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venerdì 14 maggio 2010

A Livella: e alla fine siamo tutti uguali!


Lo diceva Parini nel "Dialogo sopra la nobiltà" e il buon principe De curtis, in arte Totò, nella celeberrima "Livella". Possiamo pure pensare a tutte le possibili differenze tra ceto, classe sociale, livello d'istruzione e valore della dichirazione dei redditi, ma alla fine, dopo una vita più o meno vissuta e più o meno soddisfacente,quando siamo morti voglio dire, siamo sempre tutti uguali!
E' un concetto tanto semplice quanto scontato ci verrebbe da dire, ma se pensiamo alle trovate che nei millenni hanno voluto trasformare tombe e sarcofaghi dei potenti per distinguerli dalla massa ci verrebbe da pensare che evidentemente il concetto tanto scontato non è. Le persone inseguono per tutta la vita la ricerca di uno status e di un'identità, e non si accontentano di farlo in vita, la inseguono pure da morti. E se non ci pensano loro lo fanno i parenti, impiegando in molti casi l'intera scarsa eredità per aggiudicarsi la tomba più in del cimitero.
Ma quando si appartiene ai morti che succede?
Siamo sicuri si sviluppino ancora logiche di appartenenza di classe?
Il buon Parini, nella seconda metà del 700', immagina un dialogo tra un nobile e un poeta. Il nobile ritiene assurdo starsene vicino ad un poeta squattrinato, senza conto e senza blasone. Ma il poeta argomenta molto bene nella discussione, ha sempre la battuta pronta e mentre al nobile si marcisce la lingua perchè va in decomposizione, a lui non resta che guardarlo sentenziando che "la lingua dei poeti è sempre l'ultima a guastarsi"!stesso discorso, ma con diversi protagonisti, nella strepitosa poesia di Totò, un concentrato di napoletanità, saggezza popolare ed estro creativo che seppur nella variante regionale si fa capire molto bene. Guardatevelo a seguito!qui!
A voi i commenti.
Simone Ariot
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19 commenti:

  1. Effettivamente, nonostante non sia un posto allegrissimo dove andare, basta fare un giro in cimitero per capire che anche da morti si vuole apparire diversi dagli altri. E come è stato citato nel post, ciò avviene fin dall'antichità, tanto da dotare i più facoltosi di "servi" per l'aldilà (vedi antico Egitto).
    Ora non ci sono di sicuro tombe monumentali come le piramidi, ma il posto è stato preso da mausolei di famiglia o tombe in marmi pregiati, giusto per far risaltare chi vi sarà tumulato o seppellito.
    Se comunque è vero che in vita i soldi fanno la differenza, e si cerca nei modi più disparati di estendere questa differenza anche da morti, si può dire che davanti a Dio siamo tutti uguali, ma è anche vero che davanti al Bancomat non lo siamo.

    Gian Marco Carlan

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  2. Nessuno sa veramente se c’è questo famoso “aldilà”, quello che tutti aspettano dopo la morte. La poesia è molto espressiva e la parte che, secondo me, è la più significativa, è quella in cui il poeta dice di essere rimasto chiuso nel cimitero tutta la notte. Questo proprio perché era rimasto a osservare le due lapidi, una ben tenuta e ricca di fiori, l’altra piccola e insignificante rispetto alla prima. Il fatto che il protagonista si sia fermato a riflettere su questa differenza è la chiave della poesia: saranno i ceti sociali, la quantità di soldi, i vestiti, le case che hanno le persone che abitano la terra a creare le differenze, ma il cielo è uguale per tutti.

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  3. La poesia è molto bella, anche se a volte si fa fatica a comprendere qualche frase. La parte più bella è il dialogo tra i due morti.
    La poesia è piuttosto saggia, anche se non posso fare a meno di chiedermi rispetto a cosa i morti sono tutti uguali, e anche agli occhi di chi. Per gli uomini, i defunti non sono tutti uguali ma non per le loro tombe, bensì per ciò che erano e che hanno fatto.
    Uno potrebbe anche rispondermi che siamo tutti uguali davanti a dio, ma allora (oltre a tutte le questioni legate all'esistenza di un dio) perché ci sono il paradiso e l'inferno? perchè ci sono santi e ci sono anche persone che "vanno all'inferno"? Sono veramente tutti uguali di fronte a dio?Questo post fa riflettere molto in effetti.

    Stefano

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Effettivamente il discorso della livella secondo me è legato alle differenze che si vedono in terra, quelle fisiche, però, ascoltando la poesia ci si rende conto che dal punto di vista morale Totò non la reputa altrettanto, anzi, secondo me nel dialogo tra i due emerge una superiorità, quasi evidente, del netturbino rispetto al "conte". Sicuramente voleva esprimere che il ricco è ancora legato alla vita terrena e tutto il discorso mi fa molto pensare anche su quello che facciamo nella vita di tutti i giorni: che dopo la morte serva a qualcosa tutto quello che abbiamo fatto in vita? Che esista veramente un mondo aldilà della vita? Che ci sia veramente questa distinzione tra i "buoni" e i "cattivi"? Se sì, quali sono i criteri per determinare se una persona è buona o cattiva? Sono sicuro che queste domande che io mi pongo se le fanno molte altre persone, ma non penso che esista una risposta accettata da tutti se non quella che avremo una volta morti, vedendo così cosa succede veramente dopo la morte(ammesso che succeda qualcosa).

    Matteo Lazzari

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  6. Alle volte diventa un po'arduo comprendere qualche frase però è una poesia che spinge a soffermarsi un attimo e riflettere. Diversità sociali ed economiche vengono viste marcate anche da morti. La cosa più bella a perer mio è essere cremati e poi sparse le ceneri al vento.

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  7. Sono d'accordo con Marco sul fatto che è un po'difficile comprendere qualche parte.
    Questa poesia però mi ha fatto molto riflettere. Infatti sicuramente la morte non fa nessuna distinzione tra ricchi e poveri, ma la vita terrena che senso ha allora? Non parlo come un suicida che non da significato alla vita che ha, ma alle volte mi viene da pensare sul motivo pe cui noi veniamo al mondo. Sicuramente nella vita il denaro e la ricchezza sono temporanei, infatti una volta morti passano a qualcun altro e di noi rimane soltanto un corpo, una tomba.
    Allora mi soffermo a pensare su qual'è la cosa più importante nella vita terrena e mi viene da pensare all'essere ricordati dopo la morte. E allora si pensa ai vari Cesare, Carlo Magno, Alessandro Magno, Gengis Khan, Hitler; questi personaggi sono diventati famosi per aver conquistato imperi o distrutto dei popoli e allora mi chiedo se bisogna arrivare a queste cose per essere ricordati ed essere immortali nelle menti di noi uomini. A queste domande però non ci sono risposte...

    Lombarda Diego

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  8. La questione è proprio sul fatto che non abbiamo neanche una tomba; e comunque non è mica detto che sia una bella cosa diventare famosi o che sia un giusto scopo nella vita. Hitler ad esempio: non credo sia una cosa piacevole essere ricordato come uno degli uomini più crudeli e spietati della stora umana, pluriomicida e pluri istigatore all'omicidio. Ma chi ci dice che ci serva a qualcosa diventare famosi. In questo caso non è affatto vero che chi vivrà vedrà, ma non credo proprio di essere ansioso di sapere cosa ci sia dopo la morte, io me ne resto con la mia idea e questa mi basta.
    Comunque è interessante la riflessione sulla poesia di matteo

    Stefano

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  9. Per quanto riguarda la poesia devo ringraziare molto l'animazione, perchè se fosse stata solo recitata ci avrei capito veramente poco!
    Per il fatto di essere tutti uguali una volta morti, oddio, ci sarebbero molte considerazioni da fare... concordo più o meno con quanto detto da tutti, anche perchè non c'è una vera e propria teoria giusta e altre sbagliate, questo è un argomento molto soggettivo...
    Se devo dire la mia, durante la propria esistenza è anche normale che una persona cerchi di viverla "al meglio" (è soggettivo anche questo, scambiate quel "al meglio" con quello che volete, l'importante è che gli obiettivi previssati vengano raggiunti sulla legalità e senza danneggiare gli altri); però una volta morti sinceramente non vedo a cosa serva ornare tanto una tomba. Alcune sono veramente oscene, con così tanti fiori che coprono quasi la foto del defunto!!! Si è arrivati a fare a gara anche su chi ha la tomba più bella... a me sembra un po' ridicolo. Basta qualche fiore, una volta ogni tanto, in memoria del caro, dell'amico ecc. Anche perchè se si abbonda il gesto perde di significato. Comunque penso che quel "essere tutti uguali di fronte a Dio" sia inteso in senso materiale: non importa quanti soldi o possedimenti avevi, ciò che conta per il giudizio finale è la parte spirituale/morale... anche perchè non sempre vale l'abbinamento potente-cattiva persona!

    Luca Mattarolo

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  10. È sul serio deprimente: una volta, il fatto che una tomba fosse molto ornata era perchè la famiglia era molto attaccata al defunto e lo onorava con fiori ed altro spesso, per commemorarlo. Ora, ciò si è abbassato ad un modo per dimostrare la propria agiatezza. Ebbene, vi dico, questi beni non vi serviranno! Espiatevi da questi meri beni terreni, poichè nell'Aldilà non serviranno a comprarvi la grazia di Dio! Ricordate che "è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che non un ricco entri nel regno dei cieli"!!! (Mt 19,24). Checche ci sia dopo la morte, e quasi ovvio che non ci serviranno le ricchezze accumulate in questa vita, e quindi, se non per rendervi grati a Dio, fatene ammenda per aiutare qualcun'altro (Se tutti ragionassero così....chi dice che il denaro non dà alla testa?!). Comunque, non riesco a capire la motivazione di questo post...è ancora legato al fatto del funerale espresso due post avanti? Non che io voglia insinuare niente ma...

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  11. Devo dire che questo post è difficile da commentare in quanto ognuno può decifrarlo in maniera diversa. In effetti, la morte è quello che prima o poi capita a tutti e per questo può accomunare anche le persone di diverso rango sociale o ricchezza. Come ha detto Stefano però, ciò che conta è quello che si fatto nella vita, se grandi cose o nulla. Questo è quello che distingue una persona qualsiasi da un imperatore, da un attore ecc. anche se alla fine rimane soltanto la cenere.

    Alessandro Bregalda

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  12. L'ambientazione del post non è proprio il massimo che si possa desiderare però devo dire che su questa questione mi sono fermata molte volte anch'io a riflettere. Io andrò al cimitero al massimo tre volte in un anno e mi sembrano quasi troppe perché ne farei volentieri a meno. Trovo assurdo spendere centinaia di euro in fiori, marmi super pregiati o chissà cos'altro: al morto penso non interessi nulla di tutto ciò. Già è tristissimo andare al cimitero di per sé, ma secondo me lo è ancora di più vedendo il lusso di alcune tombe che emergono tra tutte: anche al cimitero c'è chi vuole stare al di sopra di tutti, chi desidera che gli occhi gli vengano puntati subito addosso senza badare a tutte le altre persone che stanno sotto a tutte le altre lastre di marmo. Io ci rimango male quando vado al cimitero e c'è chi ha dei mazzi strepitosi di fiori coloratissimi e costosi e chi, invece, ha un vasetto con una pianta morta, secca e abbandonata lì da chissà quanto tempo: alcune volte mi verrebbe da fare un po' di spartizioni anche se so benissimo che non si può; un'altra cosa molto triste che ho notato è che le persone si affollano nei cimiteri soltanto durante i primi giorni di Novembre quando, durante tutto l'anno, non si sono mai fatti vedere. Bah, tante cose ci sarebbero da dire su questo proposito però concludo dicendo che almeno da morti tutti dovrebbero essere tutte uguali: ricchi e poveri, buoni e cattivi, belli e brutti, simpatici e antipatici e chi più ne ha più ne metta.
    Alessia Zaroccolo

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  13. A me è piaciuto molto il paragone tra la livella, tipico strumento usato dai muratori per fare i muri uguali e piatti, e la fine della vita. Secondo me è come se ci fosse un'entità superiore che ti dà la vita e prima o poi te la toglie. La livella è come un Dio (qualunque sia la credenza) che alla fine ci rende tutti uguali. la commemorazione dei defunti rimane un problema dei vivi qualunque sia il metodo: fiori sulle tombe, la cremazione o semplicemente l'intimo ricordo che ognuno di noi può avere delle persone care o conosciute che ci hanno lasciato.

    Matteo Atanasio

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  14. Quanti preziosi concetti..Totò anche quando poteva essere il marchese della situazione si è sempre ricordato di essere nato netturbino...è molto deprimente questa considerazione...il ricco, il laureato, lo spazzino, il disoccupato...il valore di una persona si misura solo a peso d'oro?
    Io davvero spero che ,quando morirò, qualunque sarà stato il mio ruolo nel mondo e nella vita delle persone a me care, non sarò ricordata con la stessa ipocrisia con cui viene ricordato il marchese e con cui egli stesso si identifica.
    Infondo non siamo altro che carne e sangue,sia in vita che da morti

    Francesca Baldisseri

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  15. Secondo tutte le religioni la morte non è una fine, bensì un nuovo inizio. Pagani, buddisti, cristiani […] ritengono e hanno sempre ritenuto che ci fosse qualcosa di più una volta deceduti. Reincarnazione, riposo eterno, dannazione … ma come possiamo esserne certi? Penso che la curiosità di molti sia attratta da sapere cosa c’è dopo, tuttavia mi pare logico che se anche qualcuno lo vedesse, non potrebbe risorgere e dirci cosa ha vissuto o provato. Certo ci sono persone che sono state ‘morte’ per tipo 1 minuto (chessò, magari per un attacco cardiaco) che raccontano di aver visto una luce… sta a noi crederci o meno.

    Tornando al filo principale del post, è vero che una volta sottoterra siamo tutti uguali. In alcune culture si è cercato di preservare il corpo affinchè non andasse perso nel tempo, mentre in altre veniva bruciato o quantomeno distrutto perché fungeva da vincolo per l’anima. Comunque ripeto: il pensiero religioso di una cultura è come dire…soggettivo.

    Il paragone fatto dal grande Totò (pace all’anima sua) è senza dubbio azzeccato: è proprio vero che spesso cadaveri in balia della natura si assomigliano straordinariamente (e capirai, grazie alla putrefazione O.O ) e sembrano quasi messi li come se si fosse usata una pialla (strumento da muratore).

    L’inizio della fine….

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  16. Mah, il discorso non mi convince. Come da morti siamo tutti uguali, anche da vivi allora dovremmo esserlo, cambia solo ciò che possediamo. Ma, secondo me, non è così: certi morti vengono ricordati, si portano fiori sulle loro tombe o comunque vive il loro ricordo (al di là del fatto che siano famosi o meno), mentre la solitaria zia zitella che abita in campagna non viene ricordata da nessuno. Non sono uguali. Il morto non è la salma, ma ciò che la gente si ricorda di lui. Quindi i morti non sono tutti uguali, come non lo sono i vivi.

    Federica Magnabosco

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  17. per rispondere a Luca: la motivazione del post è legata ad una lezione fatta in una classe 4°. Come sapete nei post di parolefantasiose ci sono mie riflessioni su fatti o argomenti che attingono alla cultura, alla letteratura e alla comunicazione. Semplicemente avevo parlato della questione in una classe e ho voluto inserirlo nel blog.

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  18. Ebbene il giorno nel quale moriremo, vicino o lontano che sia, le ricchezze accumulate durante la nostra vita, la nostra classe sociale e via dicendo non ci serviranno a un fico secco : che uno creda o meno all'aldilà le nostre ricchezze non ci aiuteranno a scampare la morte. Trovo anche io deprimente il fatto che al giorno d'oggi le tombe, nella maggior parte dei casi, vengano decorate con ornamenti i più vari solo per far vedere il proprio status sociale.

    Molti morti però sembrano essere diversi da altri perché ricordati, ecco secondo me non lo sono in quanto è solo la loro figura, il loro ricordo, ad essere considerato più "importante", ma quando ne è venuta l'ora il mietitore( per usare una figura caratteristica del post) non ha considerato chi fosse la vittima.

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