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Visualizzazione post con etichetta liceo quadri. Mostra tutti i post
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martedì 22 ottobre 2013

Un bilancio prima dell' addio (o arrivederci) di Parolefantasiose.


Nel settembre di quattro anni fa, con gli allora studenti della 2°ast del liceo Quadri di Vicenza, partiva l'esperimento Parolefantasiose, che non si limita a questo blog, ma fa da contenitore a quelli tematici che vedete in basso alla vostra destra, più quelli gestiti direttamente dagli studenti e nati per accogliere i loro racconti scritti a più mani ( a questo link un articolo in cui si spiega il progetto, qui invece un servizio video). Nato come un gioco, in poco tempo si è trasformato in progetto didattico, poi in metodologia didattica, infine in elemento inserito nella programmazione di classe. Un percorso duro e faticoso, ma assolutamente stimolante, con il merito di aver voluto sperimentare una nuova prassi che metteva al centro lo studente e il lavoro da lui realizzato. Poche settimane dopo la sua nascita, prendevano il via blog didattici tematici collegati a diversi romanzi, che a distanza di anni continuano ad accumulare visualizzazioni e commenti da parte del popolo del web, risultando utili strumenti di studio e approfondimento per studenti e insegnanti a noi estranei, ma accomunati da un oggetto comune, come un libro, un interesse, una ricerca didattica. Sette blog costruiti in tre anni, più di 250 post scritti (o articoli), oltre 300.000 visualizzazioni da tutto il mondo, diverse riviste cartacee e on line che se ne sono occupate, dipartimenti universitari che l'hanno voluto studiare, trasmissioni televisive che se ne sono occupate. Tutto ad opera degli studenti. Un attività di cui sono fiero ed orgoglioso promotore, in cui ho rischiato in prima persona, allontanandomi dalla sicurezza dei programmi scolastici, per cercare di arrivare allo stesso obiettivo: l'apprendimento. Ci sono stati anche degli errori, senz'altro. Ma, d'altra parte, sbagliando s'impara. E facendo si sbaglia. Se non si sbaglia mai, è perchè non si fa! Questo pensiero, che oggi sto esplicitando, dopo mesi di inattività in questo blog, viene dallo spunto che uno studioso dell'apprendimento mi ha inconsapevolmente lanciato. GianniMarconato, che da anni si occupa di apprendimento, tecnologie per la didattica, e formazione, ha appena scritto questa frase su Facebook: "La ricerca sull'apprendimento e sulla cognizione in questi ultimi 30 ha prodotto conoscenze come mai nei precedenti 30. Oggi sappiamo cose che 50 anni non sapevamo su come le persone imparano, su come funziona la mente, ma la scuola di oggi è in larga parte quella di 50 anni fa. Qualcosa non torna". 
Già, qualcosa non torna. Anzi, molto non torna. Sembra quasi che la ricerca spiani la strada per dirci quello che potremo fare, ma la realtà poi ci indichi che è meglio non rischiare, non essere divergenti, ma seguire il flusso, mantenere lo status quo. Il progetto Parolefantasiose non è certamente ricerca con la R maiuscola, ma può essere inteso come uno strumento per la ricerca, o meglio un elemento su cui fare ricerca. E così è stato, e i risultati, empirici, ci sono stati. Nell'ambito della didattica delle materie letterarie, ad esempio, ho potuto sperimentare di come l'esercizio di scrittura puro,  non preceduto da lunghi percorsi di studio grammaticale, possa portare al medesimo risultato di competenza grammaticale, facilitando l'assimilazione delle norme grammaticali in modo diretto, senza far diventare la grammatica oggetto di studio ma semplice strumento. In due parole, è come imparare l'inglese perchè lo si parla molto e non perchè lo si studia senza mai parlarlo. Si impara meglio, divertendosi pure, e sviluppando altre competenze. Ma ancora maggiori sono state le competenze metodologiche, comunicative, organizzative che il progetto consentiva di sviluppare. Tutto certificato, eppure le resistenze di alcuni genitori, colleghi o dirigenti non sono mancate. In alcuni casi si è trattato di piccoli episodi che non compromettevano il mantenimento del percorso, che anzi lo stimolavano, perchè consentivano il confronto.  In altri casi, invece. lo hanno bloccato con la forza della burocrazia, delle norme, dell'ottusità.
Parolefantasiose e il suo percorso sono quindi momentaneamente in stand by, con la consapevolezza che tentare di percorrere una strada quando ci sono troppi impedimenti diventa pericoloso e controproducente. 
Ma quanto è stato fatto, rimane. Ciò che si è prodotto, anzi, continuerà a sopravvivere, a macinare pian pianino, consapevole di averci provato, e di esserci anche, almeno in parte, riusciti.
E' per questo che ringrazio tutte quelle persone, e sono molte, che mi hanno aiutato a mandare avanti il progetto, mandando invece seriamente a fanculo quelle persone, e sono poche, che ne hanno reso difficile la prosecuzione ma che, come sempre, possono bastare per bloccare qualcosa di nuovo.

A presto. Forse. 
Simone Ariot

mercoledì 1 febbraio 2012

Con un "corto" s'impara. E si insegna





Da qualche anno a questa parta il 27 gennaio ricompare ad intervalli regolari nel calendario scolastico alla voce “non ci sono lezioni”.  Molto spesso si trasforma in giorno della tristezza, giorno della perdita di tempo, giorno dello svago o , ancora peggio, giorno dello stare a casa. Sarei troppo politicamente corretto se volessi a tutti i costi sostenere che in questa giornata (scolastica s'intende) tutti gli studenti colgono l'occasione per ricordarsi, sensibilizzarsi o istruirsi rispetto un tema tanto delicato quanto importante. Molto spesso, purtroppo, non è così. Ma le occasioni possono rendere l'uomo migliore, se almeno decide di provarci! E qui ne abbiamo un esempio.
Alcuni studenti del liceo Quadri di Vicenza hanno girato un cortometraggio ( "Noi come loro") per ricordare la tragedia della Shoha, e l’hanno fatto in grande stile. Il premio? Una visita (non proprio allegra se dobbiamo essere sinceri) nei campi di concentramento nazisti dove furono rinchiusi e torturati gli ebrei vissuti in quella triste pagina di storia. Una gita insomma, diversa da quelle più tradizionali a Parigi o Roma, ma pur sempre una gita, da conquistarsi con tutte le forze. Non bastava certo partecipare: bisognava vincere. 
Diciamo subito che non ce l’hanno fatta, e poi scopriremo il perché, ma questo non toglie che il loro lavoro  sia molto apprezzabile e soprattutto creativo. Questa parola che mi sta a cuore entra in gioco in un lavoro di gruppo ( cooperative learning lo chiamano i moderni pedagogisti) tutt’altro che semplice. Stefano Niero, fratello d’arte del regista Tiziano, ci ha raccontato l’esperienza fatta insieme ad alcuni compagni, tra i quali non posso non citare alcuni dei protagonisti del corto come Francesca Baldisseri, Luca Mattarolo, Giovanni Munaretto, Luca Dal Zovo, Diego Lombarda, Carolina Fanchin, Alessia Zaraccolo e Kristian Ristov. Una squadra al completo per dimostrare, ancora una volta, che quando a scuola si porta la creatività si impara di più, ci si diverte, e si lascia un segno.

- Perchè avete deciso di partecipare al concorso?
Ci è sembrata una buona occasione per conquistare una gita. Io, personalmente, ero interessato a fare quest’esperienza da regista e vedere un po’ cosa riuscivo a produrre.
 -Da quante persone era formato il gruppo di lavoro e quali ruoli avevate?
 Ad aver partecipato al corto eravamo una decina, il resto dei compagni ha dato il suo contributo allo spettacolo teatrale collegato ad esso. C'erano attori,regista, montatore, tecnici.
- Dove avete girato il filmato? Perchè la scelta del cortometraggio e non altre forme di comunicazione, magari più semplici da realizzare ( ex disegni, articoli...) ?
La prima parte è stata ambientata al cimitero acattolico di Vicenza, la cattura nel nascondiglio l’abbiamo girata nella mia cantina mentre per il trasporto e l’esecuzione ci ha ospitato la campagna ai piedi dei colli Berici. La scelta del corto…. Ci sembrava un’idea più concreta e originale, rispetto alla solita rappresentazione teatrale. Avevamo pensato anche ad un’animazione con i Lego ma è stata scartata all’ultimo.
- Quanto tempo avete dedicato al progetto?  Non poco, soprattutto io e Kristian, che si è occupato del montaggio. Direi diversi pomeriggi, circa una ventina di ore tra organizzazione, riprese e montaggio.
Siete soddisfatti del risultato  finale? 
Beh “ogni scarafone è bello a mamma sua”! Però ho ricevuto diversi apprezzamenti quindi mi considero abbastanza soddisfatto. Sono contento, anche se ormai mi esce dalle orecchie da quante volte l’ho visto e purtroppo non abbiamo vinto il concorso (aperto a tutte le classi quarte del liceo Quadri).
-Cosa vi ha insegnato questa attività?
Mi ha insegnato ad organizzare  un gruppo di lavoro e a prevedere gli imprevisti che sono stati molti. L’idea originale era un po’ diversa dal risultato, soprattutto nelle location scelte, ma alcuni di questi imprevisti credo abbiano giovato al risultato finale (il luogo per il nascondiglio iniziale ad esempio). Però ci ha lasciato un po’ di amarezza la premiazione del concorso perché alcuni dei progetti vincenti non erano affatto originali. Uno era stato copiato da unospettacolo di Paolini ad esempio. Non sempre vincono i migliori, non dico che i migliori fossimo noi, ma credo che avremmo potuto giocarcela con altri progetti.
-Pensi che la scuola debba sperimentare maggiormente queste occasioni in cui agendo si impara? ad esempio attraverso sistemi alternativi di insegnamento e apprendimento, come in questo caso?
La scuola dovrebbe sperimentare maggiormente queste attività, fanno fare esperienza nell’organizzazione e soprattutto nella collaborazione all’interno del gruppo. Questi sistemi alternativi sono senz’altro molto efficaci, ma andrebbero seguiti e curati un po’ di più e accolti con più partecipazione dagli studenti.

Dalle parole di Stefano traspare una nota di critica in queste ultime parole. Una nota significativa. Le occasioni sono utili, a volte ci sono, ma non sempre gli studenti le sanno sfruttano, pensando quasi che sia normale averle, o ancora peggio pensando che le avranno per sempre. Nulla di più sbagliato. Carpite diem, adulescentes!

Simone Ariot

venerdì 22 ottobre 2010

Questione di Facebook



500 milioni di utenti in meno di 5 anni effettivi. 100 milioni in 9 mesi. Questi sono i numeri di Facebook, re incontrastato dei social network che hanno trasformato il modo di comunicare fra le persone in questi ultimi anni. In principio erano lettere, o come anticamente le si chiamavano missive, pezzi di carta che arrivavano dopo giorni, settimane o addirittura mesi. Poi fu la volta del telefono che come si diceva in una nota e geniale pubblicità “ti allunga la vita”, alla faccia della bolletta e degli squilli che svegliavano tutta la famiglia, della variante “messaggino”, un semplice sistema per spendere molti soldi imparando a riassumere bene un concetto, o della mail,incontrastati sistemi nella comunicazione lavorativa, ma queste comunicazione erano riservate a chi si conosceva. Non si può certo scrivere una mail senza avere un indirizzo, invece Facebook supera questo limite, ed è possibile comunicare (o cercare di comunicare) con persone che non si conoscono nemmeno, o che si conoscono solo di vista. Ecco allora che “cercando” un nome, troviamo una persona con foto ed informazioni personali, uno “status” aggiornato, la lista delle pagine che considera ok e gli amici che si porta dietro, in una lista spesso numericamente inversamente proporzionale all’età del soggetto. Amicizia prima richiesta, poi concessa ed infine esibita, amicizia tra persone che a volte non si sono nemmeno mai parlate o sfiorate, ma che per qualche strano motivo si definiscono amiche. C’è il timidone che si avvicina ad una ragazza alla quale non ha mai avuto il coraggio di dire nemmeno un tenero “ciao”, c’è l’ex fidanzato che cerca un modo meno invasivo per controllare spostamenti ed abitudini della tanto amata ex ragazza, c’è il genitore che con tono finto giovanile si fa per amici i figli e i compagni di scuola di questi, cercando alleati inconsapevoli per restare sempre informato. Fotografie taggate, elementi di riconoscimento di un’identità spesso esibita e quasi mai protetta, aggiornamenti quotidiani e in tempo reale sul proprio status per informare il mondo che in quel momento Marco “è stanco di studiare,si prenderà una pausa” o Giulia “preferisce non illudersi troppo, chi ha capito ha capito”. Una sorta di finestra sulla nostra vita, opaca talvolta e trasparente quasi mai, in cui si accetta di mettersi a nudo ( o meglio semivestiti) ed aprirsi al mondo, o almeno al mondo degli amici. Guardo il profilo di Alessandro, 17 anni, e vedo che ha 2342 amici. Con quanti di questi avrà mai parlato, discusso, riso,scherzato,litigato? Con quanti di questi avrà mai dormito su un marciapiede aspettando il treno per tornare a casa dopo un lungo interrail, con quanti avrà condiviso gioie e dolori di un’estate che sta finendo o di un week end che ha visto morire un amico o un parente? Di quante di queste 2342 persone conosce la vita, la famiglia, le abitudini, i gusti? L’amicizia è un’altra cosa. Facebook è una vetrina, spesso utile e molte volte dannosa, o meglio illusiva.

Detto ciò, confesso che anch'io, come tutti, ho un profilo Facebook.

Simone Ariot

venerdì 8 ottobre 2010

Chi c'è dietro la tua ombra?



Siamo gelosi della nostre cose, delle nostre parole, dei nostri affetti e delle nostre creazioni? Siamo gelosi e fortemente attaccati a quanto esce o entra in noi, a quanto viene identificato con il nostro lavoro e con la dedizione che mettiamo in qualcosa? Giorno dopo giorno, senza forse nemmeno accorgercene, arriviamo a produrre, fare, parlare. Tutte attività in cui mettiamo qualcosa di nostro. Perchè con le nostre parole, azioni, gesti e movimenti, diamo un valore e soprattutto un'identità a ciò che ci appartiene. E' come se, silenziosamente, dicessimo "in questa cosa ci sono io". Il discorso di un avvocato in tribunale per scagionare l'assistito da un'ingiusta accusa, le parole del poeta che scrive una lettera d'amore all'amata, lo slogan di un copywriter per pubblicizzare un prodotto. Possono essere solo parole, ma parole con una storia e un'identità, in alcuni casi con una proprietà. Come accade alle parole dei testi letterari, coperti dal diritto d'autore e dall'impossibilità di essere riprodotti per un determinato arco di tempo, o come avviene più semplicemente per i nomi dei prodotti e per i marchi, che non possono conoscere doppioni. Perchè in tutto, anche nelle cose inanimate e nelle parole, c'è un po' d'identità. Anche in ciò che apparentemente deve esprimere solo un concetto c'è dietro il mondo di colui il quale l'ha per la prima volta identificato, ideato o espresso. Già tempo fa ne avevo parlato, in un post di qualche mese addietro in cui cercavo di trasmettere il valore dell'autonomia mentre si scrive, della creatività e della personalità.
Certo, perchè scrivere quanto hanno già detto altri, ripetendolo magari all'unisono, è un esercizio troppo semplice, una prassi fin troppo inutile per lo sviluppo di alcune abilità, come quelle della comunicazione. Noi comunichiamo perchè siamo, ovvero perchè esistiamo, perchè siamo vivi. Se ci rifiutiamo di comunicare ciò che ci rappresenta, se ci rifiutiamo eventualmente di comunicare il vuoto che in quel momento ci attanaglia, per lanciarci nella facile avventura di prendere in prestito qualcosa che non è farina del nostro sacco, commettiamo un furto di qualcosa di più delle semplici parole. Commettiamo un furto d'identità. Teniamoci la nostra che è meglio, perchè qualsiasi originale ( anche se non perfetto o magari poco interessante) è sempre più straordinariamente vivo e vero della migliore tra le imitazioni.
Ho voluto ritirar fuori questo argomento perchè, sapete, prevenire è meglio che curare, soprattutto se a curare devono essere provvedimenti indelebili.
Siamo intesi?

Simone Ariot

domenica 3 ottobre 2010

Sull'ispirazione, ovvero, i blocchi creativi


Prima o poi un post del genere doveva proprio venir fuori. Perché dopo un anno di settimanali creazioni dettate da improvvise o studiate idee che macinando nel cervello si traducono in piccoli articoli, talvolta interessanti e talvolta autoreferenziali, doveva arrivare un momento di crisi creativa. Blocco creativo, stallo, iniezione di vuoto o come vogliamo chiamarlo, chi scrive o comunque crea deve almeno una volta nella vita ( ma più solitamente molte di più), confrontarsi con questo stato. A volte il blocco creativo, questo mostro temuto, arriva e non se ne va via, diventando compagno ufficiale delle nostre giornate, altre volte è veste i panni del visitatore passeggero, che in punta di piedi, senza badare al disturbo, passa a farci un salutino, chiedendo un’ospitalità che gli viene tendenzialmente negata. Bene, consultando internet si trovano consigli di chi spende parole e paroloni per offrire soluzioni ad un problema che affligge artisti, letterati, pubblicitari e imprenditori da quando il mondo ( o meglio l’arte), esiste. Noi invece vogliamo affrontarlo così, semplicemente annunciandolo, e riconoscendolo.
Perché è arrivato un po’ all'improvviso, senza far troppo rumore, forse in punta dei piedi, in una domenica mattina dai comuni tratti deprimenti. Ma, se ci si sofferma un po’, almeno per la prima volta il blocco creativo può dare un’iniezione di idee e creatività, tant’è che sono qui a scriverne. Secondo voi, come si affronta un blocco creativo? Quali consigli o tecniche vale la pena di ascoltare? Io, per me, lo guardo e l’ascolto un po’, perché nella maggior parte dei casi, come oggi, è il blocco stesso ad offrirmi la soluzione.
Ci siamo capiti? La parola a voi!
Simone Ariot

giovedì 2 settembre 2010

Un addio non è mai per sempre


Alle classi 3ast e 5cst del liceo Quadri
Temevo molto questo momento, ma sapevo che sarebbe potuto arrivare. Purtroppo, nonostante infiniti tentativi per far andare le cose diversamente, per questo nuovo anno scolastico non sarò con voi. Mi dispiace molto, perchè il viaggio che stavamo facendo insieme non lo consideravo concluso, sentivo che c'erano ancora molte cose da fare, molti argomenti di cui parlare, molta letteratura di cui occuparsi, ma soprattutto sapevo di aver ancora bisogno di voi, due classi che si sono rese disponibili a fare le cose in modo talvolta nuovo e diverso. Purtroppo non ha dipeso da me e nemmeno dal preside, che di fatto si è adoperato in tutti i modi possibili per tenermi al Quadri, ma da una assurda logica burocratica che non considera in alcun modo il bene degli insegnanti e ancor meno quello degli studenti. Pensate che le ore per me ci sarebbero state, ora affidate ad una supplente, ma per questioni illogiche ed incomprensibili (diciamo pure per questioni stupide), sono andate ad altri. Per farvi capire cosa sia successo avrei bisogno di ore, e la questione è piuttosto noiosa, ma posso assicurarvi che si tratta di una decisione casuale, totalmente svincolata da quelli che dovrebbero essere i soli criteri sani.
Ma non voglio soffermarmi su questo, perchè vorrei guardare avanti e vorrei che anche tutti voi possiate guardare avanti. Agli studenti di V°CST, ora prossimi maturandi, auguro un buon anno all'insegna della serenità, del divertimento e ....dell'impegno. Ricordatevi che in italiano la letteratura che si studia in quinta è la letteratura regina, la più bella e appassionante, quella che vi farà sentire gli autori molto più vicini di quanto non vi sia mai capitato. Più avanti andrete con l'anno più vi renderete conto che i poeti ci parlano di cose che riguardano anche noi, giorno dopo giorno e problema dopo problema. Mai più, probabilmente, vi capiterà di occuparvi di certe questioni da un punto di vista così serio, perchè lo sappiamo benissimo che sarete destinati soprattutto a facoltà scientifiche. A maggior ragione sfruttate quest'ultima possibilità, buttatevi a capofitto in letture appassionanti e in storie di vita che fanno venire i brividi. Mi dispiace molto non affrontare con voi quest'anno, non ho mai nascosto che il programma di quinta è il mio preferito e quello su cui mi sento più preparato. Non importa, troverete un/a valido/a docente e sappiate che la mia posta elettronica è sempre aperta per voi. Dubbi o problemi, io ci sono. E anche se l'anno scorso questo percorso on line di "Parolefantasiose" non vi ha riguardato, sappiate che è aperto a tutti, che andrà sempre avanti, e che è rivolto anche a voi, quindi preparatevi perchè i commenti nei vari post sono ben accetti anche da voi.
A voi più piccoli, voi della 2°ast che solo un paio di anni fa arrivavate a scuola intimoriti e ancora bambini, a voi va un grande grazie per avermi consentito di sperimentare quanto nella scuola italiana non si era ancora mai fatto. Al Venezia Camp di luglio, una fiera sull'innovazione digitale, ho parlato del nostro progetto davanti ad una platea di esperti di vari settori che sono rimasti allibiti quando hanno visto cosa abbiamo fatto l'anno scorso. Chi potrà mai dimenticare il clima delle lezioni in laboratorio, le notti passate a collezionare commenti, la straordinaria esperienza di Mediaset che è venuta a raccontare il nostro percorso o l'interessamento di giornalisti di radio e carta stampata che hanno passato tempo a documentarsi e a raccontare la nostra avventura per una trasmissione televisiva. Ma non solo, pensate a tutte le centinaia di pagine che avete scritto fra temi e racconti, con le scadenze che si facevano sentire e l'ansia ( positiva)per la valutazione; e vogliamo parlare delle ore settimanali passate a leggere insieme tre romanzi che hanno fatto la storia con i relativi blog da voi prodotti che ancora oggi vengono letti in Italia e nel mondo? Ricordo ancora oggi la vostra titubanza di fronte alla mia idea all'inizio dell'anno, ma tempo pochi giorni e abbiamo visto che si trattava di una buona idea! Quest'anno avevo in mente un bel percorso su Dante e la Divina Commedia, ancora aggiornato e rivisto rispetto quanto ero solito fare in passato, un percorso che sono sicuro sarebbe stato molto attraente e che di fatto non potrò più sperimentare. Pazienza, mi inventerò qualcos'altro e cercherò di trarre vantaggio dalla nuova esperienza che inizierò tra pochi giorni. Chiaramente ( e ve lo avevo già anticipato), il mio addio è un arrivederci, e soprattutto un a risentirci. Parolefantasiose sarà sempre vostro e mi piacerebbe vedere i vostri commenti ai nuovi post che si mescolano con quelli dei nuovi studenti a cui proporrò questo percorso. Mi raccomando, cercate di mettere a frutto l'esperienza fatta, ma sforzatevi ad adattarvi alla nuova insegnante senza farla diventare matta!

Carissimi ragazzi e ragazze, buon anno scolastico, e soprattutto, buona fortuna nella vita, perchè ne abbiamo tutti bisogno e perchè non c'è solo la scuola, come ben sappiamo tutti.
Ciao a tutti!
Simone Ariot

lunedì 9 agosto 2010

Arrivederci a settembre !



Parolefantasiose è in vacanza. Da un bel po' ormai, diciamo da almeno un mese e mezzo, e ci rimarrà fino a settembre, quando riapriranno le scuole.
Per il momento parolefantasiose si sta rilassando dopo un viaggio in Sardegna, uno in Grecia, e uno che sta per intraprendere in Sicilia. Dopo un anno di duro lavoro arrivano viaggi, cibo, rilassatezza, esplorazioni, buone letture, amici, amori, mare, montagne, colline, pesci, carne, eccessi e tanto altro.

CI VEDIAMO A SETTEMBRE, QUANDO RIAPRE LA SCUOLA

Simone Ariot

sabato 5 giugno 2010

Le dieci cose migliori da fare quando la scuola è finita


C'è poco da fare. E' e sempre sarà un momento topico, una realtà che per secchioni o schiappe è attesa da settembre e che si intensifica negli ultimi giorni di scuola, quando ormai solo a sentir pronunciare questo termine vengono i conati di vomito. Tutto l'anno si attende questo momento, lo si sogna, lo si aspetta in modalità mistica o passiva, organizzando riti scaramantici o più semplicemente segnando sul calendario i giorni passati e godendo nel vedere che ve ne sono sempre meno tra gli immacolati. Tutto l'anno ci si concentra per immaginare ed organizzare il giorno della liberazione, che quest' anno non sarà il 25 aprile ma il 9 giugno e quando meno ce se lo aspetta, eccolo arrivato. Professori e studenti gioiscono per la fine delle torture, anche se per i professori e i maturandi non è ancora finita. Ma quali sono quelle realtà che rendono molto diverse le giornate di vacanza da quelle passate a scuola? Cosa si può fare in questi benedetti giorni di vacanza rispetto a quello che si fa solitamente durante l'anno? Certo, andare in vacanza, ma questa è una risposta scontata e banale. Io intendo sondare il terreno e capire quali sono le 10 cose che tutti , professori e studenti, desiderano fare una volta terminato l'anno scolastico. Inizio io, come rappresentante della categoria degli insegnanti, ed escludendo come dicevo prima la più semplice motivazione del "vado in vacanza" posso dire ( ordine casuale e non d'importanza)...

1- evitare di mettere la sveglia tutte le mattine, dal lunedì al sabato, alle 6.45 del mattino
2- sentirmi finalmente libero da quell'etichetta d'educatore che bene o male mi s'appiccica addosso per 10 mesi l'anno
3- non dover sorridere a qualche collega facendo finta che mi stia simpatico
4- non dover leggere centinaia di temi al mese scritti da studenti che spesso lo fanno male e controvoglia
5- non dover partecipare alla noiosissime riunioni scolastiche in cui si parla di tutto tranne che dell'importante
6- non dover continuamente chiedere educazione e stile a persone che non potranno mai possedere tali qualità
7- poter passeggiare al mattino, con pausa tartina da Renzo o pastina da Sorarù, senza l'angoscia che l'ora buca stia per finire
8- decidere, alle undici del mattino, di farsi una doccia fredda contro il caldo
9- farsi una passeggiata al mare, sapendo che il giorno dopo posso farla in montagna o in campagna
10- prendere un aereo low cost per andare a Napoli in giornata, mangiarsi una pizza, e tornare a casa.

E voi? sbizzarritevi

Simone Ariot

martedì 25 maggio 2010

I promessi sposi in 10 minuti? Con gli Oblivion successo assicurato



Si tratterebbe della storia di due che si devono sposare, poi posticipano, poi lei abbandona l'idea, ma poi alla fine, dopo un casino infinito, si sposano.

Questo è come qualche studente poco studioso e molto fantasioso potrebbe riassumere "I promessi sposi", uno dei più letti, e forse odiati, romanzi italiani. Che siano straletti lo sanno tutti, d'altra parte è inserito nei programmi ministeriali, e che fossero odiati forse lo si sa ancor più consapevolmente.
Ma talvolta, sforzandosi un po', se ne può immaginare una lettura diversa, molto più coinvolgente e divertente, una lettura che avvicina all'opera che forse nell'opera non ci sbatterebbe mai il naso. Si, perchè anche nei confronti della più classica ed istituzionale lettura scolastica, se ne può fare una versione nemmeno troppo riveduta e corretta ma sicuramente attraente e simpatica. Non servono troppe parole per descrivervi l'impresa, ma solo 10 minuti,ed essere pronti a gustarsi in video quello che fanno! Ricordateveli bene, loro sono gli Oblivion, e sono sicuro si sentiràparlare sempre più di loro. Guaradate come ci trasformano Renzo e Lucia, e preparatevi a ridere!

Simone Ariot

mercoledì 5 maggio 2010

Ti presento un libro !

Eccoci, siamo arrivati.
Vi avevo promesso nell'ultimo post che nel giro di pochi giorni sarebbe stato disponibile il video con la nostra puntata.
Facciamo un po' il punto sulla situazione, tornando ai primi di gennaio, quando stavo parlando con la direttrice della rete Iris Mediaset per la realizzazione di una trasmissione che riguardava l'altra mia vita (non quella dell'insegnante), quando tutto ad un tratto penso che forse, una volta tanto, la televisione potrebbe essere stata interessata a parlare della scuola in modo diverso da come fa solitamente. Non avevo intenzione di proporre uno scoop su un insegnante pazzo che tortura gli alunni o l'ennesima storia di bullismo ma, più semplicemente, di un metodo didattico che ben si presta ad essere raccontato attraverso il piccolo schermo. La trasmissione in oggetto "Ti presento un libro" parla di letteratura, e ogni puntata racconta un libro o ciò che ruota attorno un libro. Fa parte del palinsesto di Iris, il canale tematico dedicato al cinema e alla letteratura, e mi sembrò immediatamente fatto su misura per noi. Nel giro di pochi minuti era già stabilito tutto, era fatta! Nel giro di pochi giorni sarebbe venuta una troupe di cineoperatori e in un oretta si doveva registrare la trasmissione. Non è stato per nulla difficile, non abbiamo dovuto far altro che comportarci come sempre avviene ( magari un po' più tranquilli ! ) e farci riprendere. Qualche studente è stato intervistato ( bravissimi Alessia e Marco) e da una quarantina di minuti di "girato" il montaggio ne ha poi ricavato i nostri 4 preziosi minuti. Spero che attraverso questo video tutti possano capire quello che abbiamo fatto sinora in classe, per un anno scolastico intero, andando contro qualsiasi logica della programmazione di dipartimento ma mettendoci del nostro. Abbiamo voluto credere in una cosa nuova, che vede gli studenti non solo spettatori ma attori del processo di apprendimento, attraverso tappe che via via hanno coinvolto sempre più la loro attenzione, integrando alla letteratura arti e discipline più o meno affini come l'informatica, il cinema, il marketing. Personalmente trovo sia stata l'esperienza didattica più riuscita e interessante della mia breve carriera di insegnante, e il fatto che non sia stata imposta dall'alto ma partorita da un momento di sconforto mi fa ben sperare. Una sorta di buon augurio per tutti quei docenti che sentono di non trovare più una chiave per coinvolgere i propri studenti, perchè proprio nel momento in cui ci si rende conto che qualcosa non va possono venir fuori risorse inaspettate. Siate creativi miei cari colleghi, divertitevi e sperimentate, perchè, ve lo posso assicurare, così si imapara di più e meglio. Ringrazio anche i genitori degli studenti della 2ast che hanno creduto in questo progetto e mi hanno appoggiato, e tutti gli spettatori esterni che in questi mesi hanno seguito numerosissimi PAROLEFANTASIOSE e gli altri blog del progetto. I colleghi di scuole lontane ( Bomba!)in Italia e nel mondo, blogger naviganti, giornalisti e ricercatori. Tranquilli, PAROLEFANTASIOSE non muore, continuerà anche nel caso dovessi finire in un'altra scuola, e per l'anno prossimo ho in mente una cosa nuova.......che ha a che fare con il sommo poeta..........
Avete indovinato?
p.s. Ma ora guardatevi il video ( avevo 39° di febbre, perdonatemi l'evidente presenza sfatta)


Simone Ariot

lunedì 3 maggio 2010

I'm arriving

Scusate, perdonatemi. Non mi faccio sentire da un po' lo so. E' che talvolta gli impegni sono troppi, il tempo è poco e le scadenze si fanno sotto. A volte è anche una questione di ispirazione. Quando ce l'hai magari è notte , sei lontano da un pc e non puoi annotarti quello che hai da dire. E così rinvii, aspetti e aspetti ancora, fino al momento in cui l'ispirazione speri possa arrivare da un momento all'altro mentre sei seduto al pc.
Beh, sappiate che questo momento ancora non è arrivato, ma arriverà presto, entro al mx 4 giorni. Perchè ho qualcosa tra le mani che scotta, e ha a che fare con questo blog.......con la televisione......con la mia splendida classe 2ast, con molte cose.
Quindi state in allerta, entro pochi giorni post con grandi novità!
Intanto ascoltatevi questa canzone, un classico, che è stata rifatta in un' infinità di versioni, dal punk al raggae, dal jazz al soul, dal pop, all' etnico. Sublime. Personalmente l'ho scelta come canzone da mattere al mio funerale.Soprattutto se dovessi morire giovane e in circostanze estreme.

Simone Ariot

lunedì 29 marzo 2010

Il sapore del sole



Basta fermarsi ed aspettare. All'aperto sia inteso, e possibilmente in campagna. Ma anche in città va bene ugualmente. In inverno non è semplice, in autunno quasi impossibile, ma primavera ed estate garantiscono ottimi risultati. Certo non lo si può scegliere dal menù e nemmeno prenotare in anticipo, ma quando arriva, magari inaspettato, assaggiarlo diventa un'esperienza unica. Se in più non lo si vedeva/sentiva/toccava da mesi......beh allora il risultato è sensazionale.
Non sto parlando di un cannolo sicialano né di un babà napoletano, ma di una cosa molto più grande, infinitamente: Il sole.
Non m'interessano le sue caratteristiche tecnico-scientifiche e nemmeno sapere a quanti milioni di km se ne sta da noi, ma so solo che quando mi bacia e mi accarezza sento sempre qualcosa di indefinibile. Ieri mi sono seduto su una panchina in mezzo a un prato. Ho rivolto lo sguardo verso l'alto, chiudendo gli occhi e aspettando. Cosa? Semplicemente che il suo calore facesse effetto su di me!E' come una sorta di droga o di medicina. L'effetto, in chi scrive, è assicurato. Si tratta solo di saper pazientare qualche secondo. Effetti collaterali non ce ne sono mentre quelli fisiologici sono superbi. Dopo pochi secondi si entra in una sorta di sogno in cui si riscoprono immagini, ricordi, odori e sensazioni abbandonate, dove l'estate è protagonista. Dimenticavo di sottolineare che quest'esperienza estetica è consigliata solo a chi ama l'estate immaginandola come la Sola Amante possibile fra le quattro stagioni. Un'esperienza pericolosa e difficile perchè potrebbe portare alla dipendenza. Io ne soffro ma non ho alcuna intenzione di curarmi. Se potessi prolungare l'estate e trasformarla in una stagione unica che dura 365 giorni sarebbe il massimo. D'altra parte per me l'estate è il tempo che scelgo, quello in cui nulla è imposto e in cui mi sento veramente vivo. Mi dicono che d'estate sono un'altra persona, più sorridente e più felice, ma soprattutto più libero. Più libero perchè sollevato da molti impegni professionali ma allo stesso tempo più libero anche mentalmente, più leggero. D'altra parte, per me, estate sigifica vacanze, e per uno che è uscito dalla scuola come studente per rientrarci immediatamente come insegnante l'estate è soprattutto il momento della grande sospensione dell'attività scolastica. Un mese e mezzo di non lavoro ( non tre come molti credono) e un altro mese di mezzo lavoro considerando che gli esami e settembre non sono la stessa cosa che l'insegnamento tradizionale. E in quei giorni rinasco. Prendo la moto e me ne vado al mare, in laguna, oppure in collina per perdermi fra i vigneti. La sera amo uscire in bici, con una vecchia bici dai freni a bacchetta, o con la mia 500 degli anni 60, macchinetta mitica entrata nella storia.........Ed è il sole che mi accompagna in tutto ciò, anche la notte, perchè guardo la luna e so che dopo poche ore il suo fratello maggiore tornerà a trovarmi, garantendomi luce e ........felicità.
p.s: Questo era un post felice, ogni tanto ci vuole!!!!
Simone Ariot

mercoledì 17 marzo 2010

Diamo un voto ai professori !



I nostri amici americani sono sempre più avanti. Non deve stupire quindi se viene proprio da loro il suggerimento di estendere la valutazione scolastica non solo agli studenti ma anche ....ai professori. Non gioite troppo miei cari alunni-lettori, si tratta solo di una proposta che in ogni caso avrebbe un valori solamente indicativo. Ma se in Italia gli insegnanti possono ancora dormire sogni tranquilli protetti da un garantismo che fa più danni che altro, nel nuovo continente quella del social rating è un'abitudine diffusa e consolidata. Con questo termine composto si intende appunto la valutazione da parte dell'utenza di un servizio, in questo caso offerto dalla scuola e dalle Università.
Come spiegano nell'articolo di Wired "presenza alle lezioni, disponibilità in orario di ricevimento, cortesia e interazione via mail, comportamento in aula e agli esami, capacità di esposizione e grado di aggiornamento tecnologico del professore e delle lezioni sono i parametri attraverso i quali gli studenti valutano i propri professori". Una dinamica di questo tipo, se resa pubblica, condiziona la percezione di un'istituzione educativa, indirizzandone gli sguardi del mondo intero, nel bene e nel male. Questo cosa significa? Ad esempio che un docente con un rating molto alto possa ottenere un'offerta di lavoro da una scuola più prestigiosa, con un considerevole aumento di stipendio. In altri paesi occidentali è la regola, nel belpaese si è tentata la via di internet e grazie a un sito si sono contate 28.000 valutazioni, con qualche minaccia di querela. C'è da chiedersi quanto possano essere obiettive le valutazioni di studenti che per ovvi motivi sono spesso portatori sani di odio nei confronti della categoria docente, ma allo stesso tempo è impossibile negare l'utilità di un sistema che generalmente offre più vantaggi che altro. Non solo agli studenti, ma anche e soprattutto agli insegnanti. Qualsiasi discorso inerente meritocrazia e introduzione dei livelli di carriera tra i prof. italiani (unica professione al mondo in cui non esiste la possibilità di carriera) non può prescindere da una riflessione sulla valutazione. Attualmente, infatti, il miglior insegnante d'Italia ed il peggiore non solo guadagnano lo stesso stipendio, ma il secondo gode dell'impunità nel caso decidesse di non faticare e abbandonarsi ad una sorta di vacanza perenne fra le mura scolastiche, faticando chiaramente di meno. E voi cosa ne pensate? Quali parametri utilizzereste per valutare i vostri prof. del presente o del passato? Avete esempi celebri da raccontare? Sono curioso. Molto curioso.

Simone Ariot

mercoledì 3 marzo 2010

Problemi di Tempo



Il tempo in una storia non è mica un elemento secondario. Che la si scriva o la si viva, un'avventura della vita è influenzata dal tempo che lo rubi o lo chieda, lo sfrutti o lo sperperi. Decidiamo di scrivere una storia e, zac, non c'è più tempo. Vogliamo immergerci in essa, e il tempo vola ed è già finito. Ci troviamo a una noiosa lezione di qualsivoglia materia.....e il tempo non passa più, scorre a rallentatore come un conto alla rovescia. Per non parlare di quando siamo in estasi, nella situazione migliore di questo mondo, e il tempo mette il turbo e scappa via.
Abbiamo uno strano rapporto con il tempo, successione di momenti che dividiamo in presente, passato e futuro e di cui percepiamo soprattutto quello che è già scorso rispetto a quello che scorrerà. Già Seneca, filosofo e letterato romano, diceva che la parte di vita che viviamo è piccola, il resto è tempo, perchè c'è molta differenza tra il vivere a lungo e lo stare a lungo in vita; proprio per questo il tempo andrebbe ben custodito, perchè non sappiamo quando ci viene a mancare. Sicuramente il presente è breve, il futuro incerto e il passato sicuro e l' afferrare il presente sarà la sfida in cui ogni uomo dovrà imbattersi in vita propria.
E nella scrittura? Domina il tempo o lo spazio? Ci condizionano maggiormente, da studenti, le tre ore per scrivere un tema, tre ore che passano a ritroso fino ad annullarsi al suono della campanella definitiva, o il bianco del foglio ancora privo di segni e contenuti, uno spazio geografico che cerca un riferimento?
Il tempo insomma ci condiziona, nelle dimensioni pratiche e in quelle intellettuali, anche se diversamente scandito ma fortemente presente, e tutta la nostra vita è in relazione al tempo. Tempo del giorno e della notte, dell'azione e del riposo, della vita e della morte. Unica certezza è che il tempo c'è, indipendentemente da quanto possa condizionarci.
E voi, che rapporto avete con il tempo?

Simone Ariot

lunedì 8 febbraio 2010

Scuola e media: ci siamo anche noi.



In principio fu il maestro Manzi: era il 1960 e con la trasmissione televisiva "Non è mai troppo tardi" ha insegnato a più di un milione e mezzo di italiani a leggere e scrivere. Innovativo sperimentatore della didattica a distanza, ha creduto in un nuovo strumento che alcuni vedevano ancora come il Diavolo fattosi macchina. Probabilmente è stata una delle prime occasioni in cui l'insegnamento è uscito silenzioso dalle pagine di romanzi come Cuore e Pinocchio ed è entrato nemmeno troppo in punta di piedi nella scatola grigia destinata a diventare di lì a poco l'elettrodomestico preferito da milioni di italiani, e non solo.
Da quel momento in poi la scuola farà la sua comparsa nel grande e piccolo schermo mostrando un quadretto non sempre corrispondente alla realtà e contribuendo a costruire la forma stereotipata di diversi tipi umani presenti nel mondo della scuola. Dall' insegnante frustrato del "Maestro di Vigevano" con un sofferto Alberto Sordi, al pluriripetente Chicco Lazzaretti dei "Ragazzi della terza c", talmente affezionato alla scuola da risultare sconvolto il giorno del superamento dell' esame di maturità. Non solo ruoli comici, oltreoceano film come "L' attimo fuggente"( 1989) hanno fatto sognare a generazioni di adolescenti di incontrare un insegnante carismatico e anticonformista come il professor Keating che liberava i suoi scolari dalla morsa delle aspirazioni/imposizioni familiari, o come Mel Gibson ne "L'uomo senza volto" (1993). Tornando in Italia, dobbiamo a Daniele Lucchetti e ancor di più all' autore dei romanzi che l' hanno ispirato, Domenico Starnone, il film che meglio ha raccontato la realtà anacronistica, spesso incoerente, della scuola italiana nell'onomimo "La scuola" (1995)a cui seguirà senza ottenere lo stesso successo "Auguri Professore" con lo stesso e magnifico Silvio Orlando da molti ricordato come il migliore attore-professore del cinema italiano.
Ma vi sono anche sceneggiati (telefilm) per la tv come "Sei forte maestro" con Emilio Solfrizzi o "Caro maestro" con Marco Columbro, questa volta ambientati nelle scuole elementari, o veri e propri quiz televisivi ( "per un pugno di libri") dove si testano le conoscenze letterarie di classi a confronto capitanate da un rappresentante e guidate nel percorso di gara da Neri Marcoré e Piero Dorfless. Non dimentichiamo infine, in ordine di tempo, "Mtv school in action", un programma della popolar rete televisiva tanto amata dai teen agers in cui si organizzavano spettacoli musicali all' interno delle scuole ( 2005-2007)e, per citare la radio, l' appuntamento del sabato mattino di Radio24 "Obbligo di frequenza".
Poi di scuola se ne parla al telegiornale soprattutto per vicende che sarebbe meglio non sentire di cui spesso ci chiediamo il senso ( bambini disabili picchiati, bulli allo stato brado, professori impazziti)ma mai una volta che se ne parli per raccontare quanto di buono o comunque interessante si riesca a realizzare dentro la scuola. Bene, dobbiamo fare ammenda e smentire questo luogo comune secondo il quale la scuola non interessa i media, perchè abbiamo appena scoperto che è vero il contrario.
Venerdì 5 Febbraio la trasmissione "Ti racconto un libro" (della rete Iris del digitale terrestre di Mediaset) ha inviato una troupe per registrare un' intera puntata proprio qui da noi, nella 2AST del liceo scientifico Quadri di Vicenza. Incuriositi da questo metodo che vede i blog protagonisti della didattica si sono spinti in terra vicentina per documentare una lezione tipo ( 50% d' aula, 50% di laboratorio) e intervistare il sottoscritto e gli studenti che stoicamente sono restati a scuola al pomeriggio nonostante non fosse orario di lezione. ( Chapeau). Già, perchè se tra chi ci segue regolarmente ( mi riferisco ad esempio ai silenziosi amici di Bomba, Chieti e giù di lì)qualcuno si fosse chiesto da dove salta fuori questo blog e quelli ad esso collegati, possiamo rispondere che si tratta di un esperimento autonomo di didattica che chi scrive e la sua classe stanno portando avanti da alcuni mesi. Forse, per capire meglio, potreste leggere l' articolo che lo stesso Venerdì 5 febbraio il Giornale di vicenza ha pubblicato, probabilmente mosso dallo stupore suscitato dal saper essere in città un' importante rete televisiva di Mediaset. Bene, una puntata televisiva e un articolo in un solo giorno, entrambi utili a far comprendere anche a chi non fa parte del progetto le caratteristiche e le peculiarità di un percorso che stanno garantendo sempre maggiori soddisfazioni e che stanno avvicinando sempre più alla lettura e alla scittura chi prima poteva definirsi lontano.
Non appena la puntata sarà uscita dalla sala di montaggio posterò il link e il filmato, e a quel punto tutto apparirà molto più chiaro.

Simone Ariot

lunedì 1 febbraio 2010

Io e Raffaele



A volte si cercano risposte a complesse domande molto più lontano rispetto a dove le si potrebbe trovare. A volte può essere sufficiente fermarsi e guardarsi dentro, in altre occasioni è più consigliabile affidarsi a qualcuno che possa ascoltare, e individuare nella confusione che c'è in noi quella nube da schiarire, quell' ostacolo da superare. Nella vita come nella scrittura ci sono difficoltà e nella vita come nella scrittura ci si imbatte in esse. Grazie a Giovanna Viola(scrittrice e insegnante nel nostro liceo) e al suo libro ( IO e Raffaele,ed Domna), ci avventureremo proprio in queste difficoltà. Qeulle che nella vita ogni individuo incontra, e quelle che nella scrittura ogni scrittore sperimenta almeno una volta ( e spesso molte di più). Un libro che ci parla della vita , e un' autrice che ci parla di scrittura. Il tutto, giocando in casa ( Liceo Quadri)

Quando si capisce se l' idea del romanzo è quella giusta? Come si superano i blocchi creativi? Come avvicinare la penna a quel foglio di carta o schermo del pc che tanto spaventa? E ancora, quando si capisce che l' idea è finalmente quella giusta?
Sarà un incontro-conversazione, passando dalla presentazione del romanzo di Giovanna ai dubbi che voi, giovani scrittori, continuate giustamente ad avere. Copywriter, editor, webmaster, ce n'è per tutti. Voglio vedervi attivi e curiosi, con domande interessanti e spunti che diano il la a un "concerto letterario estemporaneo" ( mi piace l' idea n.d.r)
Simone Ariot

giovedì 21 gennaio 2010

Less is more



"Ieri a Rouen il signor Colombe si è ucciso con un colpo di rivoltella. Nel marzo scorso sua moglie gliene aveva sparati tre. I due erano in attesa di divorzio".

Il 24 dicembre, visitando una libreria, una triste constatazione: In tutto il 2009 avevo letto meno della metà dei romanzi che solitamente ingurgito in un anno. Dovevo assolutamente saldare il debito con la letteratura, e avevo solo una settimana! Romanzi in tre righe, libro di Félix Fénéon, faceva al caso mio. La formula Fénéon è molto semplice: una riga per l'ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l'epilogo a sorpresa. Grazie alla fantasia dirompente di un impiegato ministeriale nato a Torino e vissuto in Francia a cavallo tra 8 e 900', schiere di studenti, bo-bo ( Bourgeois-bohèmien ), insegnanti di lettere con sensi di colpa o sedicenti appassionati lettori possono finalmente smetterla di sentirsi in colpa: in un paio di minuti si riescono a leggere una decina di romanzi, riallineandosi alla media di lettura dei bei tempi che furono.
Il medico incaricato di eseguire l'autopsia sul cadavere della signorina Cuzin, di Marsiglia, deceduta in circostanze misteriose, afferma essersi trattato di suicidio per strangolamento." Se invece non avete motivo di sentirvi in colpa per mancanza diretta di frequentazione letterarie sapiate che Fénéon lo si può ringraziare almeno per un altro motivo. Ci insegna che a volte "Less is more", come diceva l' indimenticato Mies van der Rohe, "Il meno è più". Non serve cercare sempre e solo il il dettaglio del dettaglio del dettaglio, ma soffermarsi sull' essenza, che deve essere chiara, ben espressa, lucida e snella. Parole taglienti usate da una figura della letteratura francese che per primo ha coniato il termine impressionismo e che ha prodotto un'innumerevole serie di critiche letterarie sule più autorevoli riviste francesi. Scopritore di Mallarmé e Rimbaud,apprezzatissimo redattore di rapporti ministeriali e segretissimo scrittore di letteratura, per anni pubblicò sulle pagine del quotidiano Matin questi brevi esempi di letteratura. Fatti reali e accaduti, maestosamente trasformati in brevi romanzi. Grazie al fatto raccontato? Anche, ma soprattutto grazie allo stile e alle parole usate. Less is more!

"Domenica, un sommozzatore di Nancy, Vital Frérotte, è morto per una banale errore. Era appena tornato da Lourdes, definitivamente guarito dalla tubercolosi."

Ma tutto ciò non vi ricorda Twitter? ne riparleremo,.... o ne parlerete voi.

Simone Ariot

mercoledì 13 gennaio 2010

Creativamente ozioso



Ore 23:10. Sono appena rincasato dopo le mie solite 15 ore di lavoro, d' altra parte ero uscito di casa alle 8 del mattino. Ho fatto lezione, un consiglio di classe, risposto a una ventina di mail e spedite altrettante, ho letto 3 racconti dei miei studenti e una quindicina di recensioni, poi ho impostato le lezioni di domani. Ho parlato di letteratura con una collega e presentato alcune idee al preside. Mi sono trovato con un amico all'ora dell' aperitivo per parlare di una questione di lavoro ma poi abbiamo incontrato x e da li è nata l' idea per un nuovo evento da organizzare. Poi, a cena con y, abbiamo discusso di come usare i social network nei business e in quel momento ricevo un sms da k che mi segnala una richiesta di consulenza pervenuta da una società che opera nel settore del turismo. Guardando la bottiglia d' acqua che avevo davanti noto una parola che corrispondeva al titolo della poesia spiegata in classe e collegandola al turismo ho un' illuminazione. Quelle poche parole erano perfette per il testo della pubblicità che devo consegnare tra pochi giorni. Torno a casa e mi rimetto al pc, controllo l' ultima posta e approfondisco alcuni fatti che m' interessano.

Scusate, ma oggi ho lavorato o mi sono divertito?

Togliamo quelle 4 ore di lezione e l' ora del consiglio di classe per le quali la mia presenza era obbligatoria e ne rimangono comunque 10. Si trattava di lavoro o di divertimento? Di cose importanti o futili?
Un tempo i latini ( e vedete che ritorna sempre il mio primo lavoro d' insegnante) parlavano di due realtà molto lontane: Otium e negotium.
La prima era un' attività dedicata all' arricchimento culturale, allo studio, a ciò che comporta un' evoluzione spirituale e disinteressata dell' animo: leggere, disegnare, dedicarsi alle arti, parlare di argomenti colti con amici.
Con il termine negotium, al contrario, si indicavano le attività finalizzate all' arricchimento in senso economico ( da qui il concetto di negozio come luogo fisico in cui si vende), dando per scontato che queste fossero incompatibili con una dimensione culturale. Nel corso dei secoli il concetto di otium ha assunto un' accezione negativa, quasi di perdita di tempo, di svacco ("smettila di oziare in quel divano!!")arrivando all' idea che le sole cose serie fossero quelle che portano un'arricchimento sul piano monetario.
Ora si assiste a una rivalutazione del concetto originale di otium con un' aggiunta che non fa certo male, soprattutto in tempi di crisi come questi in cui si avverte uno straordinario bisogno di creatività. Potrebbe sembrare un ossimoro ma l' ozio creativo, teorizzato dal sociologo Domenico De Masi, è proprio la condizione in cui mi sono trovato oggi. E' un lavorare divertendosi, facendo ciò che si ama e che non pesa. E' una realtà in cui i confini tra il lavorare, sperimentare, giocare e comunicare si confondono e si lascia libero spazio a quella creatività che di fatto è soprattutto fantasia.
In tempi in cui dei noiosi e ripetitivi lavori della produzione se ne occupano le macchine, all' uomo non rimane che farsi venire un'idea e trovare le soluzioni per realizzarla, possibilmente seguendo una strada nuova e non percorsa da tutti. E' proprio in questi momenti che realtà appartenenti a mondi solo in apparenza lontani entrano in comunicazione. E' in momenti come questi che un poeta dell' 800 torna utile al pubblicitario del 2010, o che viceversa un blog nato per una comunicazione non formale diventa strumento didattico destinato a giovani liceali. E' trovare in tanti link, infiniti, un collegamento comune, dovendosi preoccupare delle scelte.
E uno studente......, come può trasformare il suo studio in uno studio ozioso ( in senso latino) e creativo?


Simone Ariot

mercoledì 23 dicembre 2009

Arrivano gli zombie


POST DAL CONTENUTO EMOTIVO INCENDIATO

Mercoledì 23 dicembre, ultimo giorno di scuola prima delle vacanze. Ora a disposizione. Per gli addetti ai lavori termine conosciuto, per chi non abbia mai insegnato le ore a disposizione sono quelle che un insegnante offre alla scuola per coprire e supplire eventuali colleghi malati.
Devo andare in una quinta, indirizzo scientifico. Prima di entrare in classe parlo con la loro insegnante di lettere e chiedo se può essere utile che vada avanti con il programma o, ancor meglio, simuli un colloquio d' esame. Risposta affermativa e dovuti ringraziamenti.
Entro in classe, è la penultima ora di lezione, ed essendo l' ultimo giorno di scuola non esiste la possibilità di un compito il giorno dopo o di un' interrogazione per cui studiare. Dovrei trovare quindi una classe disponibile, in teoria felice della possibilità che volevo offrire.
"Sono il prof. Ariot, insegno lettere, ho parlato con la vostra docente e possiamo andare avanti con Leopardi, da una prospettiva a cui non siete abituati, o simulare un colloquio d' esame, considerando che non vi conosco e quest' anno il commissario di lettere sarà esterno,quindi un buon esercizio per voi"
"Nooooooooooo"
"E' una possibilità che vi do, un favore che vi faccio disinteressatamente. Credo possa essere utile vedere come interroga un altro insegnante considerato che voi siete abituati con la stessa docente da anni".
Mi guardano come se avessi proposto loro di mangiare merda.
"Guardate che è una cosa senza voto"
Uno si alza , cambia banco, e mentre cammina "sinceramente......"
"ragazzi se non ve ne frega niente ditemelo subito, ribadisco che servirebbe a voi , non a me"
"sinceramente non ce ne frega niente"
Gli altri volti sono di persone in silenzio che non prendono posizione e decisioni. Mi guardano ma nemmeno troppo.
Percepisco la voce di una ragazza che timidamente dice ai compagni "io lo farei, se a uno non interessa fa a meno e non ascolta".
Subito si sente rumoreggiare, lei lo ripropone e il tipo di prima che dice "no no, è l' ultimo giorno".
"bene, non c'è problema, a me non cambia nulla."
Sbagliato, mi cambiava molto. Ero tremendamente incazzato per tre motivi.
1- rendermi conto che quella voce silenziosa non è riuscita ad imporsi
2- rendermi conto che in quella classe non c' erano persone ma fondamentalmente animali in procinto di diventare automi, o meglio, poveracci.
3- constatare che non sarebbe servito a nulla imporre la mia scelta in quanto quelli erano già fottuti a vita. E si vedeva anche solo guardandoli in faccia.

Cosa posso fare per i restanti 45 minuti? Considerando che l' ora successiva la mia classe doveva copiare il tema in bella copia non c'era argomento da ripassare, non avevo altri temi da correggere, né un quotidiano da sfogliare o un pc portatile in mano, né un cellulare smartphone con cui collegarmi ad internet. La sola soluzione possibile consisteva nell' osservare questo gruppo di presunti studenti. Forse, se avessi fatto lezione, potevo far capire loro che sono come le pecore del Canto notturno di Leopardi, animali che vivono giorno dopo giorno senza rendersene conto, senza sentire nulla, senza la coscienza di essere.
Che tristezza constatare questo.Un gruppo di diciottenni che per una volta possono farsi ascoltare su argomenti che hanno a che fare con la vita, e senza essere valutati da un voto, che rifiutano questa possibilità. E per far cosa? Ve lo dico subito: per starsene fermi a non far nulla per un ora. Questo è quello che hanno fatto. Non hanno letto un libro, non hanno nemmeno ascoltato musica. Qualcuno mandava sms pensando di non essere visto, altri parlottavano e a guardare le espressioni l' argomento poteva essere il sabato sera, la patente da fare, i regali di Natale........
Perchè un diciottenne non è interessato ad ascoltare una persona più grande di loro che propone una riflessione su un argomento che riguarda tutti?
Perchè si preferisce starsene muti e fermi come un automa invece di agire e far sentire la propria voce?
Perchè di fronte a uno che offre una possibilità unica la si scarta?

Ricordo quando ero studente. Un giorno viene a farci lezione un prof di un' altra classe. Entra, fa l' appello e comincia a parlarci dell' importanza dello studio del greco, di come questa lingua consenta di conoscere bene i significati delle parole e sia all' origine della cultura occidentale. Quel professore aveva anche un negozio di musica in città e al mattino insegnava latino e italiano. Era un mezzo genio poi quasi cacciato dalla scuola per i metodi che utilizzava, ma quella lezione, quell' ora di lezione, aveva cambiato qualcosa in me. Da quel pomeriggio mi lanciai nell' avventura di imparare il greco antico da solo, senza aiuto di nessuno, senza lezioni private. Ero in quinta liceo e mi sentivo inferiore ai miei amici del classico che studiavano greco. L' ho imparato? beh, almeno ho imparato a leggerlo e scriverlo, le parole principali, un minumo del sistema verbale. Se non fosse entrato in classe quell' insegnante io non avrei dedicato ore su ore allo studio di una lingua morta ma per un insegnante di lettere ancora preziosa. E tutto fu il frutto di un caso.
Ero affascinato da quell' uomo un po' strambo, che arrivava a scuola in bicicletta con una sciarpa rossa e i capelli perennemente spettinati. Credevo che in qualcosa potesse essere un maestro , che almeno avesse qualcosa da dire.
Beh, oggi qualcosa da dire ce l' avevo anch' io, ma nella classe che ho avuto davanti non c' era nessuno in grado di comprenderlo, salvo una persona forse, che non si è però battuta con il resto della classe per un suo diritto.
Triste realtà, soprattutto se questi fatti capitano in quella che è considerata la migliore scuola superiore della città.Un gruppo di ragazzi che dovrebbero poi andare all' Università e diventare classe dirigente. Oggi purtroppo è la prassi, anche al liceo, e allora non stupiamoci della disoccupazione, di un paese che va male e tanto altro.
Questa è la mia testimonianza prenatalizia, a meno di 48 ore dal mio trentesimo compleanno che sarà il 25 dicembre.
Comunque, come è andata a finire l' ora? Dopo dieci minuti di osservazione avevo i conati di vomito quindi block notes in mano mi sono programmato giorno per giorno ( non proprio) le attività per le mie vacanze. Almeno quell' ora è servita a qualcosa.
Trent' anni fa non sarebbe stato così, e si sarebbero potuti accendere dibattiti entusiasmanti. Ma un tempo, chi frequentava un liceo, era interessato e non schifava la cultura.
Oggi, nel miglior liceo scientifico dela città e forse della regione, si trova anche questo.
Ma siete tutti così? I destinatari privilegiati di questo blog, i ragazzi della 2ast, direi di no. O almeno lo spero. Nel caso contrario mi incazzo e li faccio tornare nella retta via.
E gli altri? Studenti perfettini e attenti ai voti, studenti inquadrati e dai risultati strabilianti, studenti che andranno alla Galileiana, alla Normale, ad ingegneria o tante altre belle eccellenze universitarie, siete tutti così?
Se ci siete battete un colpo, commentate e dimostratemi che non siete tutti così.
A chi invece si riconosce nella descrizione, i miei più sentiti auguri di natale, e soprattutto.......


Simone Ariot

venerdì 18 dicembre 2009

IO non aspetto


Non crediate di essere né i primi né gli ultimi ad ambientare un racconto all’ interno del vostro Liceo. Prima di voi illustri scrittori e ottimi giornalisti hanno scelto i corridoi di tetre scuole italiane o i giardini dei fantasiosi e forse mai esistiti college delle eavy league britanniche per consentire ai protagonisti più o meno squinternati di evolversi nelle loro azioni quotidiane. “Il Giovane Holden” che ben presto leggerete, “Dio di illusioni” ( Tartt), “Io sono Charlotte Simmons” ( Wolfe), “Prep” (Sittenfeld) e molti altri ne rappresentano un esempio. Probabilmente la scuola è un luogo dove tutti , chi più chi meno, hanno passato tempo prezioso della propria vita stimolando la fantasia più di molte innocue e banali case! Ma possiamo immaginare soprattutto che per l’ atmosfera di costrizione educativa che si respira e l’assoluta astoricità di molte lagne quotidiane, la scuola è e rimarrà realtà odiata a sufficienza da volerci scappare ma mai abbastanza da dimenticarla o non desiderarla diversamente. Abbiamo anche noi, nella dimensione del nostro liceo cittadino, un romanzo ( un vero romanzo) ambientato ( anche se non del tutto ufficialmente) in un liceo che potremo quasi identificare con il nostro. Si chiama “IO non aspetto”, ed è il prodotto della fatica di due insegnanti che si fanno rapire dalla trama della storia per portarci dentro una matrioska che scende sino all’ abisso della coscienza. Due professori ( un uomo e una donna) che si incontrano e decidono di scrivere un libro che parla di due professori che si incontrano, s’ attraggono e si lanciano nell’ avventura di un romanzo a 4 mani all’ interno del quale rinarrano le vicende di un’ altra coppia, questa volta non di insegnanti, alle prese con l’ amore, la quotidianità, l’amicizia, il lavoro……….
Federica Niola e Adriano Gennari sono gli autori insegnanti che spesso incrociate in corridoio , autori di un romanzo originale, spinto a tratti, che non risparmia battute di critica all’ambiente scolastico e a chi lo compone proponendo un’idea a tratti realistica dei momenti della scuola italiana. Una storia dentro la storia di una storia. Complicato?Matrioska? Meno di quanto si pensi. E sapete una cosa? Saranno loro a raccontarci come nasce e si sviluppa un racconto o un libro. Verranno a trovarci in classe!
E voi, giovani e promettenti scrittori? Siete pronti a perdervi tra i corridoi del liceo nel mezzo di una ricreazione, in palestra di notte o nell’ archivio blindato dove si depositano i compiti in classe? Siete sicuri di sapervi districare, almeno nella finzione, tra un insegnante inferocito e un altro timoroso degli studenti? E a cotte e cottarelle come state messi? Immagino abbiate diverse idee, io se fossi al vostro posto avrei da scrivere per centinaia di pagine per raccontare avventure sognate o capitate, come quella volta, l’ ultimo mio giorno di lavoro nella vecchia scuola, quando la sera della festa di fine anno, nel laboratorio di meteorologia………….
Simone Ariot
Io non aspetto, ex cogita editore, 12.50 euro