
Siamo in Egitto ma avremo potuto essere in Italia, Francia, Inghilterra o Messico. Cambiando la location il risultato non cambia, potrebbe dire un matematico. Perchè se è vero che il calcio è uno sport di massa, seguito da tutti senza distinzione di classe e ceto, è altrettanto vero che in questa arena chiamata stadio si manifestano spesso i comportamenti più lontani dallo sport, dai valori che dovrebbe trasmettere. In uno stadio Egiziano feriti e risse con inseguimenti dell'arbitro hanno aggravato di un ennesimo problema un paese che non dovrebbe aver voglia di averne altri. Eppure, la violenza negli stadi è all'ordine del giorno ed è triste notare che riguarda soprattutto lo sport nazional popolare italiano per eccellenza: il calcio.
E se si sprecano proposte di legge e corsi per diffondere nelle scuole le buone pratiche sportive, gli stadi di tutto il mondo continuano a mietere vittime (quando va male) e sprechi pubblici. Perchè forse nessuno ci pensa, ma mentre le città avrebbero bisogno delle forze dell'ordine per molte cose che non vanno, queste sono impiegate a calmare gli scontri allo stadio, a spese della collettività. Non so se ve ne siete mai accorti, ma provate a pensare quanti soldi pubblici sono impiegati solo per bloccare le tensioni alle partite di calcio, momento tra l'altro che dovrebbe essere caratterizzato dalla tranquillità e dalla felicità. Forse sono fuori moda nel pensarlo, ma non riesco proprio a comprendere perchè un essere umano debba sfogarsi in questo modo. Decine di ultras che non guardano nemmeno la partita, impegnati solo nell'organizzare lo scontro alla fine del match o nel mezzo. Intanto i calciatori guadagnano milioni, il lunedì le pagine dei quotidiani nazionali parlano più di calcio che di cronaca e giovani e meno giovani per lo più disturbati si trovano dentro un'arena per dar sfogo alle proprie frustrazioni. Io proprio non lo capisco. Che si trovino una donna e si divertano in un modo più sano.
Simone Ariot