
Incondizionatamente o forzatamente emancipato nella volontà di non dover sempre dichiarare una parvenza di felicità inesistente, mi lancio in un post triste, perchè non si può essere sempre felici. O forse non lo si vuole, visto che in fin dei conti è proprio nello stato d'infelicità che si conosce il più tipico tratto umano.
Gli animali possono essere nervosi, spaventati, euforici, contenti di dimostrare affetto per qualcuno o di riceverlo, possono essere tristi e nostalgici quando perdono il contatto con il proprio padrone, ma infelici..........infelici è un' altra cosa.
L'infelicità presuppone la consapevolezza dell' individuo rispetto allo stato emozionale che lo rappresenta, definendosi in misura della propria sensibilità e rivelandosi in modo manifesto.
La capacità di essere infelici rende necessario il suo riconoscimento e, come per tutto il resto, il riconoscimento di un qualcosa dipende dal confronto con qualcos'altro. Con la felicità quindi.
Si può essere infelici solo se si è stati felici, e tanto più la felicità è stata significativamente valutata tanto più la perdita del suo contenuto può portare all'infelicità più elevata.
L' essere umano più definito è quindi colui che riesce a passare da un estremo all'altro, colui che passa dall' estasi alla più profonda tristezza, un essere che conosce, a differenza degli altri viventi, quelle situazioni così estreme che lo portano a differenziare se stesso dagli altri suoi simili, come non avviene negli animali.
Avete mai visto animali che sviluppano le differenze individuali che conoscono gli umani? Direi di no, tranne che nei cartoni animati.
Vabbè, post triste si era capito, ma che volete che ci faccia, ci sono giornate così, caratterizzate da qualche fatto o, semplicemente, giornate che non vanno.
Le cose possono non andare a causa nostra, a causa degli altri, a causa di sfighe e incroci malevoli di circostanze favorevoli. Una cosa un po' alla Sliding doors. A volte un'occasione salta, o arriva nel momento sbagliato. Bisogna saperne aspettare un' altra, anche se preferiremo che quella stessa possa tornare.
Gli animali possono essere nervosi, spaventati, euforici, contenti di dimostrare affetto per qualcuno o di riceverlo, possono essere tristi e nostalgici quando perdono il contatto con il proprio padrone, ma infelici..........infelici è un' altra cosa.
L'infelicità presuppone la consapevolezza dell' individuo rispetto allo stato emozionale che lo rappresenta, definendosi in misura della propria sensibilità e rivelandosi in modo manifesto.
La capacità di essere infelici rende necessario il suo riconoscimento e, come per tutto il resto, il riconoscimento di un qualcosa dipende dal confronto con qualcos'altro. Con la felicità quindi.
Si può essere infelici solo se si è stati felici, e tanto più la felicità è stata significativamente valutata tanto più la perdita del suo contenuto può portare all'infelicità più elevata.
L' essere umano più definito è quindi colui che riesce a passare da un estremo all'altro, colui che passa dall' estasi alla più profonda tristezza, un essere che conosce, a differenza degli altri viventi, quelle situazioni così estreme che lo portano a differenziare se stesso dagli altri suoi simili, come non avviene negli animali.
Avete mai visto animali che sviluppano le differenze individuali che conoscono gli umani? Direi di no, tranne che nei cartoni animati.
Vabbè, post triste si era capito, ma che volete che ci faccia, ci sono giornate così, caratterizzate da qualche fatto o, semplicemente, giornate che non vanno.
Le cose possono non andare a causa nostra, a causa degli altri, a causa di sfighe e incroci malevoli di circostanze favorevoli. Una cosa un po' alla Sliding doors. A volte un'occasione salta, o arriva nel momento sbagliato. Bisogna saperne aspettare un' altra, anche se preferiremo che quella stessa possa tornare.
Simone Ariot
p.s: mi riprometto di non scrivere più post tristi.