Ci sono
parole che non sopporto. Spesso sono inglesi, ma le odio soprattutto quando
sono inserite in discorsi in italiano. A volte riescono a trasformare
totalmente un’idea, una cosa, un fenomeno, aggiungendo connotati positivi e rendendo
l’oggetto o il mondo che rappresenta quasi unico. Basta pronunciarle che ci si
sente subito proiettati dentro la cerchia giusta di quelli che contano e che ne
condividono non solo il significato ma anche la filosofia. Spesso queste
parole, se sostituite con il corrispettivo italiano da cui talvolta derivano,
diventano inequivocabilmente inadatte, demodé, sciacquate.
Le
parole fastidio le chiamo io.
Nel
2012 ha vinto la mia personale classifica il termine spread, esempio perfetto
e assoluto di parola incompresa dalla
maggior parte della popolazione ma allo stesso tempo strautilizzata. In pochi
mesi è passata dallo 0,001% di diffusione al 98%. Il 2% che non l’utilizzava
era composto da NO global (parola fastidio dell’anno 2001) e suore di clausura,
anche se si mormora che tra le grate del monastero canossiano di Verbania una
suora poi morta pronunciò l’innominabile termine.
Nel
2013, con 7 mesi di anticipo, i bookmaker
(parola fastidio del 2006, introdotta per le scommesse della finale mondiale
vinta dall’Italia) ipotizzano che a contendersi il titolo saranno tre lemmi, a
meno che nei prossimi 7 mesi non ne nascano di nuove. Start up, Mainstream, Hipster.
La
prima è ormai sulle bocche di tutti. Ognuno vuole aprire una start
up, ma se gli si propone di aprire un’azienda rifiutano l’invito. Una
start up è più cool (parola fastidio 1996), easy ( parimerito nel
1988 grazie alla riscoperta del pezzo di Lionel Richie), riguarda un prodotto o
una tecnologia mobile ( 4° classificata per i bookmaker 2013, ma alcuni
prevedono rimonte) a cui si accede grazie al proprio essere e sentirsi young!
Mainstream
è
la scoperta degli ultimi mesi. Chi la usa sa di non essere compreso. Nemmeno
lui ne conosce il significato. Si sa che certe cose lo sono, certe altre no. E,
attenzione, a mainstream non corrisponde necessariamente un significato
positivo. Perché mainstream parla di un universo convenzionale, dominante, di tendenza.
Vuoi
mettere Hipster?!
Per Wikipedia
il termine indica giovani di classe medio-alta,
istruiti e abitanti dei grandi centri urbani, che si interessano alla cultura
alternativa (o presunta tale) - “non mainstream” - come l'indie
rock, la musica elettronica, i film d'autore e le
tendenze culturali emergenti. Un buon Hipster con i suoi baffi e i suoi ciuffi
pazzi conosce il mondo mainstream molto
bene, così bene da poterlo superare, surclassare e annientare. Gli Hipster sono
una tendenza minoritaria, radical chic ( parola fastidio 2003 ),
fixed adepti e un po’ Straight edge. Non sapete cosa significa? Allora siete proprio out! Fumatevi un joint che è meglio.
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In mezzo a molte Lamborghini che rappresentano la tendenza mainstream, un'auto hipster si fa riconoscere |
Simone Ariot
coooooool!
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