
"Sed fugit interea fugit irreparabile tempus" *Georgiche, Virgilio
Un altro anno se ne va.
Finito senz'essere morto, consumato ma non svanito, consunto e non per questo da buttare.
Per molti la vera fine dell'anno è adesso, a giugno. Per chi ha le lancette dell'orologio biologico regolate sulla campanella della prima ora o sulla ricreazione di metà mattina.
Non sono pochi, sono molti. E per alcuni questo scandire dura gran parte della propria vita, perchè una volta usciti da scuola come studenti si può sempre entrarci come insegnanti, anche se non lo si sperava o non lo si era messo in programma.
Un anno, in realtà un po' meno. Circa 200 giorni.
200 giorni di convivenza più o meno forzata ma spesso goduta.
200 giorni di momenti sì e momenti no, di simpatia e antipatia, di verità e finzione, di opposti che si attraggono o che si odiano.
La scuola è questo, è condivisione inconsapevole di un po' di tutto ciò che riguarda la vita, dentro e fuori dalla classe.
E' alzarsi la mattina presto, prendere la bici, il tram, l'auto o la moto e prepararsi a passare quattro o cinque ore con simili e dissimili, condividendo molto ma non tutto. Gli studenti fanno un percorso che dovrebbe essere dritto, con una sola direzione possibile, ma talvolta qualche incidente di percorso rallenta un po' il viaggio e ci si ferma un anno in più. Qualche volta, sempre più raramente a dir la verità. Gli insegnanti invece non fanno sempre questo percorso con gli studenti. O almeno non lo fanno sempre per cinque anni, perchè spesso si spostano, vengono trasferiti, o scappano ( quando proprio non ce la fanno più).
Comunque tutti quanti, professori e studenti, per quei 200 giorni devono entrare in classe e vivere una nuova piccola vita, che può durare un' ora, dieci minuti o tutta la matina, in cui oltre alla persona si è anche personaggio. Una ventina da una parte, solo uno dall'altra. A volte è difficile, può essere successo il finimondo la notte prima ma bisogna stare lì, prendere appunti o dettarli, ascoltare o essere ascoltati. A volte è più che difficile. Puoi aver tutte le preoccupazioni del mondo, una storia difficile da scordare, un litigio importante, l'attesa per l'esito di un esame, il timore per un trasferimento, la giornata più nera della storia ma niente da fare, te ne devi stare lì, e magari avere addosso sguardi assonnati di studenti che vorrebbero essere altrove o visi speranzosi di chi vede in te un riferimento e in quel momento sai di non riuscire a offrirlo. Ma non solo.
In classe succede molto altro. Si parte con il parlare di un imperatore e si finisce a citare i tipi di pizza, si legge un libro e ci si commuove insieme, oppure si ascolta il silenzio e si cerca di entrare nei pensieri dell'altro. La classe e l'atmosfera che si respira al suo interno è qualcosa che si può odiare e amare. Sicuramente quando si è studenti se ne vorrebbe farne a meno, poi passati gli anni, quando invece di un compagno si ha vicino un collega di cui si conosce a malapena il nome, quei momenti ritornano in mente e li si vorrebbe rivivere tutti, uno dopo l'altro, stando attenti a goderseli più che si può.
Un anno.
In un anno si imparano molte cose, si cambiano opinioni, si pensa di aver capito tutto e poi ci si rende conto che manca ancora moltissimo.
Un anno di sguardi, parole, sillabe, segnali che si inerpicano sul pendio della vita che ognuno di noi è costretto a scalare, con i suoi tempi e le sue forze, per arrivare a quel traguardo oltre il quale non sappiamo cosa ci sia.
Un anno, un misero ma grandissimo anno che è possibile rivedere, dopo anni, nei ricordi sfuocati della memoria, nei quaderni ingialliti o nei post di questo e altri blog che abbiamo costruito insieme.
Ora l'anno è finito, ma per un mesetto questo blog continuerà il suo lavoro, una volta alla settimana, prima di andare in vacanza fino a settembre.
Poi, l'anno prossimo, ripartirà, come se nulla fosse cambiato, come se tutto fosse cambiato.
L'anno prossimo probabilmente si allargherà, nuove classi e nuove persone lo conosceranno, e avrà un qualche ruolo all'interno di un'iniziativa che riguarda la lettura e la nostra città, Vicenza, di cui ancora non posso spifferare nulla. Staremo a vedere.
Un anno volato per quanto mi riguarda. Tempus fugit diceva Virgilio. E se lo diceva lui, sommo poeta, Auctor con la A maiuscola, qualche verità ci sarà pure. E' questo il tempo, uno scherzetto della natura inafferrabile, una cosa che si aspetta e quando arriva è già passato, e lo si vede fuggire. Un solo anno, anzi un po' meno.
Iniziato senza troppe aspettativa ma concluso con soddisfazione. Un anno volato perchè piacevole, anche se in alcuni momenti avrei voluto essere altrove e non in classe, ma nel compenso direi un buon anno, molto superiore alle aspettative.
Qualcuno dice che tra i 30 e i 40 gli anni volano e non ce se ne rende conto. Sarà che in questo decennio ci sono appena entrato, ma devo dire che certifico in pieno questa diceria.
See you
Simone Ariot