per restare sempre informato. Fotografie taggate, elementi di riconoscimento di un’identità spesso esibita e quasi mai protetta, aggiornamenti quotidiani e in tempo reale sul proprio status per informare il mondo che in quel momento Marco “è stanco di studiare,si prenderà una pausa” o Giulia “preferisce non illudersi troppo, chi ha capito ha capito”. Una sorta di finestra sulla nostra vita, opaca talvolta e trasparente quasi mai, in cui si accetta di mettersi a nudo ( o meglio semivestiti) ed aprirsi al mondo, o almeno al mondo degli amici. Guardo il profilo di Alessandro, 17 anni, e vedo che ha 2342 amici. Con quanti di questi avrà mai parlato, discusso, riso,scherzato,litigato? Con quanti di questi avrà mai dormito su un marciapiede aspettando il treno per tornare a casa dopo un lungo interrail, con quanti avrà condiviso gioie e dolori di un’estate che sta finendo o di un week end che ha visto morire un amico o un parente? Di quante di queste 2342 persone conosce la vita, la famiglia, le abitudini, i gusti? L’amicizia è un’altra cosa. Facebook è una vetrina, spesso utile e molte volte dannosa, o meglio illusiva.
Detto ciò, confesso che anch'io, come tutti, ho un profilo Facebook.
Simone Ariot