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| Una coppia che non dialoga.....se non con il proprio smartphone... |
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martedì 8 gennaio 2013
Una cena 2+2. Io, te e i nostri smartphone
domenica 30 gennaio 2011
Retrofonino non stop
Visto così fa proprio pena.
Mezzo rotto, vecchio, smontato in due e buttato lì quasi a casaccio, sopra un compito in classe.
E dove altrimenti? Perchè in effetti questo è il classico telefono degli insegnanti (e nello specifico di lettere come il sottoscritto), non certamente identificabili come geek supertecnologici. Eppure l'idea di abbandonarlo mi fa star male. Sarà perchè mi affeziono alle cose, sbagliando probabilmente, considerando che si tratta solo di un pezzo di plastica. Ma mi affeziono veramente. Non tanto all'oggetto in sé, ma a quello che rappresenta, ad un'abitudine consolidata che mi porta a trovare gli sms con una precisa combinazione di clik e le chiamate perse con un'altra.
E in ogni caso mi ci sono affezionato, forse per via della sua facilità d’utilizzo, o forse perchè mi piace l'idea che se cade per terra venti volte al giorno non si rompe, non curandomi troppo della fine che potrebbe fare.
Ma che fine volete che faccia? Al massimo si scheggia un po', è praticamente immortale.
Sinora ha superato traumi, violenze, pressioni..........tra le quali:
· caduto in moto in autostrada, a 140 Km/h..............sopravissuto
· perso sulle piste da sci e ritrovato da onesto cittadino che aveva subito capito che al riciclo della plastica non gli avrebbero dato niente...........sopravissuto
· scivolato in mare dalla barca, rimanendo ostaggio di Nettuno per un'ora...sopravissuto
· utilizzato come schiaccia zanzare.......sopravissuto
· utilizzato come oggetto da sbattere sulla cattedra per richiamare l'attenzione in classe...sopravissuto
· cavia per esperimenti con rigurgiti di vino di Alberto Dal lago...sopravissuto
· sostenitore di imbarazzanti confronti con BlackBerry e Iphone in riunioni d'affari...sopravvissuto
· utilizzato come torcia senza ottenere risultati se non una serie di imprecazioni...... sopravissuto
· 12332 urti sul suolo... sopravvissuto
Potrei andare avanti all'inverosimile per difendere "Sfighino", così lo voglio chiamare, ma lui non ha bisogno d'essere difeso da nessuno...............lui va dritto a testa alta, fregandosene alla grande se è percepito come out o demodé!
Ma la vita va avanti, la tecnologia si evolve ed io sono sempre più sommerso dalle mail che devo poter leggere anche quando non sono alla scrivania con un pc davanti...e allora ecco che la febbre da smartphone comincia ad attaccarmi. Per ora sono rimasto immune sfruttando tutto questo tempo per capire a quale tribù appartengo. Popolo dell'Iphone o popolo del Blackberry? Apple addicted o seguaci del dio Rim? Da una parte creativi, architetti, modaioli e innovatori, dall'altra commerciali, imprenditori, uomini dall'agenda colma di appuntamenti e donne dal frustino facile.
Vedremo...........ma una cosa è certa, io il mio Sfighino non lo butto e non lo mando in pensione. Rimarrà vivo e vegeto, anche se accompagnato da un fratello più giovane e brillante. Ma lui in pensione non ci vuole andare e continuerà a servirmi fedelmente, con la sua batteria che dura una settimana, la vocina che mi dice che ore sono e il suo schermo fluorescente che fa tanto anni 80'.
Forza Sfighino.........se per caso arriva un fratellino non arrabbiarti, tu sarai sempre l'amministratore delegato delle mie comunicazioni, quell'altro al massimo diventerà responsabile web!
Simone Ariot
mercoledì 6 gennaio 2010
Largo agli anni 10'.
A dire anni "10'" ci vengono in mente cartoline in bianco e nero liberty di un secolo fa, invece no, eccoli qui, protagonisti di un nuovo secolo e silenziosamente scesi dalla cometa delle novità.
Cosa ci porteranno gli anni 10'? Successo, amore, pace, soldi e salute?
Non credo, o meglio, non credo solo tutte queste belle cose.
Forse non ve ne siete accorti ma questi anni zero sono volati come solo le cose nuove volano. Sono stati anni di transizione tra il vecchio e ciò che sarà il nuovo.
Una sorta di passaggio epocale, simile a quello che aveva colpito la fine del settecento in Europa e più propriamente la Francia nel passaggio tra ancienne e nouveau regime. Ma ora non si parla di estensione dei diritti umani o nuovi modi di produzione. Al centro di questo gran cambiamento c'è quella che oggi viene chiamata era digitale.
Forse non tutti se ne rendono conto ma solo dieci anni fa sarebbe stato inimmaginabile pensare che un insegnante come il sottoscritto potesse comunicare con i propri studenti ed altri ancora attraverso il web e che potesse far conoscere la propria didattica ad una comunità virtuale allargata e forse sconosciuta.
Pensate bene, dieci anni di sperimentazione, lenta sperimentazione in cui le persone cominciano e prendere confidenza con una nuova realtà che nel giro di poco tempo diverrà di tutti e per tutti.
Cent' anni fa cominciarono a circolare le prime auto. Roba da ricchi, da pochi privilegiati. Quando se ne vedeva una era come avvistare un ufo. Oggi, in Italia, circolano 34 milioni d' automobili, una ogni due persone. Solo vent' anni fa avere un computer era cosa rara, pochi smanettoni potevano possederne uno, oggi non avere un pc significa automaticamente essere esclusi dalla società. Per non parlare del telefono cellulare: quando nel 98' sono usciti i primi modelli a scheda si trattava ancora di uno status symbol non indifferente, associabile ad imprenditori e uomini d' affari. Oggi, bambini di sette anni sanno già scambiarsi file bluetooth............
La diffusione della tecnologia, per non parlare della sua semplificazione massima d' utilizzo e il costante perfezionamento, è già arrivata.
Ora si comincerà ad utilizzarla nella quotidianità, nel lavoro e non solo nel tempo libero. I medici norvegesi che si coordinano via I-phone o i blogger statunitensi che lanciano agenzie di stampa attraverso un neetbook non sono più scenario da film spaziale, così come non lo saranno gli studenti che si recheranno a scuola con un e-book elettronico e un mini laptop dove prendere appunti, vedere filmati, registrare lezioni e trasmettere presentazioni delle proprie ricerche.
Oggi comincia ufficialmente un nuovo modo di imparare e di produrre cultura, alla quale gli studenti sono già pronti, la maggior parte dei professori molto meno, la politica non ne parliamo. Ma la sfida è tutta qui, dimostrare che la tecnologia e la sua democratizzazione possono aiutare l' apprendimento, la cultura e la conoscenza.
Ora si esce dalla fase di sperimentazione durata dieci anni, e si entra in quella d' azione.
C'è stato un richiamo ufficiale? Un monito generale?
No, sono i tempi che corrono che ci impongono di adeguarci.
E noi lo faremo, facendo letteratura e comunicazione.
Benvenuti anni 10'!
Simone Ariot
