Il tempo in una storia non è mica un elemento secondario. Che la si scriva o la si viva, un'avventura della vita è influenzata dal tempo che lo rubi o lo chieda, lo sfrutti o lo sperperi. Decidiamo di scrivere una storia e, zac, non c'è più tempo. Vogliamo immergerci in essa, e il tempo vola ed è già finito. Ci troviamo a una noiosa lezione di qualsivoglia materia.....e il tempo non passa più, scorre a rallentatore come un conto alla rovescia. Per non parlare di quando siamo in estasi, nella situazione migliore di questo mondo, e il tempo mette il turbo e scappa via.
Abbiamo uno strano rapporto con il tempo, successione di momenti che dividiamo in presente, passato e futuro e di cui percepiamo soprattutto quello che è già scorso rispetto a quello che scorrerà. Già Seneca, filosofo e letterato romano, diceva che la parte di vita che viviamo è piccola, il resto è tempo, perchè c'è molta differenza tra il vivere a lungo e lo stare a lungo in vita; proprio per questo il tempo andrebbe ben custodito, perchè non sappiamo quando ci viene a mancare. Sicuramente il presente è breve, il futuro incerto e il passato sicuro e l' afferrare il presente sarà la sfida in cui ogni uomo dovrà imbattersi in vita propria.
E nella scrittura? Domina il tempo o lo spazio? Ci condizionano maggiormente, da studenti, le tre ore per scrivere un tema, tre ore che passano a ritroso fino ad annullarsi al suono della campanella definitiva, o il bianco del foglio ancora privo di segni e contenuti, uno spazio geografico che cerca un riferimento?
Il tempo insomma ci condiziona, nelle dimensioni pratiche e in quelle intellettuali, anche se diversamente scandito ma fortemente presente, e tutta la nostra vita è in relazione al tempo. Tempo del giorno e della notte, dell'azione e del riposo, della vita e della morte. Unica certezza è che il tempo c'è, indipendentemente da quanto possa condizionarci.
E voi, che rapporto avete con il tempo?
Simone Ariot