- ragazzo addormentato sulla panchina
- coppia di fidanzati litiganti, visibilmente strafatti
- spacciatore che prova a vendermi fumo
- spacciatore che prova a vendermi coca
- spacciatore che mi insulta perchè non compro del fumo
- tossico che si faceva in vena, in crisi per non trovare la vena
- disadattato che mi offende perchè ho una valigia da lavoro ( chissà cosa gli ha fatto la mia valigia)
- ubriaco che urina su un albero, come un cagnolino
- gruppo di allegra compagnia, multietnica, multilingue, multigenere e multisballo, impegnata in discussione/litigio/conferenza in cui i termini riconoscibili più facilmente erano "stai calmo, non ho mangiato io la Nutellla, io non sono un ladro!" sbiascicato all'infinito e ripetuto talvolta all'alberello, confuso con un amico.
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venerdì 28 ottobre 2011
Degrado a Campo Marzio? Corri che ti passa!
giovedì 20 ottobre 2011
Un incontro che cambia.

scendere fino al video, premere play, tornare al testo e fermarsi. Aspettare una decina di secondi e cominciare la lettura, senza esagerare nella velocità, lasciandosi cullare dalla musica e continuando a leggere.
Ora comincia il post.
Ci sono incontri che possono colpirci e condizionarci? Incontri con persone e con la loro parte più vera e intima? E soprattutto, questi incontri, possono cambiarci la vita?
Io, per me (come direbbe Montale), penso proprio di si.
L’incontro a volte è scontro, violento quasi, improvviso. Arrivato dal nulla, quando meno ce se lo aspetta. Altre volte invece è dolce , con il bisogno di avere un bel po’ di tempo per manifestarsi e la voglia di confermarsi senza clessidre e condizioni. Può essere atteso o improvviso, temuto o idealizzato, ma quando arriva lo si riconosce. Può essere una persona più grande ed esperta che aiuta ad indicare una strada, un amico fidato che si rivela in grado di capirci, un amore importante, che dialoga con la parte più profonda di noi stessi.
Di certo, c’è che gli incontri importanti si riconoscono. Perché nutrono, e perché non smettono di alimentare un senso di appagamento, un senso che si manifesta con quel “finalmente qualcuno mi capisce” che si cerca per tutta la vita.
Io, per me ( sempre ricordando il buon Montale), ho aspettato una vita questi incontri. Quando ne avevo più bisogno non c’erano, non arrivavano. Poi, senza volerli e tantomeno cercarli, si sono presentati, uno dopo l’altro. Non sono molti per la verità. Anzi, sono pochissimi. E molto diversi tra loro. Ma importanti e vitali.
Uno di questi si è presentato senza quasi nemmeno farsi trovare, defilato e fermo lì, con cadenza periodica, quasi fosse un pronto soccorso delle proprie turbe. Un incontro in grado di aprire quelle due o tre porte che stanno lì, chiuse e immobili, e che aprendosi rivelano anche ciò che non si vorrebbe accettare. Un incontro non certo salvifico, ma con una funzione di guida, come una sorta di segnale stradale che , molto sottilmente, indica una strada da seguire ed esplorare, anche se non si sa dove porterà.
Un altro incontro invece è più recente, ma ugualmente forte. Senza cercarsi o aspettarsi, è arrivata l’occasione e fin dal principio abbiamo scoperto di parlare la stessa lingua, arrivando a comprendere non solo le parole che si pronunciano ma anche tutte quelle che non escono dalla bocca, accompagnate da una colonna sonora e da immagini che rendono ancora più chiara e cristallina la comunicazione. E’ come se fossimo entrati fin da subito in un’autostrada del dialogo. Un incontro in cui i ruoli si avvicinano e non sono separati, dove la meta è comune e la strada per arrivarci la si sceglie insieme.
Gli incontri sono occasioni che rendono la vita più densa e degna d’essere vissuta, a volte arrivano, altre volte sfuggono, altre ancora non si riconoscono, forse perché non si è ancora pronti.
Ma se lo si vuole, l’incontro prima o poi arriva.
Siete d'accordo?
Simone Ariot
domenica 9 ottobre 2011
Bestemmiare va di moda

Un tempo era addirittura vietato, forse per l’incidenza della Chiesa nel nostro paese. Ora non lo è, ma in compenso si è estesa l’utenza di chi si cimenta in una prassi linguistica e sociale al tempo stesso: la bestemmia.
Se Veneti e Toscani, un po’ di tutte le fasce sociali, condiscono i loro discorsi con bestemmie ricorrenti, in alcune realtà geografiche italiane l’imprecazione è totalmente sconosciuta, per non parlare degli altri paesi europei, dove la bestemmia non esiste. Così come non esiste un manuale di “Storia della bestemmia”, probabilmente perché nessuno avrebbe il coraggio di scriverlo, anche se le cose da dire sarebbero moltissime. Ci sono diversi ambiti di analisi infatti: storico, antropologico, linguistico………e senza scomodare illuminanti teorici come Germano Mosconi ognuno di noi potrebbe trovare diversi elementi di interesse culturale che in un modo o nell’altro spiegano l’argomento. Perché ad esempio la bestemmia è particolarmente diffusa in Italia? Probabilmente perché la Chiesa è particolarmente influente proprio in questo territorio e, di conseguenza, ha trovato pure molti detrattori. Ma il motivo del post non risiede nella volontà di scovare l’archetipo delle bestemmie o le motivazioni che portano molti a pronunciarle, una dopo l’altra, come intercalare dei propri discorsi. Per quelle ricerche si può consultare wikipedia. L’inpout mi è stato piuttosto offerto qualche giorno fa quando, in autobus, ho osservato due gruppi di ragazze 15enni accanite bestemmiatrici. Se ne stavano lì, sedute senza lasciare il posto a qualche persona anziana (e ce n’erano!) infilando una bestemmia dopo l’altra in quei dialoghi che già di per sé la dicevano lunga sulla qualità intellettuale dei discorsi (e sulla qualità umana dei parlanti). Sono rimasto scioccato, non certo per le bestemmie ( sono veneto anch’io, ne ho sentite e ne sento a tutto spiano), ma per chi le stava pronunciando. Queste ragazzine con il viso da falso angelo buono avrebbero vinto numerosi campionati di bestemmia gareggiando contro i più incalliti muratori della bassa padovana e superando senza problemi le acrobazie linguistiche dei boscaioli asiaghesi. Esili corpicini di rosa vestiti, con le loro borsettine griffate e le ballerine ai piedi, assolutamente a loro agio con una terminologia da scaricatore di porto navigato! Ho di fatto dovuto riflettere, cercando di capire se esista effettivamente un collegamento tra forma ( ragazzine ben vestite, pulite, in ordine) e sostanza (il contenuto linguistico), arrivando a concludere che probabilmente no, oggi non c'è più un collegamento immediato. Perchè? Onestamente preferivo quando questo collegamento c'era, ed era pure evidente.
Simone Ariot