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Visualizzazione post con etichetta parolefantasiose. Mostra tutti i post
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martedì 22 ottobre 2013

Un bilancio prima dell' addio (o arrivederci) di Parolefantasiose.


Nel settembre di quattro anni fa, con gli allora studenti della 2°ast del liceo Quadri di Vicenza, partiva l'esperimento Parolefantasiose, che non si limita a questo blog, ma fa da contenitore a quelli tematici che vedete in basso alla vostra destra, più quelli gestiti direttamente dagli studenti e nati per accogliere i loro racconti scritti a più mani ( a questo link un articolo in cui si spiega il progetto, qui invece un servizio video). Nato come un gioco, in poco tempo si è trasformato in progetto didattico, poi in metodologia didattica, infine in elemento inserito nella programmazione di classe. Un percorso duro e faticoso, ma assolutamente stimolante, con il merito di aver voluto sperimentare una nuova prassi che metteva al centro lo studente e il lavoro da lui realizzato. Poche settimane dopo la sua nascita, prendevano il via blog didattici tematici collegati a diversi romanzi, che a distanza di anni continuano ad accumulare visualizzazioni e commenti da parte del popolo del web, risultando utili strumenti di studio e approfondimento per studenti e insegnanti a noi estranei, ma accomunati da un oggetto comune, come un libro, un interesse, una ricerca didattica. Sette blog costruiti in tre anni, più di 250 post scritti (o articoli), oltre 300.000 visualizzazioni da tutto il mondo, diverse riviste cartacee e on line che se ne sono occupate, dipartimenti universitari che l'hanno voluto studiare, trasmissioni televisive che se ne sono occupate. Tutto ad opera degli studenti. Un attività di cui sono fiero ed orgoglioso promotore, in cui ho rischiato in prima persona, allontanandomi dalla sicurezza dei programmi scolastici, per cercare di arrivare allo stesso obiettivo: l'apprendimento. Ci sono stati anche degli errori, senz'altro. Ma, d'altra parte, sbagliando s'impara. E facendo si sbaglia. Se non si sbaglia mai, è perchè non si fa! Questo pensiero, che oggi sto esplicitando, dopo mesi di inattività in questo blog, viene dallo spunto che uno studioso dell'apprendimento mi ha inconsapevolmente lanciato. GianniMarconato, che da anni si occupa di apprendimento, tecnologie per la didattica, e formazione, ha appena scritto questa frase su Facebook: "La ricerca sull'apprendimento e sulla cognizione in questi ultimi 30 ha prodotto conoscenze come mai nei precedenti 30. Oggi sappiamo cose che 50 anni non sapevamo su come le persone imparano, su come funziona la mente, ma la scuola di oggi è in larga parte quella di 50 anni fa. Qualcosa non torna". 
Già, qualcosa non torna. Anzi, molto non torna. Sembra quasi che la ricerca spiani la strada per dirci quello che potremo fare, ma la realtà poi ci indichi che è meglio non rischiare, non essere divergenti, ma seguire il flusso, mantenere lo status quo. Il progetto Parolefantasiose non è certamente ricerca con la R maiuscola, ma può essere inteso come uno strumento per la ricerca, o meglio un elemento su cui fare ricerca. E così è stato, e i risultati, empirici, ci sono stati. Nell'ambito della didattica delle materie letterarie, ad esempio, ho potuto sperimentare di come l'esercizio di scrittura puro,  non preceduto da lunghi percorsi di studio grammaticale, possa portare al medesimo risultato di competenza grammaticale, facilitando l'assimilazione delle norme grammaticali in modo diretto, senza far diventare la grammatica oggetto di studio ma semplice strumento. In due parole, è come imparare l'inglese perchè lo si parla molto e non perchè lo si studia senza mai parlarlo. Si impara meglio, divertendosi pure, e sviluppando altre competenze. Ma ancora maggiori sono state le competenze metodologiche, comunicative, organizzative che il progetto consentiva di sviluppare. Tutto certificato, eppure le resistenze di alcuni genitori, colleghi o dirigenti non sono mancate. In alcuni casi si è trattato di piccoli episodi che non compromettevano il mantenimento del percorso, che anzi lo stimolavano, perchè consentivano il confronto.  In altri casi, invece. lo hanno bloccato con la forza della burocrazia, delle norme, dell'ottusità.
Parolefantasiose e il suo percorso sono quindi momentaneamente in stand by, con la consapevolezza che tentare di percorrere una strada quando ci sono troppi impedimenti diventa pericoloso e controproducente. 
Ma quanto è stato fatto, rimane. Ciò che si è prodotto, anzi, continuerà a sopravvivere, a macinare pian pianino, consapevole di averci provato, e di esserci anche, almeno in parte, riusciti.
E' per questo che ringrazio tutte quelle persone, e sono molte, che mi hanno aiutato a mandare avanti il progetto, mandando invece seriamente a fanculo quelle persone, e sono poche, che ne hanno reso difficile la prosecuzione ma che, come sempre, possono bastare per bloccare qualcosa di nuovo.

A presto. Forse. 
Simone Ariot

mercoledì 19 settembre 2012

Ricomincio da 100 (post)




A volte, per ripartire, serve una scossa. O uno scossone. 
Serve uno stimolo che ci fa riprendere, vedere all'orizzonte la direzione, e partire.
Ma se la pausa è durata tre mesi, più che una scossa serve un terremoto. Di quelli emotivi.
Il mio terremoto emotivo per riprendere in mano il blog dopo la pausa estiva ha avuto epicentro ieri pomeriggio, nella campagna tra Verona e Vicenza. 
Me ne stavo alla guida della mia auto ascoltando Radio24, stazione che mi accompagna nelle giornate  alla guida parlandomi di tutto e di più. Ascoltavo "I Magnifici destini", trasmissione tanto riuscita quanto entusiasmante in cui si raccontano i momenti di vita salienti di quelle persone che lasciano il segno nella storia, che siano cantanti o capi di stato, guide spirituali o campioni olimpionici. La puntata del giorno raccontava la vita spericolata di Vasco Rossi, cantautore dall'indubbia popolarità, amato oppure odiato, uno di quegli uomini per cui la via di mezzo non esiste. Per fortuna.
La storia di Vasco potete ascoltarvela qui  e di sicuro non vi annoierete. La storia di questo blog invece, per chi non la conoscesse in quanto non lettore seriale, nasce 100 post fa, nel settembre 2009, quando in preda ad una crisi esitenzial-professionale decisi di dare una svolta nel modo di fare didattica. Da quel momento sono cambiate tante cose, professionalmente e personalmente, alcune anche grazie a questo blog, che nel frattempo è arrivato a superare le 60.000 visite. 
I blog, si sa, sono tanto facili da far partire quanto difficili da mantenere. Il 90% di loro non supera il primo mese, molti non arrivano al secondo post e pochissimi superano il primo anno di vita.
Parolefantasiose sembra sopravvivere anche se non sempre puntuale nelle uscite, ma ci si difende.
Non voglio però parlare del blog ed essere solo autoreferenziale, voglio ri-accogliere tutti quelli che vorranno contribuire leggendo e commentando, approvando e disapprovando, costruendo o distruggendo tutto ciò che si dirà.
Ma cosa centra tutto questo con Vasco Rossi? Forse nulla, forse era solo un pretesto. Ma mi è venuto in mente, e l'inconscio a volte lancia molti più messaggi di quanto si pensi. Tra i tanti messaggi , ce n'era uno che mi diceva in modo esplicito "Svegliati blog, è ora di rinascere". Ed ora, beccatevi Vasco, in una canzone vecchia e semisconosciuta.





Simone Ariot

giovedì 1 marzo 2012

L'anno che verrà, senza di Te.




Stavo per scrivere di altro. Di Proust e del suo celebre questionario. Ma evidentemente slitterà, in avanti intendo. Dico "stavo" perchè effettivamente ero lì, pronto anzi prontissimo e addirittura preparato. Come un promemoria se ne stava lì, in uno di quei post-it gialli e appiccicosi con un bel messaggio in evidenza. C'era scritto "post questionario Proust Parolefantasiose". E invece le cose possono cambiare all'ultimo momento, se si è in un giorno speciale. In questo caso per nostalgia. Già, perchè curiosando tra le altrui bacheche di Faccialibro vedo che Emma, una mia vecchia compagna di scuola, ha condiviso un video, di Lucio Dalla. "L'anno che verrà (1979)" con immagini che scorrono del cantautore, conosciuta da molti come "Caro amico ti scrivo". Una canzone che tutti hanno canticchiato o ascoltato. Una canzone citata anche nei film, come su Marrakech Express, o molti altri , ma soprattutto canzone ricordata, da tutti. Una canzone che nemmeno sapevo fosse stata presentata nel 1979, il mio anno di nascita, come dice Emma, e come dico anch'io. 33 anni sono passati da quella canzone, ma lei se ne sta lì pronta a risuonare nella musica e nel significato. Una televisione che annuncia una grande trasformazione, l'arrivo di un mondo incredibile, in cui tutto funziona alla meraviglia, in cui le leggi della fisica e della moralità si rovesciano. "Senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età". E invece è sparito lui, il Lucio nazionale insieme al suo omonimo di nome e quasi di compleanno ( Battisti infatti era nato il giorno dopo Lucio Dalla). Una canzone sul tempo che passa, ma anche e soprattutto delle cose che restano. Passano i giorni e le ore, restano le emozione e resta l'amicizia. Caro amico ti scrivo, "ma sono qui" ci verrebbe da dire. E anche lui, Lucio, può anche andarsene come ha appena fatto, ma resta qui, con noi. Resta nelle sue canzoni, nella sua figura pulcinellosa, nel suo berretto e nel suo clarinetto. Resta in 4 marzo 1943 ( giorno del suo compleanno e titolo di una straordinaria canzone), in Piazza Grande, in Caruso, in l'ultima luna, in Anna e Marco......Resta nelle parole che ha trasformato in emozioni, ma resta anche nei nostri, unici e intimi momenti. Perchè ciò che  rimane in eterno, diventa anche di altri. Come la poesia, che non muore e non dorme mai, come l'arte . Ciao Lucio

Simone Ariot

mercoledì 1 febbraio 2012

Con un "corto" s'impara. E si insegna





Da qualche anno a questa parta il 27 gennaio ricompare ad intervalli regolari nel calendario scolastico alla voce “non ci sono lezioni”.  Molto spesso si trasforma in giorno della tristezza, giorno della perdita di tempo, giorno dello svago o , ancora peggio, giorno dello stare a casa. Sarei troppo politicamente corretto se volessi a tutti i costi sostenere che in questa giornata (scolastica s'intende) tutti gli studenti colgono l'occasione per ricordarsi, sensibilizzarsi o istruirsi rispetto un tema tanto delicato quanto importante. Molto spesso, purtroppo, non è così. Ma le occasioni possono rendere l'uomo migliore, se almeno decide di provarci! E qui ne abbiamo un esempio.
Alcuni studenti del liceo Quadri di Vicenza hanno girato un cortometraggio ( "Noi come loro") per ricordare la tragedia della Shoha, e l’hanno fatto in grande stile. Il premio? Una visita (non proprio allegra se dobbiamo essere sinceri) nei campi di concentramento nazisti dove furono rinchiusi e torturati gli ebrei vissuti in quella triste pagina di storia. Una gita insomma, diversa da quelle più tradizionali a Parigi o Roma, ma pur sempre una gita, da conquistarsi con tutte le forze. Non bastava certo partecipare: bisognava vincere. 
Diciamo subito che non ce l’hanno fatta, e poi scopriremo il perché, ma questo non toglie che il loro lavoro  sia molto apprezzabile e soprattutto creativo. Questa parola che mi sta a cuore entra in gioco in un lavoro di gruppo ( cooperative learning lo chiamano i moderni pedagogisti) tutt’altro che semplice. Stefano Niero, fratello d’arte del regista Tiziano, ci ha raccontato l’esperienza fatta insieme ad alcuni compagni, tra i quali non posso non citare alcuni dei protagonisti del corto come Francesca Baldisseri, Luca Mattarolo, Giovanni Munaretto, Luca Dal Zovo, Diego Lombarda, Carolina Fanchin, Alessia Zaraccolo e Kristian Ristov. Una squadra al completo per dimostrare, ancora una volta, che quando a scuola si porta la creatività si impara di più, ci si diverte, e si lascia un segno.

- Perchè avete deciso di partecipare al concorso?
Ci è sembrata una buona occasione per conquistare una gita. Io, personalmente, ero interessato a fare quest’esperienza da regista e vedere un po’ cosa riuscivo a produrre.
 -Da quante persone era formato il gruppo di lavoro e quali ruoli avevate?
 Ad aver partecipato al corto eravamo una decina, il resto dei compagni ha dato il suo contributo allo spettacolo teatrale collegato ad esso. C'erano attori,regista, montatore, tecnici.
- Dove avete girato il filmato? Perchè la scelta del cortometraggio e non altre forme di comunicazione, magari più semplici da realizzare ( ex disegni, articoli...) ?
La prima parte è stata ambientata al cimitero acattolico di Vicenza, la cattura nel nascondiglio l’abbiamo girata nella mia cantina mentre per il trasporto e l’esecuzione ci ha ospitato la campagna ai piedi dei colli Berici. La scelta del corto…. Ci sembrava un’idea più concreta e originale, rispetto alla solita rappresentazione teatrale. Avevamo pensato anche ad un’animazione con i Lego ma è stata scartata all’ultimo.
- Quanto tempo avete dedicato al progetto?  Non poco, soprattutto io e Kristian, che si è occupato del montaggio. Direi diversi pomeriggi, circa una ventina di ore tra organizzazione, riprese e montaggio.
Siete soddisfatti del risultato  finale? 
Beh “ogni scarafone è bello a mamma sua”! Però ho ricevuto diversi apprezzamenti quindi mi considero abbastanza soddisfatto. Sono contento, anche se ormai mi esce dalle orecchie da quante volte l’ho visto e purtroppo non abbiamo vinto il concorso (aperto a tutte le classi quarte del liceo Quadri).
-Cosa vi ha insegnato questa attività?
Mi ha insegnato ad organizzare  un gruppo di lavoro e a prevedere gli imprevisti che sono stati molti. L’idea originale era un po’ diversa dal risultato, soprattutto nelle location scelte, ma alcuni di questi imprevisti credo abbiano giovato al risultato finale (il luogo per il nascondiglio iniziale ad esempio). Però ci ha lasciato un po’ di amarezza la premiazione del concorso perché alcuni dei progetti vincenti non erano affatto originali. Uno era stato copiato da unospettacolo di Paolini ad esempio. Non sempre vincono i migliori, non dico che i migliori fossimo noi, ma credo che avremmo potuto giocarcela con altri progetti.
-Pensi che la scuola debba sperimentare maggiormente queste occasioni in cui agendo si impara? ad esempio attraverso sistemi alternativi di insegnamento e apprendimento, come in questo caso?
La scuola dovrebbe sperimentare maggiormente queste attività, fanno fare esperienza nell’organizzazione e soprattutto nella collaborazione all’interno del gruppo. Questi sistemi alternativi sono senz’altro molto efficaci, ma andrebbero seguiti e curati un po’ di più e accolti con più partecipazione dagli studenti.

Dalle parole di Stefano traspare una nota di critica in queste ultime parole. Una nota significativa. Le occasioni sono utili, a volte ci sono, ma non sempre gli studenti le sanno sfruttano, pensando quasi che sia normale averle, o ancora peggio pensando che le avranno per sempre. Nulla di più sbagliato. Carpite diem, adulescentes!

Simone Ariot

martedì 20 dicembre 2011

Motivi validi per non chiudere il blog



E' da 17 giorni che non pubblico alcun post. 
Non sono depresso, non sono più impegnato che in altri momenti, non sono incazzato. Ma, semplicemente, non sto riuscendo a mantenere quella sorta di ricorsiva ispirazione che ad intervallo settimanale mi ha fatto espellere parole fantasiose, una dopo l'altra, con la speranza che non fossero noiose. Forse mi sono preoccupato un po' troppo di questo, di non annoiare, dimenticandomi che un blog non deve né vendere né necessariamente piacere. Ma ci sono delle cose, nella vita, che le si fanno anche senza dover trovare sempre una spiegazione convincente. Il fatto è che questo blog era nato per un motivo piuttosto definito: cercare di coinvolgere i miei studenti affinchè trovassero uno spazio in cui confrontarsi, anche senza esporsi direttamente, su temi non necessariamente scolastici ma allo stesso tempo non troppo quotidiani.  E' da un po' però che i commenti ai post stanno calando, anche se le pagine visualizzate giornalmente non sono calate, anzi. Mediamente un centinaio di persone leggono Parolefantasiose, ma sempre meno scrivono e commentano. Dirò di più: Google Analitycs mi dice che la frequenza media è aumentata, le visualizzazioni di pagina durano di più e non si limitano solo all'ultima pagina pubblicata. Il mistero quindi aumenta.
Comunque, ritornando al titolo, mi chiedo per quali motivi parolefantasiose non debba chiudere e non debba nemmeno sentirsi troppo in vacanza. Provo a iniziare, andando per punti ma un po' a casaccio.
1.      E' una cosa mia
2.      possono esserci ancora tante cose da raccontare
3.      può ancora essere uno strumento utile a qualche studente timido, che ha qualche difficoltà ad esprimersi con la voce, anzi con il "flatus vocis" 
4.      continua a rimanere vagone rimorchiatore del primo esperimento di blogdidattica italiano, sicuramente quello più studiato ( mi riferisco ai blog collegati)
5.      è un'occasione per frequentare la scrittura ma senza essere pagato (quindi una scemenza penseranno alcuni, ma anche un diversivo visto che per fortuna lo scrivere per me è un'altra fonte di reddito)
6.      l'occasione, anche per me, per dire qualcosa in modo meno diretto e più protetto
7.      ...........
8.      ........
9.      ........
E per voi, ci sono altri motivi? 

Simone Ariot

martedì 20 settembre 2011

Timidezza, ovvero...paura di sbloggarsi


Già, sbloggarsi. Non si tratta di un errore di battitura. Non volevo scrivere sbloccarsi, ma sbloggarsi, con la G di Genova, di Gatto o di Gesù ( curiosa questa triade, immagino già Gesu che rincorre un gatto a Genova, oppure un gatto di nome Gesù che miagola in genovese).
Sbloggarsi, ovvero sbloccarsi dal blocco del blog, sorta di scioglilingua che potrei canticchiare e ripetere fino a renderla una "quasi filastrocca", per poi ripeterla, memorizzarla ed insegnarla.
Sbloggatevi.
Che succede?! Zero commenti al primo post del nuovo ciclo di questo terzo anno di Parolefantasiose. Non il massimo per la mia autostima, ma nemmeno il massimo per il vostro estro!
Mi rivolgo alla 2°e, chiedendo alle signorine e al Teo Pigafettiano cosa stiano aspettando a sbizzarrirsi nello scrivere e commentare.
Mi rivolgo alla 3°d, nuove arrivate in Sede, intimidite forse da non riuscire più ad esprimersi? E i nuovi?
Mi rivolgo ai seniores di 4°c, che forse sono ancora in fase di recupero dopo essersi consumati nello stendere autobiografie che ho letto tutto d'un fiato nella sala d'attesa dell'ordine dei giornalisti di Venezia.
Belle autobiografie.
Immaginavo di trovare righe prestampate e contenuti simil scazzati, invece nulla di ciò. Una ventina (qualcuno me la deve dare domani) di straordinarie dichiarazioni di vita e voglia di viverla, di densi interessi, di voglia di parlare di sè. Forse perchè di sè non si ha spesso l'occasione di parlare e quando qualcuno ce lo chiede ci coglie impreparati. Ma questa richiesta ha prodotto qualcosa anche in Schema, trasformata in qualcun'altra, costringendomi quindi a cambiarle soprannome. Che non ho ancora deciso.
Dai ragazze e ragazzi di 4°, non fate finta di non conoscere questo blog perchè lo so che l'avete guardato, google analitycs parla chiaro e i numeri sono numeri. Commentate, senza problemi, senza pensare di fare figuracce ( al limite sappiate che ci sono solo alcune centinaia di persone che ogni giorno leggono questo blog), ma soprattutto andate a leggervi e a commentare i vecchi post, anche quelli che parlano del "Giovane Holden" che alcuni di voi hanno letto.
Dai, date il buon esempio ai più giovani, me lo aspetto da voi!

Intanto, io cerco di rispondermi alla domanda alla quale dovrete rispondere domani in classe.
"A cosa serve la letteratura?". E magari potete abbozzare la prima risposta proprio qui!
Io intanto torno al lavoro, un articolo sulla "nuova moda dell'agricoltura urbana" mi sta aspettando.....forse per un po'.

Simone Ariot

martedì 13 settembre 2011

Ricomincio da tre


Di sicuro c’è che siamo ripartiti. Così, senza troppo sapere dove finiremo, con un’idea forse, una meta abbozzata ma non ancora certa. Questo sarà il terzo anno di parolefantasiose, una creatura nata per gioco e cresciuta un po' alla volta, grazie a molte persone, grazie a voi e ai vostri contributi.

A giugno abbiamo girato pagina con una certa foga, lasciandoci dietro una tappa di un anno impegnativo ma proficuo, ricco di spunti per discutere e riflettere, ma soprattutto per comunicare.

Ci si ritrova qui, tra le pagine di questo blog, per ricominciare a parlare di tutto e di più, senza troppo criterio o programmazione, semplicemente ispirati dall’evento del giorno o dalla riflessione della notte. Parole, che una dopo l’altra, distese su uno schermo che sa cambiare colore, si presentano a voi nuove o conosciute, impenetrabili o affascinanti. Parole pronte a suscitare emozioni controverse che parlano di felicità, rabbia, attesa, curiosità. Parole che possono poi perdersi nei meandri di un vocabolario lasciato come sopra un comodino, impolverato e con l’odore di vecchio, parole che si rincorrono in compagnia di virgole e punteggiatura, parole fantasiose insomma. E quindi giù a capofitto per parlare, scrivere, guardarsi, cantare, gridare…. Comunicare. E la comunicazione nasce da una semplice quanto non scontata esigenza: la curiosità, quella vostra, accompagnata dalla voglia di sentirsi legittimati ad usarla

Certo che per vedere e sentire tutto ciò serve la curiosità. Perché senza curiosità si è già un po’ finiti, pronti a morire prima del tempo, quando le gambe continuano a muoversi ma non sanno dove andare, perché non sono curiose di scoprire nulla di nuovo. Tiratela fuori, la curiosità! Stimolatela, riconoscetela, coltivatela. E soprattutto usatela nei commenti ad ogni post, e ancor di più in tutto ciò che riguarda la vita.

Simone Ariot

mercoledì 29 giugno 2011

Arrivederci a settembre

Parolefantasiose è un blog didattico, e come tale d'estate sospende la sua attività.
Continua a prendere spunti e informazioni dai luoghi del mondo e dell'Italia che il sottoscritto avrà modo di visitare, dalle persone che incontrerà, dagli eventi che non potranno rimanere nascosti.
Parolefantasiose vi saluta così, in anticipo forse, dandovi un sentito arrivederci a settembre, quando ricomincerà la scuola, e ringraziando tutti coloro i quali hanno reso possibile quest'avventura che ormai sta per compiere due anni.
Che vacanze farà parolefantasiose? Mare, mare e ancora mare. Ma si porterà dietro un bel po' di lavoro. Articoli da scrivere, libri da sfogliare, eventi da organizzare e molto altro, cose piacevoli a dir la verità ma pur sempre lavoro. Inforcherà la sua vecchia moto, si porterà via qualche buon libro, e partirà per isole note e meno note, pronto ad una rassegna fotografica da commentare poi insieme.
Buone vacanze

Simone Ariot

lunedì 30 maggio 2011

Cercasi costanza disperatamente

in foto: Costante Girardengo. Uomo costante di nome e di fatto.

Costanza, parola che sentiamo quotidianamente, a scuola, al lavoro, nelle relazioni.....
Un termine che fa quasi paura, perchè richiede impegno e capacità critica d'osservazione del proprio lavoro e di sé stessi. "Devi essere costante, altrimenti il latino non lo imparerai mai", "devi essere costante nello sport, se vuoi ottenere risultati"......di esempi ne abbiamo all'infinito.
Ma la costanza presuppone anche una certa capacità d'accettazione delle critiche. Essere costanti è un dono, ma talvolta diventa allo stesso tempo un limite, se si decide di perseverare con costanza su ciò che fa star male e non offre occasioni di critica e miglioramento. Ma fermandosi un momento a riflettere sulla parola COSTANZA, ne scopriamo delle belle. Ad esempio che deriva dal verbo latino consto, che di fatto significa fermarsi, non mutare, rimanere uguali. Già, fermarsi. Eppure all'idea che la costanza debba essere rappresentata dall'immagine del fermarsi saremo pronti a non crederci, perchè in effetti sembra proprio un controsenso. Costanza come dover fare qualcosa.........e poi costanza come fermarsi, come non cambiare. Interessante.
La costanza ha a che fare con tutto, anche questo blog, visto che di costanza ne richiede parecchia. Questo infatti è il 69° post di PAROLEFANTASIOSE, un esperimento nato per gioco in una sera di settembre di due anni fa. Per gioco o per disperazione forse, come accade spesso con le cose che poi funzionano bene. Per disperazione perchè stavano finendo le ultime ore di vacanze estive e ricominciava un nuovo anno scolastico ed io sapevo che l'indomani sarei entrato in classe ed una cosa chiamata programma mi avrebbe annientato un po' alla volta la creatività e la voglia di metterci del mio nelle cose. Così, come un raptus, ho visualizzato il blog e ho deciso di farlo partire. In poco più di un'ora sono partito con il primo post e poi....tutto si è sviluppato da solo, quasi senza rendersene conto. Oggi Parolefantasiose è citato sui libri di didattica, partecipa a concorsi sull'innovazione della scuola, viene preso come modello di didattica democratica e sostenibile e continua a solleticare l'attenzione di più di 500 persone alla settimana che ci seguono silenziose.
Certo che tutto questo senza costanza non si poteva fare. Per essere indicizzati sui motori di ricerca, per fidelizzare i lettori, serve la costanza, la maledetta costanza. Perchè ci sono delle volte, delle settimane, in cui essere costanti risulta proprio difficile, perchè si hanno troppe o troppo poche cose da dire e si rischia di perdersi, o più semplicemente perchè si ha poco tempo. In questi giorni, ad esempio, Parolefantasiose è più che mai attivo e si sta facendo giudicare dall'esperto popolo del web, anche se sembra starsene un po' spento. Ma non è così, i post magari tardano un po' ma vi assicuro che sono lì nella mia testa ed aspettano solo di poter entrare, settimanalmente, nello schermo.
Parolefantasiose andrà in vacanza estiva tra un po', non so nemmeno quando, ma per un po' andrà.

Simone Ariot

giovedì 2 settembre 2010

Un addio non è mai per sempre


Alle classi 3ast e 5cst del liceo Quadri
Temevo molto questo momento, ma sapevo che sarebbe potuto arrivare. Purtroppo, nonostante infiniti tentativi per far andare le cose diversamente, per questo nuovo anno scolastico non sarò con voi. Mi dispiace molto, perchè il viaggio che stavamo facendo insieme non lo consideravo concluso, sentivo che c'erano ancora molte cose da fare, molti argomenti di cui parlare, molta letteratura di cui occuparsi, ma soprattutto sapevo di aver ancora bisogno di voi, due classi che si sono rese disponibili a fare le cose in modo talvolta nuovo e diverso. Purtroppo non ha dipeso da me e nemmeno dal preside, che di fatto si è adoperato in tutti i modi possibili per tenermi al Quadri, ma da una assurda logica burocratica che non considera in alcun modo il bene degli insegnanti e ancor meno quello degli studenti. Pensate che le ore per me ci sarebbero state, ora affidate ad una supplente, ma per questioni illogiche ed incomprensibili (diciamo pure per questioni stupide), sono andate ad altri. Per farvi capire cosa sia successo avrei bisogno di ore, e la questione è piuttosto noiosa, ma posso assicurarvi che si tratta di una decisione casuale, totalmente svincolata da quelli che dovrebbero essere i soli criteri sani.
Ma non voglio soffermarmi su questo, perchè vorrei guardare avanti e vorrei che anche tutti voi possiate guardare avanti. Agli studenti di V°CST, ora prossimi maturandi, auguro un buon anno all'insegna della serenità, del divertimento e ....dell'impegno. Ricordatevi che in italiano la letteratura che si studia in quinta è la letteratura regina, la più bella e appassionante, quella che vi farà sentire gli autori molto più vicini di quanto non vi sia mai capitato. Più avanti andrete con l'anno più vi renderete conto che i poeti ci parlano di cose che riguardano anche noi, giorno dopo giorno e problema dopo problema. Mai più, probabilmente, vi capiterà di occuparvi di certe questioni da un punto di vista così serio, perchè lo sappiamo benissimo che sarete destinati soprattutto a facoltà scientifiche. A maggior ragione sfruttate quest'ultima possibilità, buttatevi a capofitto in letture appassionanti e in storie di vita che fanno venire i brividi. Mi dispiace molto non affrontare con voi quest'anno, non ho mai nascosto che il programma di quinta è il mio preferito e quello su cui mi sento più preparato. Non importa, troverete un/a valido/a docente e sappiate che la mia posta elettronica è sempre aperta per voi. Dubbi o problemi, io ci sono. E anche se l'anno scorso questo percorso on line di "Parolefantasiose" non vi ha riguardato, sappiate che è aperto a tutti, che andrà sempre avanti, e che è rivolto anche a voi, quindi preparatevi perchè i commenti nei vari post sono ben accetti anche da voi.
A voi più piccoli, voi della 2°ast che solo un paio di anni fa arrivavate a scuola intimoriti e ancora bambini, a voi va un grande grazie per avermi consentito di sperimentare quanto nella scuola italiana non si era ancora mai fatto. Al Venezia Camp di luglio, una fiera sull'innovazione digitale, ho parlato del nostro progetto davanti ad una platea di esperti di vari settori che sono rimasti allibiti quando hanno visto cosa abbiamo fatto l'anno scorso. Chi potrà mai dimenticare il clima delle lezioni in laboratorio, le notti passate a collezionare commenti, la straordinaria esperienza di Mediaset che è venuta a raccontare il nostro percorso o l'interessamento di giornalisti di radio e carta stampata che hanno passato tempo a documentarsi e a raccontare la nostra avventura per una trasmissione televisiva. Ma non solo, pensate a tutte le centinaia di pagine che avete scritto fra temi e racconti, con le scadenze che si facevano sentire e l'ansia ( positiva)per la valutazione; e vogliamo parlare delle ore settimanali passate a leggere insieme tre romanzi che hanno fatto la storia con i relativi blog da voi prodotti che ancora oggi vengono letti in Italia e nel mondo? Ricordo ancora oggi la vostra titubanza di fronte alla mia idea all'inizio dell'anno, ma tempo pochi giorni e abbiamo visto che si trattava di una buona idea! Quest'anno avevo in mente un bel percorso su Dante e la Divina Commedia, ancora aggiornato e rivisto rispetto quanto ero solito fare in passato, un percorso che sono sicuro sarebbe stato molto attraente e che di fatto non potrò più sperimentare. Pazienza, mi inventerò qualcos'altro e cercherò di trarre vantaggio dalla nuova esperienza che inizierò tra pochi giorni. Chiaramente ( e ve lo avevo già anticipato), il mio addio è un arrivederci, e soprattutto un a risentirci. Parolefantasiose sarà sempre vostro e mi piacerebbe vedere i vostri commenti ai nuovi post che si mescolano con quelli dei nuovi studenti a cui proporrò questo percorso. Mi raccomando, cercate di mettere a frutto l'esperienza fatta, ma sforzatevi ad adattarvi alla nuova insegnante senza farla diventare matta!

Carissimi ragazzi e ragazze, buon anno scolastico, e soprattutto, buona fortuna nella vita, perchè ne abbiamo tutti bisogno e perchè non c'è solo la scuola, come ben sappiamo tutti.
Ciao a tutti!
Simone Ariot

mercoledì 3 marzo 2010

Problemi di Tempo



Il tempo in una storia non è mica un elemento secondario. Che la si scriva o la si viva, un'avventura della vita è influenzata dal tempo che lo rubi o lo chieda, lo sfrutti o lo sperperi. Decidiamo di scrivere una storia e, zac, non c'è più tempo. Vogliamo immergerci in essa, e il tempo vola ed è già finito. Ci troviamo a una noiosa lezione di qualsivoglia materia.....e il tempo non passa più, scorre a rallentatore come un conto alla rovescia. Per non parlare di quando siamo in estasi, nella situazione migliore di questo mondo, e il tempo mette il turbo e scappa via.
Abbiamo uno strano rapporto con il tempo, successione di momenti che dividiamo in presente, passato e futuro e di cui percepiamo soprattutto quello che è già scorso rispetto a quello che scorrerà. Già Seneca, filosofo e letterato romano, diceva che la parte di vita che viviamo è piccola, il resto è tempo, perchè c'è molta differenza tra il vivere a lungo e lo stare a lungo in vita; proprio per questo il tempo andrebbe ben custodito, perchè non sappiamo quando ci viene a mancare. Sicuramente il presente è breve, il futuro incerto e il passato sicuro e l' afferrare il presente sarà la sfida in cui ogni uomo dovrà imbattersi in vita propria.
E nella scrittura? Domina il tempo o lo spazio? Ci condizionano maggiormente, da studenti, le tre ore per scrivere un tema, tre ore che passano a ritroso fino ad annullarsi al suono della campanella definitiva, o il bianco del foglio ancora privo di segni e contenuti, uno spazio geografico che cerca un riferimento?
Il tempo insomma ci condiziona, nelle dimensioni pratiche e in quelle intellettuali, anche se diversamente scandito ma fortemente presente, e tutta la nostra vita è in relazione al tempo. Tempo del giorno e della notte, dell'azione e del riposo, della vita e della morte. Unica certezza è che il tempo c'è, indipendentemente da quanto possa condizionarci.
E voi, che rapporto avete con il tempo?

Simone Ariot