
Prima la Tunisia, poi l'Egitto, ora la Libia, in un'escalation che ha portato ad un'evoluzione in negativo del disastro. Proteste sociali a Tunisi, deposizione del sovrano nel paese dei faraoni e guerra civile nel regno di Gheddafi. C'è da chiedersi cosa potrebbe succedere in Algeria e Marocco, i due paesi del Maghreb fino a questo momento non interessati agli scontri. La posizione più preoccupante è quella dell'Algeria, paese storicamente più problematico tra quelli del Nord Africa, mentre il Marocco vanta una tradizione politica più stabile e filoccidentale, che negli ultimi anni ha saputo dialogare molto con l'Europa impegnandosi in un processo di modernizzazione. E' bene comunque prepararsi ad uno sviluppo di un'ipotetica nuova crisi Algerina, non tanto per concreti fatti che in questi ultimi tempi si sono aggravati, quanto per l'azione a catena che si può creare in momenti come questi. Siamo nell'epoca dell'informazione libera, grazie a Facebook e ai social network so possono propagare e diramare notizie non filtrate dagli interessi di parte, liberamente prodotte e verificate dai cittadini. Un mondo che cambia più velocemente di quanto si possa immaginare, solo cinque anni fa non sarebbe stato possibile tutto ciò. Perché le notizie che riguardano un paese sarebbero rimaste confinate in quel paese e non si sarebbe riusciti a dar voce alla gente comune, se non attraverso un lunghissimo processo di esportazione delle notizie attraverso i media tradizionali, ma filtrate dai meccanismi di potere che si insidiano all’interno di ogni redazione e canale mediatico. Vediamo quindi che la genealogia delle rivolte e delle guerre cambia nel tempo, si riducono i tempi di passaggio e di attesa e si crea una sorta di unico grande calderone di manifestazioni, proteste, guerre.
Il Nord Africa brucia, l’Europa e l’occidente sta a guardare. L’Italia, in questo specifico caso, si imbarazza considerando i rapporti politico economici intensificati negli ultimi tempi. Solo pochi mesi fa Gheddafi veniva accolto come un semi Dio a Roma, divenendo immediatamente il nuovo re dell’ Urbs. Tende da deserto, eserciti di ragazze fornite per allietarlo, ricevimenti in pompa magna per un uomo che sta bombardando le città, dando ordine di uccidere chiunque, anche gli innocenti, i bambini, le donne. Si parla di 10.000 morti in pochissimi giorni.
Viene da chiedersi cosa possa fare l’Onu, perché se la comunicazione diffonde tanto velocemente le notizie, non altrettanto velocemente i potenti della Terra sono in grado di prendere decisioni. Quando non ci sono interessi in gioco (e non è il caso della Libia considerando il petrolio di cui dispone), non si prende alcuna decisione. Quando invece gli interessi ci sono e sono evidenti, la situazione diventa ancora più difficile da controllare. Gli interessi sono multiformi e diversificati. Chi vuole cosa?
Nel frattempo la gente muore.
Simone Ariot