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sabato 5 giugno 2010

Le dieci cose migliori da fare quando la scuola è finita


C'è poco da fare. E' e sempre sarà un momento topico, una realtà che per secchioni o schiappe è attesa da settembre e che si intensifica negli ultimi giorni di scuola, quando ormai solo a sentir pronunciare questo termine vengono i conati di vomito. Tutto l'anno si attende questo momento, lo si sogna, lo si aspetta in modalità mistica o passiva, organizzando riti scaramantici o più semplicemente segnando sul calendario i giorni passati e godendo nel vedere che ve ne sono sempre meno tra gli immacolati. Tutto l'anno ci si concentra per immaginare ed organizzare il giorno della liberazione, che quest' anno non sarà il 25 aprile ma il 9 giugno e quando meno ce se lo aspetta, eccolo arrivato. Professori e studenti gioiscono per la fine delle torture, anche se per i professori e i maturandi non è ancora finita. Ma quali sono quelle realtà che rendono molto diverse le giornate di vacanza da quelle passate a scuola? Cosa si può fare in questi benedetti giorni di vacanza rispetto a quello che si fa solitamente durante l'anno? Certo, andare in vacanza, ma questa è una risposta scontata e banale. Io intendo sondare il terreno e capire quali sono le 10 cose che tutti , professori e studenti, desiderano fare una volta terminato l'anno scolastico. Inizio io, come rappresentante della categoria degli insegnanti, ed escludendo come dicevo prima la più semplice motivazione del "vado in vacanza" posso dire ( ordine casuale e non d'importanza)...

1- evitare di mettere la sveglia tutte le mattine, dal lunedì al sabato, alle 6.45 del mattino
2- sentirmi finalmente libero da quell'etichetta d'educatore che bene o male mi s'appiccica addosso per 10 mesi l'anno
3- non dover sorridere a qualche collega facendo finta che mi stia simpatico
4- non dover leggere centinaia di temi al mese scritti da studenti che spesso lo fanno male e controvoglia
5- non dover partecipare alla noiosissime riunioni scolastiche in cui si parla di tutto tranne che dell'importante
6- non dover continuamente chiedere educazione e stile a persone che non potranno mai possedere tali qualità
7- poter passeggiare al mattino, con pausa tartina da Renzo o pastina da Sorarù, senza l'angoscia che l'ora buca stia per finire
8- decidere, alle undici del mattino, di farsi una doccia fredda contro il caldo
9- farsi una passeggiata al mare, sapendo che il giorno dopo posso farla in montagna o in campagna
10- prendere un aereo low cost per andare a Napoli in giornata, mangiarsi una pizza, e tornare a casa.

E voi? sbizzarritevi

Simone Ariot

martedì 25 maggio 2010

I promessi sposi in 10 minuti? Con gli Oblivion successo assicurato



Si tratterebbe della storia di due che si devono sposare, poi posticipano, poi lei abbandona l'idea, ma poi alla fine, dopo un casino infinito, si sposano.

Questo è come qualche studente poco studioso e molto fantasioso potrebbe riassumere "I promessi sposi", uno dei più letti, e forse odiati, romanzi italiani. Che siano straletti lo sanno tutti, d'altra parte è inserito nei programmi ministeriali, e che fossero odiati forse lo si sa ancor più consapevolmente.
Ma talvolta, sforzandosi un po', se ne può immaginare una lettura diversa, molto più coinvolgente e divertente, una lettura che avvicina all'opera che forse nell'opera non ci sbatterebbe mai il naso. Si, perchè anche nei confronti della più classica ed istituzionale lettura scolastica, se ne può fare una versione nemmeno troppo riveduta e corretta ma sicuramente attraente e simpatica. Non servono troppe parole per descrivervi l'impresa, ma solo 10 minuti,ed essere pronti a gustarsi in video quello che fanno! Ricordateveli bene, loro sono gli Oblivion, e sono sicuro si sentiràparlare sempre più di loro. Guaradate come ci trasformano Renzo e Lucia, e preparatevi a ridere!

Simone Ariot

venerdì 14 maggio 2010

A Livella: e alla fine siamo tutti uguali!


Lo diceva Parini nel "Dialogo sopra la nobiltà" e il buon principe De curtis, in arte Totò, nella celeberrima "Livella". Possiamo pure pensare a tutte le possibili differenze tra ceto, classe sociale, livello d'istruzione e valore della dichirazione dei redditi, ma alla fine, dopo una vita più o meno vissuta e più o meno soddisfacente,quando siamo morti voglio dire, siamo sempre tutti uguali!
E' un concetto tanto semplice quanto scontato ci verrebbe da dire, ma se pensiamo alle trovate che nei millenni hanno voluto trasformare tombe e sarcofaghi dei potenti per distinguerli dalla massa ci verrebbe da pensare che evidentemente il concetto tanto scontato non è. Le persone inseguono per tutta la vita la ricerca di uno status e di un'identità, e non si accontentano di farlo in vita, la inseguono pure da morti. E se non ci pensano loro lo fanno i parenti, impiegando in molti casi l'intera scarsa eredità per aggiudicarsi la tomba più in del cimitero.
Ma quando si appartiene ai morti che succede?
Siamo sicuri si sviluppino ancora logiche di appartenenza di classe?
Il buon Parini, nella seconda metà del 700', immagina un dialogo tra un nobile e un poeta. Il nobile ritiene assurdo starsene vicino ad un poeta squattrinato, senza conto e senza blasone. Ma il poeta argomenta molto bene nella discussione, ha sempre la battuta pronta e mentre al nobile si marcisce la lingua perchè va in decomposizione, a lui non resta che guardarlo sentenziando che "la lingua dei poeti è sempre l'ultima a guastarsi"!stesso discorso, ma con diversi protagonisti, nella strepitosa poesia di Totò, un concentrato di napoletanità, saggezza popolare ed estro creativo che seppur nella variante regionale si fa capire molto bene. Guardatevelo a seguito!qui!
A voi i commenti.
Simone Ariot

mercoledì 5 maggio 2010

Ti presento un libro !

Eccoci, siamo arrivati.
Vi avevo promesso nell'ultimo post che nel giro di pochi giorni sarebbe stato disponibile il video con la nostra puntata.
Facciamo un po' il punto sulla situazione, tornando ai primi di gennaio, quando stavo parlando con la direttrice della rete Iris Mediaset per la realizzazione di una trasmissione che riguardava l'altra mia vita (non quella dell'insegnante), quando tutto ad un tratto penso che forse, una volta tanto, la televisione potrebbe essere stata interessata a parlare della scuola in modo diverso da come fa solitamente. Non avevo intenzione di proporre uno scoop su un insegnante pazzo che tortura gli alunni o l'ennesima storia di bullismo ma, più semplicemente, di un metodo didattico che ben si presta ad essere raccontato attraverso il piccolo schermo. La trasmissione in oggetto "Ti presento un libro" parla di letteratura, e ogni puntata racconta un libro o ciò che ruota attorno un libro. Fa parte del palinsesto di Iris, il canale tematico dedicato al cinema e alla letteratura, e mi sembrò immediatamente fatto su misura per noi. Nel giro di pochi minuti era già stabilito tutto, era fatta! Nel giro di pochi giorni sarebbe venuta una troupe di cineoperatori e in un oretta si doveva registrare la trasmissione. Non è stato per nulla difficile, non abbiamo dovuto far altro che comportarci come sempre avviene ( magari un po' più tranquilli ! ) e farci riprendere. Qualche studente è stato intervistato ( bravissimi Alessia e Marco) e da una quarantina di minuti di "girato" il montaggio ne ha poi ricavato i nostri 4 preziosi minuti. Spero che attraverso questo video tutti possano capire quello che abbiamo fatto sinora in classe, per un anno scolastico intero, andando contro qualsiasi logica della programmazione di dipartimento ma mettendoci del nostro. Abbiamo voluto credere in una cosa nuova, che vede gli studenti non solo spettatori ma attori del processo di apprendimento, attraverso tappe che via via hanno coinvolto sempre più la loro attenzione, integrando alla letteratura arti e discipline più o meno affini come l'informatica, il cinema, il marketing. Personalmente trovo sia stata l'esperienza didattica più riuscita e interessante della mia breve carriera di insegnante, e il fatto che non sia stata imposta dall'alto ma partorita da un momento di sconforto mi fa ben sperare. Una sorta di buon augurio per tutti quei docenti che sentono di non trovare più una chiave per coinvolgere i propri studenti, perchè proprio nel momento in cui ci si rende conto che qualcosa non va possono venir fuori risorse inaspettate. Siate creativi miei cari colleghi, divertitevi e sperimentate, perchè, ve lo posso assicurare, così si imapara di più e meglio. Ringrazio anche i genitori degli studenti della 2ast che hanno creduto in questo progetto e mi hanno appoggiato, e tutti gli spettatori esterni che in questi mesi hanno seguito numerosissimi PAROLEFANTASIOSE e gli altri blog del progetto. I colleghi di scuole lontane ( Bomba!)in Italia e nel mondo, blogger naviganti, giornalisti e ricercatori. Tranquilli, PAROLEFANTASIOSE non muore, continuerà anche nel caso dovessi finire in un'altra scuola, e per l'anno prossimo ho in mente una cosa nuova.......che ha a che fare con il sommo poeta..........
Avete indovinato?
p.s. Ma ora guardatevi il video ( avevo 39° di febbre, perdonatemi l'evidente presenza sfatta)


Simone Ariot

lunedì 3 maggio 2010

I'm arriving

Scusate, perdonatemi. Non mi faccio sentire da un po' lo so. E' che talvolta gli impegni sono troppi, il tempo è poco e le scadenze si fanno sotto. A volte è anche una questione di ispirazione. Quando ce l'hai magari è notte , sei lontano da un pc e non puoi annotarti quello che hai da dire. E così rinvii, aspetti e aspetti ancora, fino al momento in cui l'ispirazione speri possa arrivare da un momento all'altro mentre sei seduto al pc.
Beh, sappiate che questo momento ancora non è arrivato, ma arriverà presto, entro al mx 4 giorni. Perchè ho qualcosa tra le mani che scotta, e ha a che fare con questo blog.......con la televisione......con la mia splendida classe 2ast, con molte cose.
Quindi state in allerta, entro pochi giorni post con grandi novità!
Intanto ascoltatevi questa canzone, un classico, che è stata rifatta in un' infinità di versioni, dal punk al raggae, dal jazz al soul, dal pop, all' etnico. Sublime. Personalmente l'ho scelta come canzone da mattere al mio funerale.Soprattutto se dovessi morire giovane e in circostanze estreme.

Simone Ariot

domenica 18 aprile 2010

Sunday morning

Domenica mattina la pioggia sta cadendo.
Comincia così questa canzone dei Maroon Five, descrivendo quell'atmosfera che più si va avanti più s'impara a riconoscere non solo dal calendario ma da un miscuglio di sensazioni, sapori, odori, abitudini.
Già, ma perchè deve piovere quasi sempre la domenica mattina? forse per farci venir voglia di starcene a letto, di poltrire senza alzarsi, sfogliando una rivista o navigando a casaccio con il nostro notebook. Un tempo la domenica mattina era sinonimo di solenne messa, solenne ritrovo per salutare qualche compaesano, solenne pranzo di famiglia e spesso e volentieri solenne noia che ne scaturiva. Oggi la domenica mattina è sempre più uno spazio di attesa, un momento fuori dal tempo, non normalmente scandito da ritmi frenetici e impegni che infittiscono l'agenda. Una sorta di tempo sospeso. Già Leopardi nel "sabato del villaggio" ce lo diceva bene: la domenica è l'illusione della felicità, è il constatare che se ne andrà velocemente riportandoci nei nostri grigi e quotidiani lunedì martedì mercoledì giovedì venerdì , per poi trovare il sabato ( non del mattino purtroppo) in cui poter assaporare la fine del tram tram. Per il nostro amico poeta era proprio il sabato il momento migliore, perchè portava l'illusione della felicità del giorno dopo, felicità che non sarebbe mai arrivata!
Ora sto qui, sul letto, sveglio da tre ore ma senza la voglia di alzarmi a fare e non fare molte cose, aspettando l'ora di pranzo. La domenica mattina, a meno che non si sia programmato qualcosa, la vedo un po' così. Preferisco di gran lunga il sabato mattina, anche se da due anni a questa parte purtroppo lavoro. Il sabato mattino e la sveglia alle nove, doccia con calma, uscita per comprare i giornale, colazione da Sorarù, qualche volto che non vedevo da tempo per il più classico "E chi si vede? come stai, ti vedo bene" e falsità varie, passeggiatina e visione delle donne più belle. Perchè chissà perchè, ma il sabato mattino le donne sono più belle e raffinate.

Simone Ariot

lunedì 5 aprile 2010

Quando i media si trasformano



L' M.I.T è un posto speciale. Le migliori menti del mondo se ne stanno lì, a volte in una quasi assenza di socialità, a sperimentare tecnologie e algoritmi che spiegano le più grandi innovazioni o scoperte dei nostri tempi. E' una sorta di tempio del progresso, qualcosa che supera Harward perchè più che posto dove studiare è un posto dove inventare e innovare. Giovani ricercatori a cui sono affidati milioni e milioni di dollari per sperimentare le loro idee. Henry Jenkins al MIT ( da pronunciarsi emmaitì) è direttore del Comparative Media Studies Program dove si occupa del rapporto tra cultura umana e nuove tecnologie,oltre ad essere autore di numerosi saggi di successo. In questo nuovo libro, con piglio decisamente anglosassone, il prof. Jenkins analizza un presente dominato da un cambiamento in atto in cui le nuove tecnologie la fanno da protagoniste. Un cambiamento che non è solo sulla carta e riferito alla tecnologia, ma alla ripercussione che sta avendo sugli individui. Sta cambiando il modo di imparare, di informarsi, di valutare le cose, di interagire con i propri simili, di organizzarsi la vita. Un cambiamento talmente veloce che rimanere al passo e aggiornasi è diventato per alcuni un vero e proprio lavoro. Per altri, invece, la tecnologia è passata vicino sfiorandoli e non coinvolgendoli. Si tratta spesso di soggetti deboli o tutelati per i quali non è fondamentale adeguarsi. A volte si tratta di soggetti privilegiati, che possono permettersi di stare lontano da un mondo che li spaventa. Questo libro è come una sorta di reportage, i cui soggetti non sono i mezzi di comunicazione ( internet, telefonini, sms, mail....)ma coloro che li usano per comunicare, cioè noi. E' buffo ma quasi non ce ne rendiamo conto, anzi direi che non c'è minimamente la consapevolezza di quello che sta accadendo poichè quando ci sono grandi rivoluzioni coloro i quali le stanno vivendo non se ne accorgono nemmeno. Ma questi ultimi anni stanno segnando un'epoca, o meglio un vero e proprio periodo storico. Fra mille anni segneranno il 2000 come il momento in cui comincia l'interconnetività, l'abolizione delle barriere che segnano le distanze geografiche, l'esplosione del multitasking intesa come capacità di fare e pensare molte cose contemporaneamente, sebbene lontanissime tra loro per analogie o forma. Un mondo che ci condiziona molto ma non ancora troppo, che procede a velocità separate a seconda del luogo e della condizione sociale che si trova. La scuola ne ha paura, molta paura, il mondo del lavoro la declama ma non la riesce a sfruttare, l'emotività e la socialità delle persone oscilla tra i vantaggi che riesce ad assicurarsi e le terribili ( talvolta) conseguenze a cui tutto ciò può portare. E' una sorta di prova per l'homo filosoficus attuale, individuo pensante e problematizzante continua ad autosottoporsi. IN questo libro si arriva alla radice di molti equivoci estirpandoli, individuando il vero problema e arginando al di fuori le banalità che ogni giorno si producono.
Simone Ariot

lunedì 29 marzo 2010

Il sapore del sole



Basta fermarsi ed aspettare. All'aperto sia inteso, e possibilmente in campagna. Ma anche in città va bene ugualmente. In inverno non è semplice, in autunno quasi impossibile, ma primavera ed estate garantiscono ottimi risultati. Certo non lo si può scegliere dal menù e nemmeno prenotare in anticipo, ma quando arriva, magari inaspettato, assaggiarlo diventa un'esperienza unica. Se in più non lo si vedeva/sentiva/toccava da mesi......beh allora il risultato è sensazionale.
Non sto parlando di un cannolo sicialano né di un babà napoletano, ma di una cosa molto più grande, infinitamente: Il sole.
Non m'interessano le sue caratteristiche tecnico-scientifiche e nemmeno sapere a quanti milioni di km se ne sta da noi, ma so solo che quando mi bacia e mi accarezza sento sempre qualcosa di indefinibile. Ieri mi sono seduto su una panchina in mezzo a un prato. Ho rivolto lo sguardo verso l'alto, chiudendo gli occhi e aspettando. Cosa? Semplicemente che il suo calore facesse effetto su di me!E' come una sorta di droga o di medicina. L'effetto, in chi scrive, è assicurato. Si tratta solo di saper pazientare qualche secondo. Effetti collaterali non ce ne sono mentre quelli fisiologici sono superbi. Dopo pochi secondi si entra in una sorta di sogno in cui si riscoprono immagini, ricordi, odori e sensazioni abbandonate, dove l'estate è protagonista. Dimenticavo di sottolineare che quest'esperienza estetica è consigliata solo a chi ama l'estate immaginandola come la Sola Amante possibile fra le quattro stagioni. Un'esperienza pericolosa e difficile perchè potrebbe portare alla dipendenza. Io ne soffro ma non ho alcuna intenzione di curarmi. Se potessi prolungare l'estate e trasformarla in una stagione unica che dura 365 giorni sarebbe il massimo. D'altra parte per me l'estate è il tempo che scelgo, quello in cui nulla è imposto e in cui mi sento veramente vivo. Mi dicono che d'estate sono un'altra persona, più sorridente e più felice, ma soprattutto più libero. Più libero perchè sollevato da molti impegni professionali ma allo stesso tempo più libero anche mentalmente, più leggero. D'altra parte, per me, estate sigifica vacanze, e per uno che è uscito dalla scuola come studente per rientrarci immediatamente come insegnante l'estate è soprattutto il momento della grande sospensione dell'attività scolastica. Un mese e mezzo di non lavoro ( non tre come molti credono) e un altro mese di mezzo lavoro considerando che gli esami e settembre non sono la stessa cosa che l'insegnamento tradizionale. E in quei giorni rinasco. Prendo la moto e me ne vado al mare, in laguna, oppure in collina per perdermi fra i vigneti. La sera amo uscire in bici, con una vecchia bici dai freni a bacchetta, o con la mia 500 degli anni 60, macchinetta mitica entrata nella storia.........Ed è il sole che mi accompagna in tutto ciò, anche la notte, perchè guardo la luna e so che dopo poche ore il suo fratello maggiore tornerà a trovarmi, garantendomi luce e ........felicità.
p.s: Questo era un post felice, ogni tanto ci vuole!!!!
Simone Ariot

mercoledì 17 marzo 2010

Diamo un voto ai professori !



I nostri amici americani sono sempre più avanti. Non deve stupire quindi se viene proprio da loro il suggerimento di estendere la valutazione scolastica non solo agli studenti ma anche ....ai professori. Non gioite troppo miei cari alunni-lettori, si tratta solo di una proposta che in ogni caso avrebbe un valori solamente indicativo. Ma se in Italia gli insegnanti possono ancora dormire sogni tranquilli protetti da un garantismo che fa più danni che altro, nel nuovo continente quella del social rating è un'abitudine diffusa e consolidata. Con questo termine composto si intende appunto la valutazione da parte dell'utenza di un servizio, in questo caso offerto dalla scuola e dalle Università.
Come spiegano nell'articolo di Wired "presenza alle lezioni, disponibilità in orario di ricevimento, cortesia e interazione via mail, comportamento in aula e agli esami, capacità di esposizione e grado di aggiornamento tecnologico del professore e delle lezioni sono i parametri attraverso i quali gli studenti valutano i propri professori". Una dinamica di questo tipo, se resa pubblica, condiziona la percezione di un'istituzione educativa, indirizzandone gli sguardi del mondo intero, nel bene e nel male. Questo cosa significa? Ad esempio che un docente con un rating molto alto possa ottenere un'offerta di lavoro da una scuola più prestigiosa, con un considerevole aumento di stipendio. In altri paesi occidentali è la regola, nel belpaese si è tentata la via di internet e grazie a un sito si sono contate 28.000 valutazioni, con qualche minaccia di querela. C'è da chiedersi quanto possano essere obiettive le valutazioni di studenti che per ovvi motivi sono spesso portatori sani di odio nei confronti della categoria docente, ma allo stesso tempo è impossibile negare l'utilità di un sistema che generalmente offre più vantaggi che altro. Non solo agli studenti, ma anche e soprattutto agli insegnanti. Qualsiasi discorso inerente meritocrazia e introduzione dei livelli di carriera tra i prof. italiani (unica professione al mondo in cui non esiste la possibilità di carriera) non può prescindere da una riflessione sulla valutazione. Attualmente, infatti, il miglior insegnante d'Italia ed il peggiore non solo guadagnano lo stesso stipendio, ma il secondo gode dell'impunità nel caso decidesse di non faticare e abbandonarsi ad una sorta di vacanza perenne fra le mura scolastiche, faticando chiaramente di meno. E voi cosa ne pensate? Quali parametri utilizzereste per valutare i vostri prof. del presente o del passato? Avete esempi celebri da raccontare? Sono curioso. Molto curioso.

Simone Ariot

martedì 9 marzo 2010

©opiare? Tranquilli, in Italia se ppò fà!




Corso di recupero di italiano: uno studente legge la recensione ad alta voce in teoria scritta da lui e commissionata dalla sua insegnante quando, dopo poche righe, riesco a fermarlo continuandone la lettura. Cosa c'è di strano? Semplicemente il fatto che lui non mi aveva consegnato alcuna copia, me l'ero autonomamente procurata cercando in internet un riassunto della novella in oggetto (che non conoscevo). Lo sguardo stupito e sornione allo stesso tempo non riusciva a rivelare quella millantata furbizia in realtà inesistente. L'adolescente in questione non aveva fatto altro che copiare una recensione da internet, così come fanno tutti i giorni la quasi totalità di studenti italiani alle prese con temi, riassunti, recensioni e versioni latine, e consegnarla allo sprovveduto insegnante di turno. Ma a volte agli studenti va male e si trovano insegnanti digitali che ormai hanno scritto più parole su schermo che su carta. Stessa scena questa mattina. Mi arriva per posta elettronica un tema per casa di uno studente mandato al corso di recupero di italiano. Dopo nemmeno due righe capisco che il vocabolario utilizzato non può essere di un quindicenne e allora il copia-incolla lo faccio io, sulla barra di Google, rilevando non uno ma ben tre siti da cui aveva "preso spunto". Tranquilli, perchè per i puristi che sostengono che nei compiti in classe e agli esami la questione cambia, vi assicuro che non è così. Smartphone della nuova generazione assicurano connessioni veloci e stabili e senza troppi problemi l'effetto copia-incolla da pc può essere replicato.
Una società di studenti "copioni quando possibile" quindi, ma allo stesso tempo una società di insegnanti ingenui e miopi e nella maggior parte dei casi ancora analfabeti informaticamente; abili traduttori di antiche storie latine ma incapaci di comunicare al mondo, pronti a farsi beffare dall'adolescente di turno.
Quello che non si capisce è comunque il perchè di una tendenza prepotentemente italiana. Nei paesi anglosassoni il copiare è vissuto come una vera e propria mancanza civile. Un atteggiamento deplorevole prima ancora che perseguibile.
Ricordo i racconti di un amico italiano che ha studiato a Sidney e forte della sua proverbiale capacità nell'imboscare biglietti tentò il tutto e per tutto all'esame di macroeconomia. Sgammo immediato e conseguente espulsione dall'Uniersità. Ripeto, espulsione! In Italia, nel peggiore dei casi, sarebbe stato invitato a ripresentarsi all'esame all'appello successivo. Oppure il caso di A., che in una prestigiosa Università americana è stato sottoposto ad un vero e proprio processo accademico per una citazione inserita in un lavoro senza l'indicazione delle fonti. Esagerati? NO, semplicemente si attribuisce il giusto valore al lavoro prodotto da qualcuno.
Riprendere qualcosa scritto bene può essere saggio,soprattutto se la si sa inserire e contestualizzare, ma citare l'autore è d'obbligo! Non so se mi sono spiegato, ma se dico d'obbligo significa che è una questione di legge, non di morale.
Certo che fino a quando si continua a scrivere con l'inchiostro sui fogli di carta può essere più complesso per un docente monitorare il tutto, ma non preoccupatevi, se continuerò ad essere il vostro insegnante, da questo punto di vista, non avrete sconti.
Copiare insomma è una cosa particolarmente da loser, è rinunciare alla propria identità per assumere, tra l'altro senza comunicarlo, quella di un altro. In più è stupido, perchè comunque costa fatica, e se si deve spendere della fatica è meglio spederla per qualcosa che faccia crescere e migliorarsi. E non stiamo parlando di matematica o storia, per le quali non è molto semplice metterci del "proprio", stiamo parlando di lettere e nella fattispecie recensioni, temi, idee.... Scrivere un tema è come affrontare una seduta d'analisi, è un mettersi a nudo rispettando comunque un linguaggio, una forma e delle regole (e non poche). Perchè quindi vendersi in questo modo a quello stupido e insignificante Dio che si Fa chiamare "Pigrizia"? Ditemelo voi, se ci riuscite, perchè proprio un motivo non lo trovo, oltre la pigrizia stessa.


Simone Ariot

mercoledì 3 marzo 2010

Problemi di Tempo



Il tempo in una storia non è mica un elemento secondario. Che la si scriva o la si viva, un'avventura della vita è influenzata dal tempo che lo rubi o lo chieda, lo sfrutti o lo sperperi. Decidiamo di scrivere una storia e, zac, non c'è più tempo. Vogliamo immergerci in essa, e il tempo vola ed è già finito. Ci troviamo a una noiosa lezione di qualsivoglia materia.....e il tempo non passa più, scorre a rallentatore come un conto alla rovescia. Per non parlare di quando siamo in estasi, nella situazione migliore di questo mondo, e il tempo mette il turbo e scappa via.
Abbiamo uno strano rapporto con il tempo, successione di momenti che dividiamo in presente, passato e futuro e di cui percepiamo soprattutto quello che è già scorso rispetto a quello che scorrerà. Già Seneca, filosofo e letterato romano, diceva che la parte di vita che viviamo è piccola, il resto è tempo, perchè c'è molta differenza tra il vivere a lungo e lo stare a lungo in vita; proprio per questo il tempo andrebbe ben custodito, perchè non sappiamo quando ci viene a mancare. Sicuramente il presente è breve, il futuro incerto e il passato sicuro e l' afferrare il presente sarà la sfida in cui ogni uomo dovrà imbattersi in vita propria.
E nella scrittura? Domina il tempo o lo spazio? Ci condizionano maggiormente, da studenti, le tre ore per scrivere un tema, tre ore che passano a ritroso fino ad annullarsi al suono della campanella definitiva, o il bianco del foglio ancora privo di segni e contenuti, uno spazio geografico che cerca un riferimento?
Il tempo insomma ci condiziona, nelle dimensioni pratiche e in quelle intellettuali, anche se diversamente scandito ma fortemente presente, e tutta la nostra vita è in relazione al tempo. Tempo del giorno e della notte, dell'azione e del riposo, della vita e della morte. Unica certezza è che il tempo c'è, indipendentemente da quanto possa condizionarci.
E voi, che rapporto avete con il tempo?

Simone Ariot

domenica 21 febbraio 2010

Libero post in libero blog: sull' infelicità


Incondizionatamente o forzatamente emancipato nella volontà di non dover sempre dichiarare una parvenza di felicità inesistente, mi lancio in un post triste, perchè non si può essere sempre felici. O forse non lo si vuole, visto che in fin dei conti è proprio nello stato d'infelicità che si conosce il più tipico tratto umano.
Gli animali possono essere nervosi, spaventati, euforici, contenti di dimostrare affetto per qualcuno o di riceverlo, possono essere tristi e nostalgici quando perdono il contatto con il proprio padrone, ma infelici..........infelici è un' altra cosa.
L'infelicità presuppone la consapevolezza dell' individuo rispetto allo stato emozionale che lo rappresenta, definendosi in misura della propria sensibilità e rivelandosi in modo manifesto.
La capacità di essere infelici rende necessario il suo riconoscimento e, come per tutto il resto, il riconoscimento di un qualcosa dipende dal confronto con qualcos'altro. Con la felicità quindi.
Si può essere infelici solo se si è stati felici, e tanto più la felicità è stata significativamente valutata tanto più la perdita del suo contenuto può portare all'infelicità più elevata.
L' essere umano più definito è quindi colui che riesce a passare da un estremo all'altro, colui che passa dall' estasi alla più profonda tristezza, un essere che conosce, a differenza degli altri viventi, quelle situazioni così estreme che lo portano a differenziare se stesso dagli altri suoi simili, come non avviene negli animali.
Avete mai visto animali che sviluppano le differenze individuali che conoscono gli umani? Direi di no, tranne che nei cartoni animati.
Vabbè, post triste si era capito, ma che volete che ci faccia, ci sono giornate così, caratterizzate da qualche fatto o, semplicemente, giornate che non vanno.
Le cose possono non andare a causa nostra, a causa degli altri, a causa di sfighe e incroci malevoli di circostanze favorevoli. Una cosa un po' alla Sliding doors. A volte un'occasione salta, o arriva nel momento sbagliato. Bisogna saperne aspettare un' altra, anche se preferiremo che quella stessa possa tornare.

Simone Ariot

p.s: mi riprometto di non scrivere più post tristi.

lunedì 8 febbraio 2010

Scuola e media: ci siamo anche noi.



In principio fu il maestro Manzi: era il 1960 e con la trasmissione televisiva "Non è mai troppo tardi" ha insegnato a più di un milione e mezzo di italiani a leggere e scrivere. Innovativo sperimentatore della didattica a distanza, ha creduto in un nuovo strumento che alcuni vedevano ancora come il Diavolo fattosi macchina. Probabilmente è stata una delle prime occasioni in cui l'insegnamento è uscito silenzioso dalle pagine di romanzi come Cuore e Pinocchio ed è entrato nemmeno troppo in punta di piedi nella scatola grigia destinata a diventare di lì a poco l'elettrodomestico preferito da milioni di italiani, e non solo.
Da quel momento in poi la scuola farà la sua comparsa nel grande e piccolo schermo mostrando un quadretto non sempre corrispondente alla realtà e contribuendo a costruire la forma stereotipata di diversi tipi umani presenti nel mondo della scuola. Dall' insegnante frustrato del "Maestro di Vigevano" con un sofferto Alberto Sordi, al pluriripetente Chicco Lazzaretti dei "Ragazzi della terza c", talmente affezionato alla scuola da risultare sconvolto il giorno del superamento dell' esame di maturità. Non solo ruoli comici, oltreoceano film come "L' attimo fuggente"( 1989) hanno fatto sognare a generazioni di adolescenti di incontrare un insegnante carismatico e anticonformista come il professor Keating che liberava i suoi scolari dalla morsa delle aspirazioni/imposizioni familiari, o come Mel Gibson ne "L'uomo senza volto" (1993). Tornando in Italia, dobbiamo a Daniele Lucchetti e ancor di più all' autore dei romanzi che l' hanno ispirato, Domenico Starnone, il film che meglio ha raccontato la realtà anacronistica, spesso incoerente, della scuola italiana nell'onomimo "La scuola" (1995)a cui seguirà senza ottenere lo stesso successo "Auguri Professore" con lo stesso e magnifico Silvio Orlando da molti ricordato come il migliore attore-professore del cinema italiano.
Ma vi sono anche sceneggiati (telefilm) per la tv come "Sei forte maestro" con Emilio Solfrizzi o "Caro maestro" con Marco Columbro, questa volta ambientati nelle scuole elementari, o veri e propri quiz televisivi ( "per un pugno di libri") dove si testano le conoscenze letterarie di classi a confronto capitanate da un rappresentante e guidate nel percorso di gara da Neri Marcoré e Piero Dorfless. Non dimentichiamo infine, in ordine di tempo, "Mtv school in action", un programma della popolar rete televisiva tanto amata dai teen agers in cui si organizzavano spettacoli musicali all' interno delle scuole ( 2005-2007)e, per citare la radio, l' appuntamento del sabato mattino di Radio24 "Obbligo di frequenza".
Poi di scuola se ne parla al telegiornale soprattutto per vicende che sarebbe meglio non sentire di cui spesso ci chiediamo il senso ( bambini disabili picchiati, bulli allo stato brado, professori impazziti)ma mai una volta che se ne parli per raccontare quanto di buono o comunque interessante si riesca a realizzare dentro la scuola. Bene, dobbiamo fare ammenda e smentire questo luogo comune secondo il quale la scuola non interessa i media, perchè abbiamo appena scoperto che è vero il contrario.
Venerdì 5 Febbraio la trasmissione "Ti racconto un libro" (della rete Iris del digitale terrestre di Mediaset) ha inviato una troupe per registrare un' intera puntata proprio qui da noi, nella 2AST del liceo scientifico Quadri di Vicenza. Incuriositi da questo metodo che vede i blog protagonisti della didattica si sono spinti in terra vicentina per documentare una lezione tipo ( 50% d' aula, 50% di laboratorio) e intervistare il sottoscritto e gli studenti che stoicamente sono restati a scuola al pomeriggio nonostante non fosse orario di lezione. ( Chapeau). Già, perchè se tra chi ci segue regolarmente ( mi riferisco ad esempio ai silenziosi amici di Bomba, Chieti e giù di lì)qualcuno si fosse chiesto da dove salta fuori questo blog e quelli ad esso collegati, possiamo rispondere che si tratta di un esperimento autonomo di didattica che chi scrive e la sua classe stanno portando avanti da alcuni mesi. Forse, per capire meglio, potreste leggere l' articolo che lo stesso Venerdì 5 febbraio il Giornale di vicenza ha pubblicato, probabilmente mosso dallo stupore suscitato dal saper essere in città un' importante rete televisiva di Mediaset. Bene, una puntata televisiva e un articolo in un solo giorno, entrambi utili a far comprendere anche a chi non fa parte del progetto le caratteristiche e le peculiarità di un percorso che stanno garantendo sempre maggiori soddisfazioni e che stanno avvicinando sempre più alla lettura e alla scittura chi prima poteva definirsi lontano.
Non appena la puntata sarà uscita dalla sala di montaggio posterò il link e il filmato, e a quel punto tutto apparirà molto più chiaro.

Simone Ariot

lunedì 1 febbraio 2010

Io e Raffaele



A volte si cercano risposte a complesse domande molto più lontano rispetto a dove le si potrebbe trovare. A volte può essere sufficiente fermarsi e guardarsi dentro, in altre occasioni è più consigliabile affidarsi a qualcuno che possa ascoltare, e individuare nella confusione che c'è in noi quella nube da schiarire, quell' ostacolo da superare. Nella vita come nella scrittura ci sono difficoltà e nella vita come nella scrittura ci si imbatte in esse. Grazie a Giovanna Viola(scrittrice e insegnante nel nostro liceo) e al suo libro ( IO e Raffaele,ed Domna), ci avventureremo proprio in queste difficoltà. Qeulle che nella vita ogni individuo incontra, e quelle che nella scrittura ogni scrittore sperimenta almeno una volta ( e spesso molte di più). Un libro che ci parla della vita , e un' autrice che ci parla di scrittura. Il tutto, giocando in casa ( Liceo Quadri)

Quando si capisce se l' idea del romanzo è quella giusta? Come si superano i blocchi creativi? Come avvicinare la penna a quel foglio di carta o schermo del pc che tanto spaventa? E ancora, quando si capisce che l' idea è finalmente quella giusta?
Sarà un incontro-conversazione, passando dalla presentazione del romanzo di Giovanna ai dubbi che voi, giovani scrittori, continuate giustamente ad avere. Copywriter, editor, webmaster, ce n'è per tutti. Voglio vedervi attivi e curiosi, con domande interessanti e spunti che diano il la a un "concerto letterario estemporaneo" ( mi piace l' idea n.d.r)
Simone Ariot

giovedì 21 gennaio 2010

Less is more



"Ieri a Rouen il signor Colombe si è ucciso con un colpo di rivoltella. Nel marzo scorso sua moglie gliene aveva sparati tre. I due erano in attesa di divorzio".

Il 24 dicembre, visitando una libreria, una triste constatazione: In tutto il 2009 avevo letto meno della metà dei romanzi che solitamente ingurgito in un anno. Dovevo assolutamente saldare il debito con la letteratura, e avevo solo una settimana! Romanzi in tre righe, libro di Félix Fénéon, faceva al caso mio. La formula Fénéon è molto semplice: una riga per l'ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l'epilogo a sorpresa. Grazie alla fantasia dirompente di un impiegato ministeriale nato a Torino e vissuto in Francia a cavallo tra 8 e 900', schiere di studenti, bo-bo ( Bourgeois-bohèmien ), insegnanti di lettere con sensi di colpa o sedicenti appassionati lettori possono finalmente smetterla di sentirsi in colpa: in un paio di minuti si riescono a leggere una decina di romanzi, riallineandosi alla media di lettura dei bei tempi che furono.
Il medico incaricato di eseguire l'autopsia sul cadavere della signorina Cuzin, di Marsiglia, deceduta in circostanze misteriose, afferma essersi trattato di suicidio per strangolamento." Se invece non avete motivo di sentirvi in colpa per mancanza diretta di frequentazione letterarie sapiate che Fénéon lo si può ringraziare almeno per un altro motivo. Ci insegna che a volte "Less is more", come diceva l' indimenticato Mies van der Rohe, "Il meno è più". Non serve cercare sempre e solo il il dettaglio del dettaglio del dettaglio, ma soffermarsi sull' essenza, che deve essere chiara, ben espressa, lucida e snella. Parole taglienti usate da una figura della letteratura francese che per primo ha coniato il termine impressionismo e che ha prodotto un'innumerevole serie di critiche letterarie sule più autorevoli riviste francesi. Scopritore di Mallarmé e Rimbaud,apprezzatissimo redattore di rapporti ministeriali e segretissimo scrittore di letteratura, per anni pubblicò sulle pagine del quotidiano Matin questi brevi esempi di letteratura. Fatti reali e accaduti, maestosamente trasformati in brevi romanzi. Grazie al fatto raccontato? Anche, ma soprattutto grazie allo stile e alle parole usate. Less is more!

"Domenica, un sommozzatore di Nancy, Vital Frérotte, è morto per una banale errore. Era appena tornato da Lourdes, definitivamente guarito dalla tubercolosi."

Ma tutto ciò non vi ricorda Twitter? ne riparleremo,.... o ne parlerete voi.

Simone Ariot

mercoledì 13 gennaio 2010

Creativamente ozioso



Ore 23:10. Sono appena rincasato dopo le mie solite 15 ore di lavoro, d' altra parte ero uscito di casa alle 8 del mattino. Ho fatto lezione, un consiglio di classe, risposto a una ventina di mail e spedite altrettante, ho letto 3 racconti dei miei studenti e una quindicina di recensioni, poi ho impostato le lezioni di domani. Ho parlato di letteratura con una collega e presentato alcune idee al preside. Mi sono trovato con un amico all'ora dell' aperitivo per parlare di una questione di lavoro ma poi abbiamo incontrato x e da li è nata l' idea per un nuovo evento da organizzare. Poi, a cena con y, abbiamo discusso di come usare i social network nei business e in quel momento ricevo un sms da k che mi segnala una richiesta di consulenza pervenuta da una società che opera nel settore del turismo. Guardando la bottiglia d' acqua che avevo davanti noto una parola che corrispondeva al titolo della poesia spiegata in classe e collegandola al turismo ho un' illuminazione. Quelle poche parole erano perfette per il testo della pubblicità che devo consegnare tra pochi giorni. Torno a casa e mi rimetto al pc, controllo l' ultima posta e approfondisco alcuni fatti che m' interessano.

Scusate, ma oggi ho lavorato o mi sono divertito?

Togliamo quelle 4 ore di lezione e l' ora del consiglio di classe per le quali la mia presenza era obbligatoria e ne rimangono comunque 10. Si trattava di lavoro o di divertimento? Di cose importanti o futili?
Un tempo i latini ( e vedete che ritorna sempre il mio primo lavoro d' insegnante) parlavano di due realtà molto lontane: Otium e negotium.
La prima era un' attività dedicata all' arricchimento culturale, allo studio, a ciò che comporta un' evoluzione spirituale e disinteressata dell' animo: leggere, disegnare, dedicarsi alle arti, parlare di argomenti colti con amici.
Con il termine negotium, al contrario, si indicavano le attività finalizzate all' arricchimento in senso economico ( da qui il concetto di negozio come luogo fisico in cui si vende), dando per scontato che queste fossero incompatibili con una dimensione culturale. Nel corso dei secoli il concetto di otium ha assunto un' accezione negativa, quasi di perdita di tempo, di svacco ("smettila di oziare in quel divano!!")arrivando all' idea che le sole cose serie fossero quelle che portano un'arricchimento sul piano monetario.
Ora si assiste a una rivalutazione del concetto originale di otium con un' aggiunta che non fa certo male, soprattutto in tempi di crisi come questi in cui si avverte uno straordinario bisogno di creatività. Potrebbe sembrare un ossimoro ma l' ozio creativo, teorizzato dal sociologo Domenico De Masi, è proprio la condizione in cui mi sono trovato oggi. E' un lavorare divertendosi, facendo ciò che si ama e che non pesa. E' una realtà in cui i confini tra il lavorare, sperimentare, giocare e comunicare si confondono e si lascia libero spazio a quella creatività che di fatto è soprattutto fantasia.
In tempi in cui dei noiosi e ripetitivi lavori della produzione se ne occupano le macchine, all' uomo non rimane che farsi venire un'idea e trovare le soluzioni per realizzarla, possibilmente seguendo una strada nuova e non percorsa da tutti. E' proprio in questi momenti che realtà appartenenti a mondi solo in apparenza lontani entrano in comunicazione. E' in momenti come questi che un poeta dell' 800 torna utile al pubblicitario del 2010, o che viceversa un blog nato per una comunicazione non formale diventa strumento didattico destinato a giovani liceali. E' trovare in tanti link, infiniti, un collegamento comune, dovendosi preoccupare delle scelte.
E uno studente......, come può trasformare il suo studio in uno studio ozioso ( in senso latino) e creativo?


Simone Ariot

mercoledì 6 gennaio 2010

Largo agli anni 10'.


Sono arrivati, nemmeno troppo annunciati e privi di quel calore mediatico che come un' onda ci sta abituando ad accompagnare l' arrivo dei momenti più significativi.
A dire anni "10'" ci vengono in mente cartoline in bianco e nero liberty di un secolo fa, invece no, eccoli qui, protagonisti di un nuovo secolo e silenziosamente scesi dalla cometa delle novità.
Cosa ci porteranno gli anni 10'? Successo, amore, pace, soldi e salute?
Non credo, o meglio, non credo solo tutte queste belle cose.
Forse non ve ne siete accorti ma questi anni zero sono volati come solo le cose nuove volano. Sono stati anni di transizione tra il vecchio e ciò che sarà il nuovo.
Una sorta di passaggio epocale, simile a quello che aveva colpito la fine del settecento in Europa e più propriamente la Francia nel passaggio tra ancienne e nouveau regime. Ma ora non si parla di estensione dei diritti umani o nuovi modi di produzione. Al centro di questo gran cambiamento c'è quella che oggi viene chiamata era digitale.
Forse non tutti se ne rendono conto ma solo dieci anni fa sarebbe stato inimmaginabile pensare che un insegnante come il sottoscritto potesse comunicare con i propri studenti ed altri ancora attraverso il web e che potesse far conoscere la propria didattica ad una comunità virtuale allargata e forse sconosciuta.
Pensate bene, dieci anni di sperimentazione, lenta sperimentazione in cui le persone cominciano e prendere confidenza con una nuova realtà che nel giro di poco tempo diverrà di tutti e per tutti.
Cent' anni fa cominciarono a circolare le prime auto. Roba da ricchi, da pochi privilegiati. Quando se ne vedeva una era come avvistare un ufo. Oggi, in Italia, circolano 34 milioni d' automobili, una ogni due persone. Solo vent' anni fa avere un computer era cosa rara, pochi smanettoni potevano possederne uno, oggi non avere un pc significa automaticamente essere esclusi dalla società. Per non parlare del telefono cellulare: quando nel 98' sono usciti i primi modelli a scheda si trattava ancora di uno status symbol non indifferente, associabile ad imprenditori e uomini d' affari. Oggi, bambini di sette anni sanno già scambiarsi file bluetooth............
La diffusione della tecnologia, per non parlare della sua semplificazione massima d' utilizzo e il costante perfezionamento, è già arrivata.
Ora si comincerà ad utilizzarla nella quotidianità, nel lavoro e non solo nel tempo libero. I medici norvegesi che si coordinano via I-phone o i blogger statunitensi che lanciano agenzie di stampa attraverso un neetbook non sono più scenario da film spaziale, così come non lo saranno gli studenti che si recheranno a scuola con un e-book elettronico e un mini laptop dove prendere appunti, vedere filmati, registrare lezioni e trasmettere presentazioni delle proprie ricerche.
Oggi comincia ufficialmente un nuovo modo di imparare e di produrre cultura, alla quale gli studenti sono già pronti, la maggior parte dei professori molto meno, la politica non ne parliamo. Ma la sfida è tutta qui, dimostrare che la tecnologia e la sua democratizzazione possono aiutare l' apprendimento, la cultura e la conoscenza.
Ora si esce dalla fase di sperimentazione durata dieci anni, e si entra in quella d' azione.
C'è stato un richiamo ufficiale? Un monito generale?
No, sono i tempi che corrono che ci impongono di adeguarci.
E noi lo faremo, facendo letteratura e comunicazione.
Benvenuti anni 10'!

Simone Ariot

mercoledì 23 dicembre 2009

Arrivano gli zombie


POST DAL CONTENUTO EMOTIVO INCENDIATO

Mercoledì 23 dicembre, ultimo giorno di scuola prima delle vacanze. Ora a disposizione. Per gli addetti ai lavori termine conosciuto, per chi non abbia mai insegnato le ore a disposizione sono quelle che un insegnante offre alla scuola per coprire e supplire eventuali colleghi malati.
Devo andare in una quinta, indirizzo scientifico. Prima di entrare in classe parlo con la loro insegnante di lettere e chiedo se può essere utile che vada avanti con il programma o, ancor meglio, simuli un colloquio d' esame. Risposta affermativa e dovuti ringraziamenti.
Entro in classe, è la penultima ora di lezione, ed essendo l' ultimo giorno di scuola non esiste la possibilità di un compito il giorno dopo o di un' interrogazione per cui studiare. Dovrei trovare quindi una classe disponibile, in teoria felice della possibilità che volevo offrire.
"Sono il prof. Ariot, insegno lettere, ho parlato con la vostra docente e possiamo andare avanti con Leopardi, da una prospettiva a cui non siete abituati, o simulare un colloquio d' esame, considerando che non vi conosco e quest' anno il commissario di lettere sarà esterno,quindi un buon esercizio per voi"
"Nooooooooooo"
"E' una possibilità che vi do, un favore che vi faccio disinteressatamente. Credo possa essere utile vedere come interroga un altro insegnante considerato che voi siete abituati con la stessa docente da anni".
Mi guardano come se avessi proposto loro di mangiare merda.
"Guardate che è una cosa senza voto"
Uno si alza , cambia banco, e mentre cammina "sinceramente......"
"ragazzi se non ve ne frega niente ditemelo subito, ribadisco che servirebbe a voi , non a me"
"sinceramente non ce ne frega niente"
Gli altri volti sono di persone in silenzio che non prendono posizione e decisioni. Mi guardano ma nemmeno troppo.
Percepisco la voce di una ragazza che timidamente dice ai compagni "io lo farei, se a uno non interessa fa a meno e non ascolta".
Subito si sente rumoreggiare, lei lo ripropone e il tipo di prima che dice "no no, è l' ultimo giorno".
"bene, non c'è problema, a me non cambia nulla."
Sbagliato, mi cambiava molto. Ero tremendamente incazzato per tre motivi.
1- rendermi conto che quella voce silenziosa non è riuscita ad imporsi
2- rendermi conto che in quella classe non c' erano persone ma fondamentalmente animali in procinto di diventare automi, o meglio, poveracci.
3- constatare che non sarebbe servito a nulla imporre la mia scelta in quanto quelli erano già fottuti a vita. E si vedeva anche solo guardandoli in faccia.

Cosa posso fare per i restanti 45 minuti? Considerando che l' ora successiva la mia classe doveva copiare il tema in bella copia non c'era argomento da ripassare, non avevo altri temi da correggere, né un quotidiano da sfogliare o un pc portatile in mano, né un cellulare smartphone con cui collegarmi ad internet. La sola soluzione possibile consisteva nell' osservare questo gruppo di presunti studenti. Forse, se avessi fatto lezione, potevo far capire loro che sono come le pecore del Canto notturno di Leopardi, animali che vivono giorno dopo giorno senza rendersene conto, senza sentire nulla, senza la coscienza di essere.
Che tristezza constatare questo.Un gruppo di diciottenni che per una volta possono farsi ascoltare su argomenti che hanno a che fare con la vita, e senza essere valutati da un voto, che rifiutano questa possibilità. E per far cosa? Ve lo dico subito: per starsene fermi a non far nulla per un ora. Questo è quello che hanno fatto. Non hanno letto un libro, non hanno nemmeno ascoltato musica. Qualcuno mandava sms pensando di non essere visto, altri parlottavano e a guardare le espressioni l' argomento poteva essere il sabato sera, la patente da fare, i regali di Natale........
Perchè un diciottenne non è interessato ad ascoltare una persona più grande di loro che propone una riflessione su un argomento che riguarda tutti?
Perchè si preferisce starsene muti e fermi come un automa invece di agire e far sentire la propria voce?
Perchè di fronte a uno che offre una possibilità unica la si scarta?

Ricordo quando ero studente. Un giorno viene a farci lezione un prof di un' altra classe. Entra, fa l' appello e comincia a parlarci dell' importanza dello studio del greco, di come questa lingua consenta di conoscere bene i significati delle parole e sia all' origine della cultura occidentale. Quel professore aveva anche un negozio di musica in città e al mattino insegnava latino e italiano. Era un mezzo genio poi quasi cacciato dalla scuola per i metodi che utilizzava, ma quella lezione, quell' ora di lezione, aveva cambiato qualcosa in me. Da quel pomeriggio mi lanciai nell' avventura di imparare il greco antico da solo, senza aiuto di nessuno, senza lezioni private. Ero in quinta liceo e mi sentivo inferiore ai miei amici del classico che studiavano greco. L' ho imparato? beh, almeno ho imparato a leggerlo e scriverlo, le parole principali, un minumo del sistema verbale. Se non fosse entrato in classe quell' insegnante io non avrei dedicato ore su ore allo studio di una lingua morta ma per un insegnante di lettere ancora preziosa. E tutto fu il frutto di un caso.
Ero affascinato da quell' uomo un po' strambo, che arrivava a scuola in bicicletta con una sciarpa rossa e i capelli perennemente spettinati. Credevo che in qualcosa potesse essere un maestro , che almeno avesse qualcosa da dire.
Beh, oggi qualcosa da dire ce l' avevo anch' io, ma nella classe che ho avuto davanti non c' era nessuno in grado di comprenderlo, salvo una persona forse, che non si è però battuta con il resto della classe per un suo diritto.
Triste realtà, soprattutto se questi fatti capitano in quella che è considerata la migliore scuola superiore della città.Un gruppo di ragazzi che dovrebbero poi andare all' Università e diventare classe dirigente. Oggi purtroppo è la prassi, anche al liceo, e allora non stupiamoci della disoccupazione, di un paese che va male e tanto altro.
Questa è la mia testimonianza prenatalizia, a meno di 48 ore dal mio trentesimo compleanno che sarà il 25 dicembre.
Comunque, come è andata a finire l' ora? Dopo dieci minuti di osservazione avevo i conati di vomito quindi block notes in mano mi sono programmato giorno per giorno ( non proprio) le attività per le mie vacanze. Almeno quell' ora è servita a qualcosa.
Trent' anni fa non sarebbe stato così, e si sarebbero potuti accendere dibattiti entusiasmanti. Ma un tempo, chi frequentava un liceo, era interessato e non schifava la cultura.
Oggi, nel miglior liceo scientifico dela città e forse della regione, si trova anche questo.
Ma siete tutti così? I destinatari privilegiati di questo blog, i ragazzi della 2ast, direi di no. O almeno lo spero. Nel caso contrario mi incazzo e li faccio tornare nella retta via.
E gli altri? Studenti perfettini e attenti ai voti, studenti inquadrati e dai risultati strabilianti, studenti che andranno alla Galileiana, alla Normale, ad ingegneria o tante altre belle eccellenze universitarie, siete tutti così?
Se ci siete battete un colpo, commentate e dimostratemi che non siete tutti così.
A chi invece si riconosce nella descrizione, i miei più sentiti auguri di natale, e soprattutto.......


Simone Ariot

venerdì 18 dicembre 2009

IO non aspetto


Non crediate di essere né i primi né gli ultimi ad ambientare un racconto all’ interno del vostro Liceo. Prima di voi illustri scrittori e ottimi giornalisti hanno scelto i corridoi di tetre scuole italiane o i giardini dei fantasiosi e forse mai esistiti college delle eavy league britanniche per consentire ai protagonisti più o meno squinternati di evolversi nelle loro azioni quotidiane. “Il Giovane Holden” che ben presto leggerete, “Dio di illusioni” ( Tartt), “Io sono Charlotte Simmons” ( Wolfe), “Prep” (Sittenfeld) e molti altri ne rappresentano un esempio. Probabilmente la scuola è un luogo dove tutti , chi più chi meno, hanno passato tempo prezioso della propria vita stimolando la fantasia più di molte innocue e banali case! Ma possiamo immaginare soprattutto che per l’ atmosfera di costrizione educativa che si respira e l’assoluta astoricità di molte lagne quotidiane, la scuola è e rimarrà realtà odiata a sufficienza da volerci scappare ma mai abbastanza da dimenticarla o non desiderarla diversamente. Abbiamo anche noi, nella dimensione del nostro liceo cittadino, un romanzo ( un vero romanzo) ambientato ( anche se non del tutto ufficialmente) in un liceo che potremo quasi identificare con il nostro. Si chiama “IO non aspetto”, ed è il prodotto della fatica di due insegnanti che si fanno rapire dalla trama della storia per portarci dentro una matrioska che scende sino all’ abisso della coscienza. Due professori ( un uomo e una donna) che si incontrano e decidono di scrivere un libro che parla di due professori che si incontrano, s’ attraggono e si lanciano nell’ avventura di un romanzo a 4 mani all’ interno del quale rinarrano le vicende di un’ altra coppia, questa volta non di insegnanti, alle prese con l’ amore, la quotidianità, l’amicizia, il lavoro……….
Federica Niola e Adriano Gennari sono gli autori insegnanti che spesso incrociate in corridoio , autori di un romanzo originale, spinto a tratti, che non risparmia battute di critica all’ambiente scolastico e a chi lo compone proponendo un’idea a tratti realistica dei momenti della scuola italiana. Una storia dentro la storia di una storia. Complicato?Matrioska? Meno di quanto si pensi. E sapete una cosa? Saranno loro a raccontarci come nasce e si sviluppa un racconto o un libro. Verranno a trovarci in classe!
E voi, giovani e promettenti scrittori? Siete pronti a perdervi tra i corridoi del liceo nel mezzo di una ricreazione, in palestra di notte o nell’ archivio blindato dove si depositano i compiti in classe? Siete sicuri di sapervi districare, almeno nella finzione, tra un insegnante inferocito e un altro timoroso degli studenti? E a cotte e cottarelle come state messi? Immagino abbiate diverse idee, io se fossi al vostro posto avrei da scrivere per centinaia di pagine per raccontare avventure sognate o capitate, come quella volta, l’ ultimo mio giorno di lavoro nella vecchia scuola, quando la sera della festa di fine anno, nel laboratorio di meteorologia………….
Simone Ariot
Io non aspetto, ex cogita editore, 12.50 euro

giovedì 10 dicembre 2009

Popolo Abruzzese, unitevi!!!





Uomini e donne teatini, abruzzesi,bombaroli ( comune di Bomba), rispondete al nostro appello, fatevi sentire e tirate fuori la voce, o meglio, le parole!!!!
Siamo lusingati dal sapere che c'è qualcuno tra Voi che ci segue regolarmente, tutti i giovedì e non solo. Perchè non vi presentate e non ci raccontate qualcosa? ad esempio perchè non rivelarci la vostra identità? abbiamo formulato diverse possibili soluzioni per svelare l' arcano mistero, ma non possiamo capire se la nostra capacità investigativa sia abbastanza buona!!!! Qualcosa su di voi la sappiamo, ad esempio che mediamente state sul blog per 6 minuti e 2 secondi, che nell' ultimo mese c'è stato un nuovo visitatore ogni due visitatori abituali, che l' 80% di voi usa Explorere e il 20% firefox,che nessuno ha il Mac e che la maggior parte di voi ci raggiunge attraverso una sorgente diretta, vale a dire digitando l' indirizzo internet senza arrivare direttamente dal motore di ricerca.
Siete stupiti?
Bhe, come vedete con le nuove tecnologie ce la caviamo e sappiamo sfuttarle bene.
Se ci dite chi siete potremmo anche rivelarvi la nostra fonte!!!!
Fatevi sotto, aspettiamo una rivelazione!!!!!
Basta che adottiate un profilo di anonimo e commentiate questo post.
Chissà, magari, se come sospettiamo siete una classe di scuola, potrebbe nascere un gemellaggio!!!!!

Simone Ariot