
Buon giorno ragazzi,
oggi è stato un giorno importante, per voi.
O almeno per una parte di voi.
Per quella parte più consapevole e matura che ha scelto e ha preso una decisione. Non so se ve ne siate stati a letto a poltrire o in piazza a manifestare, ma questi ultimi sappiano che li stimo.
Non per la motivazione di fondo, che a dir la verità non conosco troppo bene e che nemmeno mi interessa, ma per l' aver voluto scegliere, prendere una posizione.
Le manifestazioni scolastiche sono spesso momenti formativi per sentirsi responsabili e portatori di una minima coscienza politica, per sentirsi piccoli uomini e piccole donne che stanno camminando verso l' età adulta, un' età in cui per dire le cose non si deve necessariamente gridarle, ma obbligatoriamente misurarle.
Ora, per vostra fortuna, siete in un ' età in cui ci si può permettere anche di gridarle ed essere estremi nelle scelte.
Ricordo quando alla vostra età partecipavo agli scioperi: non me ne perdevo uno. Quei giorni arrivavo a scuola addirittura in anticipo e me ne stavo davanti all' entrata a convincere i compagni che volevano entrare che la cosa migliore era scioperare. Sicuramente ci mettevo tutto me stesso, anche di più di quando dovevo convincere un prof. a darmi un risicato 5/6......
Verso i 17 anni poi mi sono trovato ad essere uno di quelli che gli scioperi li organizzava. Ricordo il lavoro che c' era da fare nei giorni precedenti: organizzarsi con gli altri rappresentanti d' istituto, stabilire il percorso del corteo, contattare i giornalisti, andare in questura per dare la comunicazione ufficiale del percorso e soprattutto prendersi le responsabilità legali del tutto, che non era poco.
Beh, insomma, avete capito che ero una testa calda. Ma in quelle occasioni sono cresciuto. Non era solo il conoscere nuovi amici e nuove amiche, non era solo il cantare slogan che magari nemmeno del tutto si capivano, marciare e camminare per km portandosi dietro uno striscione da sostenere in 7-8 persone da quanto grande era o ritrovarsi tutti in Piazza dei signore, tirare fuori le chitarre, e suonare One degli U2 per sentirsi più uniti ( e sopprattutto per sentire più vicine le ragazze.....).
Era la prima volta che il mondo ci chiedeva cosa ne pensavamo di una cosa che ci riguardava, e a noi dichiararlo non bastava. Dovevamo gridarlo.
Difficilmente capita da grandi di trovarsi in queste situazioni, che ora rimpiango molto e ricordo con molta nostalgia.
Non centra nulla con la letteratura, ma proprio in quelle occasioni una persona si sente un po' come dentro un romanzo, magari che racconterà prima o poi a qualcuno.
Siete pronti anche voi? Questo potrebbe essere uno spunto per l' argomento del vostro primo racconto, o anche no, dipende se vi prende bene.
La prossima volta, se non ci sono da sistemare alcune cose nei blog ( dovrebbero essere sbloccati per lunedì), vorrei che ogni gruppo discutesse ( senza far casino e con il massimo del rispetto) dell' argomento da trattare nel vostro primo racconto. POi, se rimane tempo, si andrà avanti un po' con la scelta del romanzo.
Buon Week end.
O almeno per una parte di voi.
Per quella parte più consapevole e matura che ha scelto e ha preso una decisione. Non so se ve ne siate stati a letto a poltrire o in piazza a manifestare, ma questi ultimi sappiano che li stimo.
Non per la motivazione di fondo, che a dir la verità non conosco troppo bene e che nemmeno mi interessa, ma per l' aver voluto scegliere, prendere una posizione.
Le manifestazioni scolastiche sono spesso momenti formativi per sentirsi responsabili e portatori di una minima coscienza politica, per sentirsi piccoli uomini e piccole donne che stanno camminando verso l' età adulta, un' età in cui per dire le cose non si deve necessariamente gridarle, ma obbligatoriamente misurarle.
Ora, per vostra fortuna, siete in un ' età in cui ci si può permettere anche di gridarle ed essere estremi nelle scelte.
Ricordo quando alla vostra età partecipavo agli scioperi: non me ne perdevo uno. Quei giorni arrivavo a scuola addirittura in anticipo e me ne stavo davanti all' entrata a convincere i compagni che volevano entrare che la cosa migliore era scioperare. Sicuramente ci mettevo tutto me stesso, anche di più di quando dovevo convincere un prof. a darmi un risicato 5/6......
Verso i 17 anni poi mi sono trovato ad essere uno di quelli che gli scioperi li organizzava. Ricordo il lavoro che c' era da fare nei giorni precedenti: organizzarsi con gli altri rappresentanti d' istituto, stabilire il percorso del corteo, contattare i giornalisti, andare in questura per dare la comunicazione ufficiale del percorso e soprattutto prendersi le responsabilità legali del tutto, che non era poco.
Beh, insomma, avete capito che ero una testa calda. Ma in quelle occasioni sono cresciuto. Non era solo il conoscere nuovi amici e nuove amiche, non era solo il cantare slogan che magari nemmeno del tutto si capivano, marciare e camminare per km portandosi dietro uno striscione da sostenere in 7-8 persone da quanto grande era o ritrovarsi tutti in Piazza dei signore, tirare fuori le chitarre, e suonare One degli U2 per sentirsi più uniti ( e sopprattutto per sentire più vicine le ragazze.....).
Era la prima volta che il mondo ci chiedeva cosa ne pensavamo di una cosa che ci riguardava, e a noi dichiararlo non bastava. Dovevamo gridarlo.
Difficilmente capita da grandi di trovarsi in queste situazioni, che ora rimpiango molto e ricordo con molta nostalgia.
Non centra nulla con la letteratura, ma proprio in quelle occasioni una persona si sente un po' come dentro un romanzo, magari che racconterà prima o poi a qualcuno.
Siete pronti anche voi? Questo potrebbe essere uno spunto per l' argomento del vostro primo racconto, o anche no, dipende se vi prende bene.
La prossima volta, se non ci sono da sistemare alcune cose nei blog ( dovrebbero essere sbloccati per lunedì), vorrei che ogni gruppo discutesse ( senza far casino e con il massimo del rispetto) dell' argomento da trattare nel vostro primo racconto. POi, se rimane tempo, si andrà avanti un po' con la scelta del romanzo.
Buon Week end.
Simone Ariot