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martedì 10 gennaio 2012

Ricordi sbiaditi




In Facebook circola questa immagine, e postandola sulla mia pagina mi sono trovato in pochi minuti decine di I like. Non c'è da chiedersi il perchè, in quanto ogni volta che si parla di qualcosa del passato si stimola la nostalgia, sentimento tanto instabile quanto diffuso, e si producono un'infinita serie di racconti del passato che si recitano soprattutto a sé stessi.
Non voglio parlare del passato in termini necessariamente nostalgici, e nemmeno lanciarmi in una pericolosa e saccente considerazione sociologica, ma semplicemente stimolare i ricordi, per ricreare il gioco silenziosamente proposto da questa immagine.
Ci sono state connessioni magiche, destini incrociati di oggetti o realtà, che se presi separatamente comunicano qualcosa e una volta uniti assumono una nuova, indissolubile, funzione? Ci sono storie d'amore tra piccoli e grandi aggeggi ( ma non solo aggeggi meccanici) che non riusciamo più a immaginare separati e che già ora, o tra qualche anno, saranno caduti nel dimenticatoio?

La cassetta e la matita usata per riavvolgere il nastro fuoriuscito è una sorta di topos irrinunciabile, che i nati tra gli anni 50' e 85' non possono nono conoscere. Ma ce ne sono altri. Molti altri. 

Comincio io, vediamo se indovinate, e vediamo se vi ricordate di altre combinazioni.









                                  







Sempre una penna protagonista, insieme ad un righello. Cosa mai diventeranno? Un allegro gioco, apprezzato soprattutto dai maschietti! L'avete indovinato?



Simone Ariot



lunedì 28 novembre 2011

Ci piace tutto, amiamo poco.


vs



Mi piace qualcosa.
Amo qualcosa.

Che differenza c'è?

Nessuna direbbero in tanti, solo una piccola variazione lessicale, una minima e inavvertibile sfumatura che scomoda solo i puristi della lingua.
E invece NO, e non ne facciamo una questione squisitamente linguistico-glottologica, ma filosofico- ideologica.
Perchè tra un "mi piace" e "amo" c'è una bella differenza.

Risulta difficile da spiegare e dimostrare, sequestrati come siamo da una terminologia di facebookiana memoria dove un I like non lo si nega a nessuno, ma oggi si è sempre più in preda ad una tendenza fastidiosa quanto diffusa che vuole, a tutti i costi, l'essere umano come animale apprezzante. Quasi si volesse ribaltare il noto aforisma cogito ergo sum di Cartesio in un aestimo ergo sum (apprezzo quindi sono), escludendo invece la possibilità di un ben più nobile (e faticoso) amo ergo sum. Forse perchè oggi easy is more, e pensare di amare qualcosa, per carità, sembra troppo complicato! Ci si trova quindi con 32.000 canzoni nell' iPod senza mai averne ascoltata una interamente, 4999 amici in Facebook,  collezioni di biglietti Ryanair  da poterli mettere uno dopo l'altro e camminarci sopra facendoci il giro del mondo, ma non essere mai, nemmeno una volta, usciti dallo stereotipo del tour organizzato del paese ospitante. Ma le canzoni non le ascoltiamo certamente tutte, ma solo per una ventina di secondi, così come con le persone. Un amico è su Facebook, ma non lo conosciamo veramente. Non sappiamo riconoscerlo per strada, ad una certa distanza, non ne conosciamo i gusti preferiti, non prevediamo le sue battute.
E ciò che c’è intorno non aiuta. Non  aiuta per la velocità con cui arriva e se ne va, non aiuta perché tutto diventa vecchio e superato. Invece per amare qualcosa bisogna prendersi del tempo, avvicinarsi magari con lentezza, osservare da diverse angolazioni. Ma oggi, oggi no, non si può, altrimenti si corre il rischio di perdersi a sognare, sganciati dal mondo che corre avanti a tutta birra, capace di illudere della sua consistenza, incapace di essere amato. Ma solo apprezzato.

Simone Ariot