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Visualizzazione post con etichetta didattica. Mostra tutti i post
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martedì 22 ottobre 2013

Un bilancio prima dell' addio (o arrivederci) di Parolefantasiose.


Nel settembre di quattro anni fa, con gli allora studenti della 2°ast del liceo Quadri di Vicenza, partiva l'esperimento Parolefantasiose, che non si limita a questo blog, ma fa da contenitore a quelli tematici che vedete in basso alla vostra destra, più quelli gestiti direttamente dagli studenti e nati per accogliere i loro racconti scritti a più mani ( a questo link un articolo in cui si spiega il progetto, qui invece un servizio video). Nato come un gioco, in poco tempo si è trasformato in progetto didattico, poi in metodologia didattica, infine in elemento inserito nella programmazione di classe. Un percorso duro e faticoso, ma assolutamente stimolante, con il merito di aver voluto sperimentare una nuova prassi che metteva al centro lo studente e il lavoro da lui realizzato. Poche settimane dopo la sua nascita, prendevano il via blog didattici tematici collegati a diversi romanzi, che a distanza di anni continuano ad accumulare visualizzazioni e commenti da parte del popolo del web, risultando utili strumenti di studio e approfondimento per studenti e insegnanti a noi estranei, ma accomunati da un oggetto comune, come un libro, un interesse, una ricerca didattica. Sette blog costruiti in tre anni, più di 250 post scritti (o articoli), oltre 300.000 visualizzazioni da tutto il mondo, diverse riviste cartacee e on line che se ne sono occupate, dipartimenti universitari che l'hanno voluto studiare, trasmissioni televisive che se ne sono occupate. Tutto ad opera degli studenti. Un attività di cui sono fiero ed orgoglioso promotore, in cui ho rischiato in prima persona, allontanandomi dalla sicurezza dei programmi scolastici, per cercare di arrivare allo stesso obiettivo: l'apprendimento. Ci sono stati anche degli errori, senz'altro. Ma, d'altra parte, sbagliando s'impara. E facendo si sbaglia. Se non si sbaglia mai, è perchè non si fa! Questo pensiero, che oggi sto esplicitando, dopo mesi di inattività in questo blog, viene dallo spunto che uno studioso dell'apprendimento mi ha inconsapevolmente lanciato. GianniMarconato, che da anni si occupa di apprendimento, tecnologie per la didattica, e formazione, ha appena scritto questa frase su Facebook: "La ricerca sull'apprendimento e sulla cognizione in questi ultimi 30 ha prodotto conoscenze come mai nei precedenti 30. Oggi sappiamo cose che 50 anni non sapevamo su come le persone imparano, su come funziona la mente, ma la scuola di oggi è in larga parte quella di 50 anni fa. Qualcosa non torna". 
Già, qualcosa non torna. Anzi, molto non torna. Sembra quasi che la ricerca spiani la strada per dirci quello che potremo fare, ma la realtà poi ci indichi che è meglio non rischiare, non essere divergenti, ma seguire il flusso, mantenere lo status quo. Il progetto Parolefantasiose non è certamente ricerca con la R maiuscola, ma può essere inteso come uno strumento per la ricerca, o meglio un elemento su cui fare ricerca. E così è stato, e i risultati, empirici, ci sono stati. Nell'ambito della didattica delle materie letterarie, ad esempio, ho potuto sperimentare di come l'esercizio di scrittura puro,  non preceduto da lunghi percorsi di studio grammaticale, possa portare al medesimo risultato di competenza grammaticale, facilitando l'assimilazione delle norme grammaticali in modo diretto, senza far diventare la grammatica oggetto di studio ma semplice strumento. In due parole, è come imparare l'inglese perchè lo si parla molto e non perchè lo si studia senza mai parlarlo. Si impara meglio, divertendosi pure, e sviluppando altre competenze. Ma ancora maggiori sono state le competenze metodologiche, comunicative, organizzative che il progetto consentiva di sviluppare. Tutto certificato, eppure le resistenze di alcuni genitori, colleghi o dirigenti non sono mancate. In alcuni casi si è trattato di piccoli episodi che non compromettevano il mantenimento del percorso, che anzi lo stimolavano, perchè consentivano il confronto.  In altri casi, invece. lo hanno bloccato con la forza della burocrazia, delle norme, dell'ottusità.
Parolefantasiose e il suo percorso sono quindi momentaneamente in stand by, con la consapevolezza che tentare di percorrere una strada quando ci sono troppi impedimenti diventa pericoloso e controproducente. 
Ma quanto è stato fatto, rimane. Ciò che si è prodotto, anzi, continuerà a sopravvivere, a macinare pian pianino, consapevole di averci provato, e di esserci anche, almeno in parte, riusciti.
E' per questo che ringrazio tutte quelle persone, e sono molte, che mi hanno aiutato a mandare avanti il progetto, mandando invece seriamente a fanculo quelle persone, e sono poche, che ne hanno reso difficile la prosecuzione ma che, come sempre, possono bastare per bloccare qualcosa di nuovo.

A presto. Forse. 
Simone Ariot

lunedì 30 maggio 2011

Cercasi costanza disperatamente

in foto: Costante Girardengo. Uomo costante di nome e di fatto.

Costanza, parola che sentiamo quotidianamente, a scuola, al lavoro, nelle relazioni.....
Un termine che fa quasi paura, perchè richiede impegno e capacità critica d'osservazione del proprio lavoro e di sé stessi. "Devi essere costante, altrimenti il latino non lo imparerai mai", "devi essere costante nello sport, se vuoi ottenere risultati"......di esempi ne abbiamo all'infinito.
Ma la costanza presuppone anche una certa capacità d'accettazione delle critiche. Essere costanti è un dono, ma talvolta diventa allo stesso tempo un limite, se si decide di perseverare con costanza su ciò che fa star male e non offre occasioni di critica e miglioramento. Ma fermandosi un momento a riflettere sulla parola COSTANZA, ne scopriamo delle belle. Ad esempio che deriva dal verbo latino consto, che di fatto significa fermarsi, non mutare, rimanere uguali. Già, fermarsi. Eppure all'idea che la costanza debba essere rappresentata dall'immagine del fermarsi saremo pronti a non crederci, perchè in effetti sembra proprio un controsenso. Costanza come dover fare qualcosa.........e poi costanza come fermarsi, come non cambiare. Interessante.
La costanza ha a che fare con tutto, anche questo blog, visto che di costanza ne richiede parecchia. Questo infatti è il 69° post di PAROLEFANTASIOSE, un esperimento nato per gioco in una sera di settembre di due anni fa. Per gioco o per disperazione forse, come accade spesso con le cose che poi funzionano bene. Per disperazione perchè stavano finendo le ultime ore di vacanze estive e ricominciava un nuovo anno scolastico ed io sapevo che l'indomani sarei entrato in classe ed una cosa chiamata programma mi avrebbe annientato un po' alla volta la creatività e la voglia di metterci del mio nelle cose. Così, come un raptus, ho visualizzato il blog e ho deciso di farlo partire. In poco più di un'ora sono partito con il primo post e poi....tutto si è sviluppato da solo, quasi senza rendersene conto. Oggi Parolefantasiose è citato sui libri di didattica, partecipa a concorsi sull'innovazione della scuola, viene preso come modello di didattica democratica e sostenibile e continua a solleticare l'attenzione di più di 500 persone alla settimana che ci seguono silenziose.
Certo che tutto questo senza costanza non si poteva fare. Per essere indicizzati sui motori di ricerca, per fidelizzare i lettori, serve la costanza, la maledetta costanza. Perchè ci sono delle volte, delle settimane, in cui essere costanti risulta proprio difficile, perchè si hanno troppe o troppo poche cose da dire e si rischia di perdersi, o più semplicemente perchè si ha poco tempo. In questi giorni, ad esempio, Parolefantasiose è più che mai attivo e si sta facendo giudicare dall'esperto popolo del web, anche se sembra starsene un po' spento. Ma non è così, i post magari tardano un po' ma vi assicuro che sono lì nella mia testa ed aspettano solo di poter entrare, settimanalmente, nello schermo.
Parolefantasiose andrà in vacanza estiva tra un po', non so nemmeno quando, ma per un po' andrà.

Simone Ariot

giovedì 3 marzo 2011

ADV al liceo, seconda puntata. Pubblicitari si diventa


Come promesso, siamo alla seconda puntata di Advertising School, un viaggio che durerà una settimana, aggiornabile una volta al giorno, in compagnia di 9 agenzie creative formate da esperti……..liceali. Oggi presentiamo Gea adv.

Giulia è la copy,Annart director, Eleonora grafica.

Non scherzano le ragazze, hanno un passo svelto e deciso, come lo stile dei loro annunci. Dinamismo e velocità, conditi con colori vivaci e una tecnica d’antan. Non si vedono infatti le nuove tecnologie o un particolare utilizzo del computer che a dir la verità è proprio assente. Non importa, questa è un’agenzia che ha nel suo DNA il movimento. Come quello di una lettera che sta per essere spedita, con una destinazione certa e sicura di arrivare sana e salva, perché in buone mani. Un giallo intenso che fa da sfondo e domina, una lettera aperta che ci mostra che si tratta di una missiva con un contenuto, in questo caso con una fotografia che rappresenta tre studenti e la loro giovinezza. Metafora azzeccata, complimenti all’art!

La seconda opzione è altrettanto interessante. Forse le proporzioni e le scelte cromatiche interne alle scarpe andrebbero riviste, c’è troppo colore in quelle scarpe e non si distinguono bene i contenuti interni rappresentati, ma il pay-off e le immagini comunicano bene. “Stai al passo con i tempi” fa pensare al movimento verso l’avanti, verso quelle bandiere rappresentate nelle scarpe, verso una scuola nuova, che si lascia alle spalle l’immagine di un liceo vecchia maniera, e cammina verso il futuro. Un futuro migliore e che attrae, meglio del presente attuale, un futuro che si può nel frattempo sognare.

E per sognare meglio potremo chiedere consiglio ai Dream , l’agenzia di domani. Siete pronti?

Diteci cosa ne pensate di questa pubblicità e commentatela qui sotto.

Simone Ariot

venerdì 8 ottobre 2010

Chi c'è dietro la tua ombra?



Siamo gelosi della nostre cose, delle nostre parole, dei nostri affetti e delle nostre creazioni? Siamo gelosi e fortemente attaccati a quanto esce o entra in noi, a quanto viene identificato con il nostro lavoro e con la dedizione che mettiamo in qualcosa? Giorno dopo giorno, senza forse nemmeno accorgercene, arriviamo a produrre, fare, parlare. Tutte attività in cui mettiamo qualcosa di nostro. Perchè con le nostre parole, azioni, gesti e movimenti, diamo un valore e soprattutto un'identità a ciò che ci appartiene. E' come se, silenziosamente, dicessimo "in questa cosa ci sono io". Il discorso di un avvocato in tribunale per scagionare l'assistito da un'ingiusta accusa, le parole del poeta che scrive una lettera d'amore all'amata, lo slogan di un copywriter per pubblicizzare un prodotto. Possono essere solo parole, ma parole con una storia e un'identità, in alcuni casi con una proprietà. Come accade alle parole dei testi letterari, coperti dal diritto d'autore e dall'impossibilità di essere riprodotti per un determinato arco di tempo, o come avviene più semplicemente per i nomi dei prodotti e per i marchi, che non possono conoscere doppioni. Perchè in tutto, anche nelle cose inanimate e nelle parole, c'è un po' d'identità. Anche in ciò che apparentemente deve esprimere solo un concetto c'è dietro il mondo di colui il quale l'ha per la prima volta identificato, ideato o espresso. Già tempo fa ne avevo parlato, in un post di qualche mese addietro in cui cercavo di trasmettere il valore dell'autonomia mentre si scrive, della creatività e della personalità.
Certo, perchè scrivere quanto hanno già detto altri, ripetendolo magari all'unisono, è un esercizio troppo semplice, una prassi fin troppo inutile per lo sviluppo di alcune abilità, come quelle della comunicazione. Noi comunichiamo perchè siamo, ovvero perchè esistiamo, perchè siamo vivi. Se ci rifiutiamo di comunicare ciò che ci rappresenta, se ci rifiutiamo eventualmente di comunicare il vuoto che in quel momento ci attanaglia, per lanciarci nella facile avventura di prendere in prestito qualcosa che non è farina del nostro sacco, commettiamo un furto di qualcosa di più delle semplici parole. Commettiamo un furto d'identità. Teniamoci la nostra che è meglio, perchè qualsiasi originale ( anche se non perfetto o magari poco interessante) è sempre più straordinariamente vivo e vero della migliore tra le imitazioni.
Ho voluto ritirar fuori questo argomento perchè, sapete, prevenire è meglio che curare, soprattutto se a curare devono essere provvedimenti indelebili.
Siamo intesi?

Simone Ariot

domenica 3 ottobre 2010

Sull'ispirazione, ovvero, i blocchi creativi


Prima o poi un post del genere doveva proprio venir fuori. Perché dopo un anno di settimanali creazioni dettate da improvvise o studiate idee che macinando nel cervello si traducono in piccoli articoli, talvolta interessanti e talvolta autoreferenziali, doveva arrivare un momento di crisi creativa. Blocco creativo, stallo, iniezione di vuoto o come vogliamo chiamarlo, chi scrive o comunque crea deve almeno una volta nella vita ( ma più solitamente molte di più), confrontarsi con questo stato. A volte il blocco creativo, questo mostro temuto, arriva e non se ne va via, diventando compagno ufficiale delle nostre giornate, altre volte è veste i panni del visitatore passeggero, che in punta di piedi, senza badare al disturbo, passa a farci un salutino, chiedendo un’ospitalità che gli viene tendenzialmente negata. Bene, consultando internet si trovano consigli di chi spende parole e paroloni per offrire soluzioni ad un problema che affligge artisti, letterati, pubblicitari e imprenditori da quando il mondo ( o meglio l’arte), esiste. Noi invece vogliamo affrontarlo così, semplicemente annunciandolo, e riconoscendolo.
Perché è arrivato un po’ all'improvviso, senza far troppo rumore, forse in punta dei piedi, in una domenica mattina dai comuni tratti deprimenti. Ma, se ci si sofferma un po’, almeno per la prima volta il blocco creativo può dare un’iniezione di idee e creatività, tant’è che sono qui a scriverne. Secondo voi, come si affronta un blocco creativo? Quali consigli o tecniche vale la pena di ascoltare? Io, per me, lo guardo e l’ascolto un po’, perché nella maggior parte dei casi, come oggi, è il blocco stesso ad offrirmi la soluzione.
Ci siamo capiti? La parola a voi!
Simone Ariot

giovedì 2 settembre 2010

Un addio non è mai per sempre


Alle classi 3ast e 5cst del liceo Quadri
Temevo molto questo momento, ma sapevo che sarebbe potuto arrivare. Purtroppo, nonostante infiniti tentativi per far andare le cose diversamente, per questo nuovo anno scolastico non sarò con voi. Mi dispiace molto, perchè il viaggio che stavamo facendo insieme non lo consideravo concluso, sentivo che c'erano ancora molte cose da fare, molti argomenti di cui parlare, molta letteratura di cui occuparsi, ma soprattutto sapevo di aver ancora bisogno di voi, due classi che si sono rese disponibili a fare le cose in modo talvolta nuovo e diverso. Purtroppo non ha dipeso da me e nemmeno dal preside, che di fatto si è adoperato in tutti i modi possibili per tenermi al Quadri, ma da una assurda logica burocratica che non considera in alcun modo il bene degli insegnanti e ancor meno quello degli studenti. Pensate che le ore per me ci sarebbero state, ora affidate ad una supplente, ma per questioni illogiche ed incomprensibili (diciamo pure per questioni stupide), sono andate ad altri. Per farvi capire cosa sia successo avrei bisogno di ore, e la questione è piuttosto noiosa, ma posso assicurarvi che si tratta di una decisione casuale, totalmente svincolata da quelli che dovrebbero essere i soli criteri sani.
Ma non voglio soffermarmi su questo, perchè vorrei guardare avanti e vorrei che anche tutti voi possiate guardare avanti. Agli studenti di V°CST, ora prossimi maturandi, auguro un buon anno all'insegna della serenità, del divertimento e ....dell'impegno. Ricordatevi che in italiano la letteratura che si studia in quinta è la letteratura regina, la più bella e appassionante, quella che vi farà sentire gli autori molto più vicini di quanto non vi sia mai capitato. Più avanti andrete con l'anno più vi renderete conto che i poeti ci parlano di cose che riguardano anche noi, giorno dopo giorno e problema dopo problema. Mai più, probabilmente, vi capiterà di occuparvi di certe questioni da un punto di vista così serio, perchè lo sappiamo benissimo che sarete destinati soprattutto a facoltà scientifiche. A maggior ragione sfruttate quest'ultima possibilità, buttatevi a capofitto in letture appassionanti e in storie di vita che fanno venire i brividi. Mi dispiace molto non affrontare con voi quest'anno, non ho mai nascosto che il programma di quinta è il mio preferito e quello su cui mi sento più preparato. Non importa, troverete un/a valido/a docente e sappiate che la mia posta elettronica è sempre aperta per voi. Dubbi o problemi, io ci sono. E anche se l'anno scorso questo percorso on line di "Parolefantasiose" non vi ha riguardato, sappiate che è aperto a tutti, che andrà sempre avanti, e che è rivolto anche a voi, quindi preparatevi perchè i commenti nei vari post sono ben accetti anche da voi.
A voi più piccoli, voi della 2°ast che solo un paio di anni fa arrivavate a scuola intimoriti e ancora bambini, a voi va un grande grazie per avermi consentito di sperimentare quanto nella scuola italiana non si era ancora mai fatto. Al Venezia Camp di luglio, una fiera sull'innovazione digitale, ho parlato del nostro progetto davanti ad una platea di esperti di vari settori che sono rimasti allibiti quando hanno visto cosa abbiamo fatto l'anno scorso. Chi potrà mai dimenticare il clima delle lezioni in laboratorio, le notti passate a collezionare commenti, la straordinaria esperienza di Mediaset che è venuta a raccontare il nostro percorso o l'interessamento di giornalisti di radio e carta stampata che hanno passato tempo a documentarsi e a raccontare la nostra avventura per una trasmissione televisiva. Ma non solo, pensate a tutte le centinaia di pagine che avete scritto fra temi e racconti, con le scadenze che si facevano sentire e l'ansia ( positiva)per la valutazione; e vogliamo parlare delle ore settimanali passate a leggere insieme tre romanzi che hanno fatto la storia con i relativi blog da voi prodotti che ancora oggi vengono letti in Italia e nel mondo? Ricordo ancora oggi la vostra titubanza di fronte alla mia idea all'inizio dell'anno, ma tempo pochi giorni e abbiamo visto che si trattava di una buona idea! Quest'anno avevo in mente un bel percorso su Dante e la Divina Commedia, ancora aggiornato e rivisto rispetto quanto ero solito fare in passato, un percorso che sono sicuro sarebbe stato molto attraente e che di fatto non potrò più sperimentare. Pazienza, mi inventerò qualcos'altro e cercherò di trarre vantaggio dalla nuova esperienza che inizierò tra pochi giorni. Chiaramente ( e ve lo avevo già anticipato), il mio addio è un arrivederci, e soprattutto un a risentirci. Parolefantasiose sarà sempre vostro e mi piacerebbe vedere i vostri commenti ai nuovi post che si mescolano con quelli dei nuovi studenti a cui proporrò questo percorso. Mi raccomando, cercate di mettere a frutto l'esperienza fatta, ma sforzatevi ad adattarvi alla nuova insegnante senza farla diventare matta!

Carissimi ragazzi e ragazze, buon anno scolastico, e soprattutto, buona fortuna nella vita, perchè ne abbiamo tutti bisogno e perchè non c'è solo la scuola, come ben sappiamo tutti.
Ciao a tutti!
Simone Ariot

mercoledì 5 maggio 2010

Ti presento un libro !

Eccoci, siamo arrivati.
Vi avevo promesso nell'ultimo post che nel giro di pochi giorni sarebbe stato disponibile il video con la nostra puntata.
Facciamo un po' il punto sulla situazione, tornando ai primi di gennaio, quando stavo parlando con la direttrice della rete Iris Mediaset per la realizzazione di una trasmissione che riguardava l'altra mia vita (non quella dell'insegnante), quando tutto ad un tratto penso che forse, una volta tanto, la televisione potrebbe essere stata interessata a parlare della scuola in modo diverso da come fa solitamente. Non avevo intenzione di proporre uno scoop su un insegnante pazzo che tortura gli alunni o l'ennesima storia di bullismo ma, più semplicemente, di un metodo didattico che ben si presta ad essere raccontato attraverso il piccolo schermo. La trasmissione in oggetto "Ti presento un libro" parla di letteratura, e ogni puntata racconta un libro o ciò che ruota attorno un libro. Fa parte del palinsesto di Iris, il canale tematico dedicato al cinema e alla letteratura, e mi sembrò immediatamente fatto su misura per noi. Nel giro di pochi minuti era già stabilito tutto, era fatta! Nel giro di pochi giorni sarebbe venuta una troupe di cineoperatori e in un oretta si doveva registrare la trasmissione. Non è stato per nulla difficile, non abbiamo dovuto far altro che comportarci come sempre avviene ( magari un po' più tranquilli ! ) e farci riprendere. Qualche studente è stato intervistato ( bravissimi Alessia e Marco) e da una quarantina di minuti di "girato" il montaggio ne ha poi ricavato i nostri 4 preziosi minuti. Spero che attraverso questo video tutti possano capire quello che abbiamo fatto sinora in classe, per un anno scolastico intero, andando contro qualsiasi logica della programmazione di dipartimento ma mettendoci del nostro. Abbiamo voluto credere in una cosa nuova, che vede gli studenti non solo spettatori ma attori del processo di apprendimento, attraverso tappe che via via hanno coinvolto sempre più la loro attenzione, integrando alla letteratura arti e discipline più o meno affini come l'informatica, il cinema, il marketing. Personalmente trovo sia stata l'esperienza didattica più riuscita e interessante della mia breve carriera di insegnante, e il fatto che non sia stata imposta dall'alto ma partorita da un momento di sconforto mi fa ben sperare. Una sorta di buon augurio per tutti quei docenti che sentono di non trovare più una chiave per coinvolgere i propri studenti, perchè proprio nel momento in cui ci si rende conto che qualcosa non va possono venir fuori risorse inaspettate. Siate creativi miei cari colleghi, divertitevi e sperimentate, perchè, ve lo posso assicurare, così si imapara di più e meglio. Ringrazio anche i genitori degli studenti della 2ast che hanno creduto in questo progetto e mi hanno appoggiato, e tutti gli spettatori esterni che in questi mesi hanno seguito numerosissimi PAROLEFANTASIOSE e gli altri blog del progetto. I colleghi di scuole lontane ( Bomba!)in Italia e nel mondo, blogger naviganti, giornalisti e ricercatori. Tranquilli, PAROLEFANTASIOSE non muore, continuerà anche nel caso dovessi finire in un'altra scuola, e per l'anno prossimo ho in mente una cosa nuova.......che ha a che fare con il sommo poeta..........
Avete indovinato?
p.s. Ma ora guardatevi il video ( avevo 39° di febbre, perdonatemi l'evidente presenza sfatta)


Simone Ariot

mercoledì 3 marzo 2010

Problemi di Tempo



Il tempo in una storia non è mica un elemento secondario. Che la si scriva o la si viva, un'avventura della vita è influenzata dal tempo che lo rubi o lo chieda, lo sfrutti o lo sperperi. Decidiamo di scrivere una storia e, zac, non c'è più tempo. Vogliamo immergerci in essa, e il tempo vola ed è già finito. Ci troviamo a una noiosa lezione di qualsivoglia materia.....e il tempo non passa più, scorre a rallentatore come un conto alla rovescia. Per non parlare di quando siamo in estasi, nella situazione migliore di questo mondo, e il tempo mette il turbo e scappa via.
Abbiamo uno strano rapporto con il tempo, successione di momenti che dividiamo in presente, passato e futuro e di cui percepiamo soprattutto quello che è già scorso rispetto a quello che scorrerà. Già Seneca, filosofo e letterato romano, diceva che la parte di vita che viviamo è piccola, il resto è tempo, perchè c'è molta differenza tra il vivere a lungo e lo stare a lungo in vita; proprio per questo il tempo andrebbe ben custodito, perchè non sappiamo quando ci viene a mancare. Sicuramente il presente è breve, il futuro incerto e il passato sicuro e l' afferrare il presente sarà la sfida in cui ogni uomo dovrà imbattersi in vita propria.
E nella scrittura? Domina il tempo o lo spazio? Ci condizionano maggiormente, da studenti, le tre ore per scrivere un tema, tre ore che passano a ritroso fino ad annullarsi al suono della campanella definitiva, o il bianco del foglio ancora privo di segni e contenuti, uno spazio geografico che cerca un riferimento?
Il tempo insomma ci condiziona, nelle dimensioni pratiche e in quelle intellettuali, anche se diversamente scandito ma fortemente presente, e tutta la nostra vita è in relazione al tempo. Tempo del giorno e della notte, dell'azione e del riposo, della vita e della morte. Unica certezza è che il tempo c'è, indipendentemente da quanto possa condizionarci.
E voi, che rapporto avete con il tempo?

Simone Ariot