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domenica 3 aprile 2011
Tutto questo per un goal?

domenica 13 febbraio 2011
Egitto libero. E adesso?

Una storia durata trent'anni. Un regime che si immaginava infinito, un uomo che rappresentava l'Egitto in sè, e il sè nell'Egitto.
Proteste, piazze, morti, esercito, media, facebook. Sono il vocabolario degli scontri, la grammatica di una protesta durata poco più di due settimane e conclusasi come gli egiziani desideravano. Libertà nei volti dei ragazzi laureati che vendono frutta agli angoli delle strade, libertà nella voce di ragazze che sognano un occidente più vicino, libertà nelle speranze di quei genitori che hanno voluto investire nel futuro dei propri figli e che ormai avevano perso ogni speranza.
E adesso? Quale scenario si aspre?
Controllo straniero?
Gestione dell'Onu?
Intanto pare ci siano i generali. Già, i generali. Quegli stessi generali di cui Mubarak stesso faceva parte. I generali.
Il popolo sembra felice e speranzoso.
E adesso?
La storia parla chiaro, è come una scienza che attraverso numeri e statistiche dimostra come vanno quasi sempre le cose. Difficile individuare una realtà in cui dopo una rivoluzione della popolazione e un ritiro del suo leader, ci sia la capacità di prendere in mano le redini di una nazione e ripartire. L'Egitto non è Sao Tome e Principe, piccolo atollo caraibico con poche migliaia di abitanti. L'Egitto ha 4000 anni di storia e 80 milioni di abitanti, 18 dei quali raggruppati al Cairo.
E adesso?
Elezioni libere con quali candidati? diventerà un feudo americano o si accenderà la miccia del fondamentalismo islamico? L'Egitto è lì, con le sue contraddizioni e le sue difficoltà evidenti, in un continente che gli sta stretto e che lo condiziona. Ma è lì, nella morsa di una scelta manichea, nel rischio di ricadere domani stesso.
Ma intanto ci sono i generali. Si, i generali.
Gridare libertà con l'inconsapevolezza è facile. E’ legittimo. E’ auspicabile. Ma allo stesso tempo talvolta sconveniente. L'Egitto dimostrerà di potercela fare?
E adesso?